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Le News dai Blog in tempo realeOlivetti torna ai pcI nuovi notebook e netbook dell'Olivetti, fabbricati dalla Gigabyte come ha spiegato Nòva nel numero scorso (video), sono speciali per design e servizi di sicurezza e cloud, ma vorrebbero essere il preludio di uno scatto innovativo dell'azienda del gruppo Telecom Italia.
Ieri, l'amministratore delegato Patrizia Grieco ha sottolineato l'opportunità offerta dai nuovi pc per un'azienda e un gruppo che cercano di accelerare l'innovazione e aumentare la capacità di generare valore aggiunto. E ha puntato molto sulle possibilità di sviluppare anche per Olivetti un sistema di apps, tagliate però non per il consumatore ma per l'impresa, piccola in particolare. Perché un ecosistema di apps parta occorre che il parco installato sia significativo. E perché il parco installato sia significativo occorre che ci siano delle apps attraenti. Che cosa potrebbe avviare il circolo virtuoso? Si deve pensare ai punti di credibilità dell'iniziativa: - i pc sono buoni e il prezzo conveniente - i servizi sono basati su datacenter significativi (quelli della Telecom Italia sono buoni candidati a esserlo) - il marchio è sempre attraente - la rete di dealer e collaboratori è ancora viva e si può riattivare - la conoscenza delle piccole imprese, nel gruppo che propone questa nuova offerta, è profonda. I punti di debolezza sono concentrati sulla estrema competitività del settore e sulla difficoltà di trovare un equilibrio tra gli standard tecnologici che sono stati scelti per produrre l'offerta e le peculiarità tecniche che quell'offerta dovrebbe portare con sé. Inoltre, non è detto che la Telecom Italia riesca a puntare con decisione e concentrazione di sforzi su questa nuova avventura, che peraltro potrebbe effettivamente rivelarsi importante. Il valore aggiunto della vecchia telefonia è in ribasso e il nuovo valore aggiunto si può trovare proprio nell'innovazione tecnologica, preludio di innovazione nei servizi. Ma occorre focalizzazione e strategia forte, in un settore nel quale nessuno se ne sta tranquillo a guardare... Categorie: Blog
Pew: no news sui modelli di business per newsPew fa conoscere la sua ricerca sullo stato dell'arte nell'economia delle notizie giornalistiche. I dati sono superinteressanti. La ricerca di nuovi modelli di business appare ormai avviata e, un po', avvitata. La pubblicità resta la soluzione preferita ma non basta. Le altre soluzioni restano sperimentali. Non si sono ancora grandi movimenti sul fronte dei notiziari a pagamento online. (Pew)
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A Steve Ballmer non far sapere...Se c'è una cosa che non sopporta, Steve Ballmer, è vedere uno dei suoi dipendenti con in mano un iPhone. Se uno dei suoi dipendenti lo fotografa con un iPhone, poi, va fuori dei gangheri... (Wsj)
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Apps: iPhone > FacebookL'iPhone come piattaforma di utilizzo e accesso ad applicazioni è più grande di Facebook. E questo nonostante che Facebook abbia 400 milioni di utenti e iPhone no. Deve essere un riflesso della straordinaria differenza di approccio che c'è tra chi è davanti a un computer e chi ha in mano un cellulare. (Gigaom)
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Niente web nè tecnologia in TVInternet e le nuove tecnologie stanno cambiando sempre di più le nostre abitudini. Ogni giorno nascono nuovi servizi on line e vengono messi in commercio gadget tecnologici sempre più sofisticati. Eppure la televisione generalista sembra essere estranea a questo mondo. Non vi è alcuna trasmissione in Italia dedicata alla materia, fatta eccezione per Neapolis, in onda (ancora per poco sembra) su Rai 3. Al momento non mi viene in mente alcun motivo plausibile. A voi? Categorie: Blog
Personal Branding, il libro italianoSono proprio contento che sia in stampa e prossimo ad essere distribuito un libro a cui tengo molto. Si tratta di Personal Branding di Luigi e Tommaso, per la collana di cui sono curatore. Categorie: Blog
Economia della santitàAnche la santità - per come è definita dalla Chiesta Cattolica - si può studiare con approccio "scientifico", o per lo meno, con uno spirito laico, da scienziati sociali. Del resto, queste cose, divertono molto gli anglosassoni. (Ne sorride appunto anche Marginal Revolution).
Economics of Sainthood è una prima investigazione condotta da Robert J. Barro e Rachel M. McCleary di Harvard, con Alexander McQuoid di Columbia. Ecco come gli autori introducono il loro paper: Saint-making has been a major activity of the Catholic Church for centuries. The pace of sanctifications has picked up noticeably in the last several decades under the last two popes, John Paul II and Benedict XVI. Our goal is to apply social-science reasoning to understand the Church's choices on numbers and characteristics of saints, gauged by location and socio-economic attributes of the persons designated as blessed. (Si leggono tra l'altro diversi aspetti della storia del processo di canonizzazione. Per esempio si trova che la canonizzazione è sottoposta ufficialmente all'autorità esclusiva del Papa solo nel 1234. In precedenza era stata un'attività piuttosto decentrata: se ne occupavano direttamente i stessi vescovi. Il processo di accentramento avviene a partire dalla fine del primo millennio. Ma continua a tener conto delle esigenze e delle informazioni che arrivano dall'organizzazione decentrata della Chiesa). Gli ultimi due Papi hanno aumentato molto, dicono gli autori, lo stock di beati e santi. L'ipotesi che gli autori propongono per spiegare questo fenomeno è la competizione della chiesa cristiana evangelica. Categorie: Blog
Rinnovamento DiggDigg si rinnova, si apprende a SXSWi. Se ne può sbriciare un'anteprima. E si sa che ci sarà un benaccetto miglioramento nel sistema di pubblicazione: si farà in un solo click. Di certo, Digg doveva darsi una mossa di fronte al crescente successo di servizi che non fanno la stessa cosa ma coprono in parte lo stesso spazio come Twitter. (Mashable)
Intanto, Instapaper aggiunge una feature: si possono bookmarcare le pagine (per esempio articoli di giornale) da leggere senza in seguito anche via mail. (Steve Rubel) Categorie: Blog
Talvolta il cambiamento non è divertenteUno dei tagli più frequenti nei giornali americani in crisi è il taglio delle strisce a fumetti. I comics sono di solito "syndicati" e compaiono su molti giornali nello stesso giorno. Ma ugualmente sono un costo significativo per le singole testate. The Star-Ledger of Newark, N.J. ha detto ai lettori che riducendo la sezione dei comics potranno risparmiare 300mila dollari all'anno. I disegnatori di B.C. dicono che negli ultimi tempi il numero di giornali che non rinunciano alla loro striscia è diminuito del 5% all'anno. (ABCnews)
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Ma sei scemo?Galen Gruman su PcWord dice che bisogna essere un poco fessi per prenotare l’iPad adesso. Remember, the same thing happened with the iPod Touch, Apple’s iPhone-based PDA. The first-generation iPod Touch could play only a few sounds and even then only at a whisper, so its calendar alarms and new-email alerts were useless unless you wearing its earphones. You couldn’t change the volume without using the touchscreen — a real issue when driving, jogging, or carrying groceries. There was no microphone, so you couldn’t take voice memos or use services like Skype. (Apple even blocked external microphones from working on it!) Despite Apple making sure each iPhone OS revision has continued to support the first-generation iPod Touch, those hardware limits remain in the actual devices. You can bet that similar types of issue will be discovered in the first iPad. Categorie: Blog
Anteprima Punto InformaticoContrappunti su Punto Informatico di domani. *** Nelle ultime settimane anche in Italia si è iniziato a parlare di Chatroulette, sito web inventato da Andrey Ternovskiy, studente moscovita diciassettenne, che sull’onda del grande brusio mondiale causato dalla sua “invenzione” è rapidamente migrato negli USA alla corte dei capitalisti di ventura interessati a monetizzare la sua creazione. In realtà Chatroulette più che una idea capace di generare denaro in rete sembrerebbe una perfetta metafora della rete stessa. Quel semplice, primitivo sito web racconta la stessa Internet che abbiamo imparato a conoscere molti anni fa quando ci aggiravamo sperduti sui newsgroup della gerarchia alt.* . Trasmette le medesime sensazioni che provavamo navigando dentro l’immensa libreria dei file condivisi sul primo Napster. Riporta alla mente quel senso di sperduta curiosità che ti coglieva visitando a caso indirizzi di siti web improbabili trovati sulla prima directory di Yahoo o pescati dall’elenco delle “case” su Geocities. Molto di questo affascinante caos, capace di scatenare grandi curiosità ed enormi perdite di tempo, gli attuali navigatori della rete non lo hanno mai conosciuto. Sono arrivati su Internet più tardi, quando il web aveva ormai acquistato una propria minima ordinaria normalità, quando gli angoli erano stati opportunamente smussati ed i contenuti al limite di una teorica gradazione del possibile espulsi od isolati in luoghi difficilmente accessibili. Quello che Chatroulette racconta è invece la declinazione della rete Internet prima della sua naturale svolta sociale. Per queste e per molte altre ragioni Chatroulette è un sito affascinante, terrificante ed inutile, lontanissimo da qualsiasi speculazione economica: gli investitori interessati ai suoi milioni di contatti in grande ascesa, sono gli stessi che avevano grandi idee per cavar soldi da Napster e ciò a cui probabilmente assisteremo nei prossimi mesi sarà la necessaria trasformazione di Chatroulette in qualcosa d’altro, qualcosa di più adatto a grandi audience, di più politicamente corretto. Con la sua trasformazione spariranno o si attenueranno molto anche gli aspetti che lo rendono nuovo, diverso ed affascinante. Perché oggi da quelle webcam collegata a Internet arriva di tutto: in pochi minuti passiamo dai ragazzini riuniti in una stanza nel loro pomeriggio texano, al giapponese dai capelli improbabili, dalla ragazza asiatica con gli occhiali da intellettuale ad una mandria enorme di esibizionisti seminudi con la telecamera eternamente puntata sulle parti intime. C’è la cam che riprende qualcuno che sta lavorando al computer e quella indirizzata verso una parete bianca, chissà dove dall’altra parte del mondo, mentre l’audio trasmette death metal a tutto volume. In qualche decina di minuti passati a spingere F9 (il tasto con cui si sceglie di ritentare la fortuna collegandosi con un nuovo straniero sconosciuto) più che alla chat si assiste al trionfo dell’immagine. Le persone prima di tutto si guardano e si ascoltano, si intravedono scenari familiari, mobili sullo sfondo di un appartamento che potrebbe essere ovunque, probabilmente in Asia. Senza sforzo ognuno di noi su Chatroulette ricostruisce una propria piccola planimetria del mondo emerso: non è strano che il risultato non sia sempre entusiasmante. Questa antropologia delle piccole cose, che è il risultato maggiormente rilevante di questo esperimento, e questo sguardo trasversale che ne ricaviamo, sono possibili esclusivamente per il fatto che ci riferiamo ad un luogo per ora escluso dalle regole formali a cui siamo abituati. E che prossimamente – c’è da crederci – solleverà l’ira scandalizzata di censori e guardiani del decoro pubblico. Perché oggi non esiste controllo sociale su Chatroulette, il maniaco e l’adolescente vengono casualmente avvicinati in una pagina web, possono parlarsi ed entrare in contatto, perchè non esiste alcuna autenticazione in ingresso (ed anzi nonostante questo ipotetico assoluto anonimato, utilizzando gli IP del sito, qualcuno è riuscito a creare chatroulettemap.com che apre ulteriori finestre di incertezza sulla privacy degli utilizzatori) e perché, soprattutto, non esiste alcun meccanismo che consenta, anche a posteriori, di controllare i contenuti diffusi sul sito. Anche il denunciante con le mani che prudono, salito sul gradino più alto della sua scaletta per intravedere, scandalizzandosi, la vicina di casa del palazzo di fronte nuda a casa propria, non avrà purtroppo nulla da poter denunciare. Semplicemente non siamo più abituati a nulla del genere e non saprei davvero dire se si tratti di un bene. Nel frattempo, finché dura, Chatroulette è un involontario e gigantesco racconto del mondo nelle sue tante sfumature. Forse sono troppe, oppure forse no. Magari dateci una occhiata disincantata, finché siete in tempo. Categorie: Blog
Progresso e caosLa missione Apollo, quella che portò negli anni Sessanta gli astronauti sulla Luna, è costata al valore attuale 140 miliardi di dollari.
Enorme. (Lo raccontava la guida del Museo della Scienza di Milano). Allora si spendevano per il progresso tecnologico. E per la gara con i sovietici. Oggi si spendono per la guerra in Iraq e per salvare le banche iperspeculative, lobbistiche, americane. Allora si spendevano in vista di una prospettiva. Oggi si spendono per tenere sotto controllo il caos. Categorie: Blog
Allargare l’orizzonte
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Sul suo regno non tramontava il giubbotto
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Coram PopuloLo ha detto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un videomessaggio trasmesso dal Tg4
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Una data quasi storica
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ah, il nuovo eBay!E’ più semplice. Vero, ma non funziona. Con Opera, passano i minuti senza che mi carichi la foto del prodotto. E’ così pesante? Cambio foto. Niente. Passo a Chrome: non mi apre neppure il pop-up per l’upload della foto. Ancora i pop-up? Eh, già. Con Firefox è tutto ok, ma quante persone avrà eBay che testano il sito e la compatibilità coi browser? Categorie: Blog
L'autoritarismo contrattaccaInternet non è più da tempo il territorio libero dei dissidenti nei paesi autoritari. E' anche un luogo di repressione e di contrattacco comunicazionale. Ne parla Reporters sans Frontières in un articolo allarmato per i recenti sviluppi di questa tendenza.
Come dice sempre Evgeny Morozov, i dissidenti non vincono solo sulla base della tecnologia internettiana. Perché quella può essere usata anche contro di loro. Vincono se non sono lasciati isolati. E se sono aiutati a difendersi e a difendere la libertà di espressione. Non si può essere ambigui su queste questioni. E qualcosa si può fare con senso pratico e spirito non violento (su Nòva qualche spunto; un contributo di Alessandro Lanni). Categorie: Blog
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