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Banking & Social: network or not?

Aghenor di Stefano Vitta - Ven, 2010-09-03 09:33

Il 16 Settembre si svolgerà un incontro organizzato da Webank per discutere di banche e social network. La partecipazione è libera e gratuita previa registrazione.

Ai relatori viene chiesto di stimolare la discussione con una breve traccia sul rapporto tra aziende e social network, in particolar modo all’interno del mondo bancario.

La traccia di descrizione dell’evento si apre con una domanda sulla quale il mio ambiente professionale sta ragionando già da qualche mese (almeno io lo sto facendo).

Tutti la vogliono, tutti la chiedono, tutti la sognano ricca di interazioni. E’ la pagina su Facebook. Ma anche l’account su Twitter, il profilo di FriendFeed, il canale su YouTube. Adesso però è il caso di chiederselo: ma le aziende hanno davvero bisogno dei social media? E in che misura?  Dove finisce il mero presenzialismo per lasciare spazio alla relazione?

Dopo due anni di pressing continuo sulle aziende affinché partecipassero alla complessa rete di relazioni dei social network è giunto il momento di fare i conti con i risultati effettivi.

Molti professionisti della comunicazione ed agenzie  hanno promosso la corsa verso Facebook dimenticandosi di specificare al cliente di che tipo di corsa si trattasse. Così, oggi in rete, vediamo molti progetti col fiato corto per aver affrontato una maratona senza un adeguata preparazione ed una strategia a medio e lungo termine.

Obiettivi comuni, storie da raccontare e collegamenti orizzontali sono alla base del modello di relazione. Spesso le aziende non hanno nel proprio DNA la capacità (o la possibilità) di proporre tali ingredienti o la qualità degli stessi non è abbastanza buona da sopportare “l’usura del tempo” (che nelle relazioni tende all’infinito).

Venendo al tema specifico del mondo bancario, chi scrive ha l’esperienza nel settore pari a quella di chiunque abbia aperto o chiuso un pò di conti svolgendo normali operazioni (il lavoro svolto per Banca Intesa ha avuto poco di bancario).

Personalmente ritengo i social network un’opportunità profittevole per le banche  per l’enorme possibilità di ascolto che offrono.

Ascolto inteso come:

  • capacità di risolvere dubbi e perplessità (possibilmente nel momento stesso in cui vengono espresse) degli utenti sui complessi strumenti finanziari; promuovere la trasparenza.
  • possibilità di offrire soluzioni specifiche capaci di risolvere  le necessità del territorio inteso come ambito operativo della singola filiale; partecipare attivamente alla vita sociale.

I social network sono strumenti utilizzati dalle persone che, però, esistono e vivono nel mondo reale. Ne parliamo il 16…

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Che schiava di Roma iddio la creò

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Ven, 2010-09-03 06:08

Venti anni fa, prima di Tangentopoli, Milano amava riempirsi la bocca dicendo che avrebbe organizzato le Olimpiadi del 2000. Poi, Tangentopoli, appunto, e er Giubileo, e il Sindaco Gabriele Albertini che, giustamente, si lamenta di come i soldi vengano stanziati per Roma – e per un avvenimento di uno Stato estero, oltre che nemico, dico io – e non per Milano. Passano gli anni.

Milano invecchia. Cinque anni fa, Londra batte Parigi, Madrid, Mosca e New York e vince le Olimpiadi del 2012. Nel 2009, Rio de Janeiro batte Madrid, Tokio e Chicago e organizzerà le Olimpiadi del 2016. Per quelle del 2020, si candidano metà delle città della Penisola, in uno spettacolo veramente farsesco e deprimente. Ventinove mesi fa, Milano batte… Smirne o Izmir che dir si voglia.

Dopo 29 mesi in cui l’unica cosa che succede sono i litigi fra Comune, Provincia, Regione e Governo – tutti dello stesso colore, tranne la Provincia all’inizio, tra l’altro – adesso si scopre che forse non ci sono i soldi, e che forse non se ne fa nulla, che forse Izmir, questa città balneare turca, ci viene incontro e ci salva, per modo di dire, da una figuraccia oltre ogni immaginazione.

Ma come non ci sono i soldi? Cazzo, l’Expo dovrebbe costare in tutto 10-11 miliardi di Euro, ovvero una frazione di quanto hanno speso per quello del 2010 a Shanghai. A dare retta a quanto scrive Luca Ricolfi – e altri dicono di più – ogni anno 50 miliardi di Euro lasciano il Nord Italia a direzione Sud, e metà di questa cifra arriva dalla Lombardia. Non ci sono i soldi. Tu sai per chi voterò.

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Pastiglie dei freni a posto?

Manteblog di Massimo Mantellini - Gio, 2010-09-02 21:05

Mentre Associated Press torna sui suoi passi e riallaccia i rapporti con Google, gli inserzionisti pubblicitari fuggono dal sito del Times (che dopo essere passato a pagamento ha perso buona parte dei suoi visitatori abituali).

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Cominciamo male

Manteblog di Massimo Mantellini - Gio, 2010-09-02 20:33




Quindi secondo te caro Ping dovrei diventare amico di Lady Gaga?

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Google il gelataio

Pandemia di Luca Conti - Gio, 2010-09-02 19:50

Un po’ inquietante, non trovi?

via Screenwerk

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Web sociale e business locale

Pandemia di Luca Conti - Gio, 2010-09-02 19:36

Nelle ultime settimane qui da Montreal (Canada) ho avuto il piacere di scrivere due lunghi articoli per Il Sole 24 Ore e Nova 24. Il tema è quello del web sociale legato al business locale. Un tema destinato a crescere in interesse e giro d’affari. I due articoli si trovano online e li ripropongo a chi li avesse persi.

Il web punta sui mercati locali

La rete della porta accanto

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I giornali italiani online e il Web 2.0

Pandemia di Luca Conti - Gio, 2010-09-02 19:32

Ricordi? Nell’agosto del 2006 feci una ricerca sui giornali italiani online e gli strumenti del Web 2.0, applicando la stessa metodologia di una ricerca americana, prendendo come riferimento i 50 giornali più diffusi in Italia.

Roberta Bertero ha ripreso i siti dei 50 giornali più diffusi oggi, 2010, e ha provato a vedere quali passi avanti sono stati fatti.

I dati della ricerca sono online e ne consiglio vivamente la lettura.

Quotidiani online in Italia

Via Pasteris

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Con tutto il rispetto: Scalfari riscrive il senso di Baricco

Luca De Biase - Gio, 2010-09-02 14:52
In sintesi: la discussione Baricco-Scalfari non riguarda la rete né la cultura internettiana. E' un dibattito interno al mondo intellettuale tradizionale. Ma può dirci qualcosa dell'evoluzione del senso nel contesto al quale internet partecipa. Vediamo che cosa è successo, imho.

Eugenio Scalfari, sulla Repubblica di oggi, ha commentato il pezzo di Alessandro Baricco, uscito il 26 agosto su Wired e Repubblica. (Se ne parlava anche qui). Ha negato, Scalfari, che Baricco possa autoproclamarsi "barbaro" e che peraltro la "superficialità" della quale Baricco parla in opposizione alla "profondità" sia barbarica. Scalfari suggerisce che in realtà la nostra non sia l'epoca dei barbari ma degli imbarbariti. E che il futuro barbarico, costruttivo, non sia ancora arrivato, né che sia possibile il suo arrivo in pochi decenni.

E' un dibattito divertente. Anche se del tutto spiazzato. In realtà, Baricco non aveva scritto di essere un barbaro. Anzi, per la verità, in una edizione delle VeniceSessions aveva forse alluso alla possibilità di essere uno dei custodi della memoria sedimentata nella nostra civiltà. Comunque, in sostanza, questo non è troppo in contrasto con quanto scriveva il fondatore di Repubblica: Baricco può essere più simile a Scalfari che a un barbaro.

Scalfari poi introduce il tema degli imbarbariti. E parte per la sua tangente. Nella quale tutti leggono la sua critica all'attuale classe politica italiana. Avesse parlato di "decadenza" avrebbe chiuso il cerchio con la sua metafora. E' la civiltà decadente che apre le porte ai barbari ma certamente non coincide con i barbari. E aggiunge Scalfari tra il decadimento di una civiltà e l'avvento di una nuova civiltà barbarica passa più tempo di quanto non pensi Baricco.

La ricostruzione del senso, del quale avvertiamo la crisi, è però un tema urgente. Per questo parliamo di queste questioni.

E dunque. I barbari vengono da un altro pianeta intellettuale. Scalfari e Baricco sono di questo pianeta. Anche se come tutti i sinceri intellettuali cercano di capire che cosa sta succedendo. Il problema è che le categorie del senso delle quali sono portatori sono tradizionali: sopra, sotto, profondità, superficialità. C'era una volta il senso che ci sovrasta come un dio. Oppure c'era una volta la verità che sta sotto l'apparenza. E c'era una volta il bisogno di superare ciò che si vede stando in superfice. Sopra e sotto. Gerarchia.

Nel pianeta della rete non c'è un granché di alto e basso. C'è collegamento. complessità, regolarità emergenti, narrazioni che connettono i punti...

Non sappiamo dire se il senso emergente con queste narrazioni sia alto o basso perché non è in un contesto gerarchico. Sappiamo che viviamo quel senso quando interpretiamo il nostro gioco di nodi e collegamenti. Sappiamo leggere i collegamenti come elementi di narrazioni e interpretazioni. Navighiamo nella rete e cerchiamo di tracciare una rotta. Imparando dagli errori. E costruendo visioni. Per verificarle con l'azione.

ps. Mi hanno chiamato da Wired.it per un commento. Attualmente il sito non è raggiungibile. Ma sarà bene riprovare per leggere quello che il magazine ha scritto.
pps. Ora è online. Grazie all'autrice di quel pezzo. Anche se a leggere quello che ha scritto, temo di poter dire che probabilmente non mi ero spiegato bene...
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Hobby Apple Tv: non ha un palinsesto sociale

Luca De Biase - Gio, 2010-09-02 14:31
Steve Jobs ieri ha parlato della Apple Tv come di uno hobby. Perché il sistema televisivo non reagisce come quello della musica all'impatto di internet. E quindi Apple non ha lo stesso impatto che ha avuto nella musica.

Il sistema iPod-iTunes ha cavalcato l'onda della musica in mp3, razionalizzando un po' il rapporto tra la vendita di brani e internet. Il risultato è stato quello di ricreare un modello di business che il peer-to-peer stava mettendo in discussione. Ma contribuendo a mettere in crisi la logica dei cd: tante canzoni in bundle non avevano senso in un mondo in cui si compra il singolo brano.

Nella televisione, il bundle è fatto dai network che riescono a tenere il pallino della programmazione e del modello di business (pubblicità o abbonamento). Le reti mantengono il controllo del palinsesto, della linea editoriale, della selezione dei programmi da mandare in onda. Nel frattempo le grandi innovazioni avvengono all'interno della logica televisiva, con l'aumento vertiginoso delle reti e dei canali e con la progressiva distinzione tra la produzione di programmi e la rete che li mette in onda.

Internet in questo processo ha eroso l'audience ma non ha messo in crisi il sistema. Per ora.

Il problema del palinsesto è che costruisce un luogo di aggregazione, anche se passivamente accettato dai telespettatori. E Jobs dice che quella passività è un desiderio delle persone che scelgono di guardare la tv. Quindi per adesso regge dal punto di vista sociale. Anche se tecnologicamente e organizzativamente è messo in discussione: i programmi possono sempre più chiaramente essere intesi come singoli brani che sarebbe possibile unbundle, separare, dal pacchetto che li contiene (la rete). E la quantità di reti in concorrenza potrebbe spingere gli spettatori a superare la logica dello zapping casuale per costruirsi un palinsesto personale. In questo senso Apple Tv che propone di affittare può alimentare la tendenza. Ma non può determinarla o accelerarla più di tanto, proprio perché non risponde all'esigenza di aggregazione cui le reti riescono ancora a rispondere.

Solo un'eventuale grande crisi delle reti potrebbe mettere in discussione il sistema. In una eventuale crisi del genere, gli spettatori perderebbero il luogo di aggregazione, che a quel punto si potrebbe riformare sui social network (come Apple tenta di fare con Ping nella musica). Sta di fatto che una crisi del genere per ora non si vede: si vede un'erosione della centralità dei palinsesti principali che è ben lontana da essere diventata un crollo verticale.
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Le muraglie che rischiano di dividere il web

Luca De Biase - Gio, 2010-09-02 12:41

Raffaele Mastrolonardo segnala che l'Economist esce domani con una copertina dedicata ai rischi che corre la struttura aperta del web. Dagli attacchi alla net neutrality alla sua assenza completa nel mondo dell'internet mobile, dalla Cina alla intromissione censoria di molti altri governi, dalla crescita di nuove piattaforme chiuse alle conseguenze di una domanda montante di difese contro l'utilizzo spregiudicato che alcune aziende fanno della tecnologia per conoscere i comportamenti degli utenti invadendone la privacy...

Contro le muraglie che rischiano di dividere il web, abolendone la tradizionale apertura e frenandone la straordinaria innovatività, non vincono le posizioni integraliste, ma quelle che riescono a dimostrare come la qualità culturale, economica e pratica di un ecosistema ricco di diversità è più elevata di quella che si determina in un mondo fatto di piccoli giardinetti chiusi.

Lo standard pubblico aperto e neutrale è la sola garanzia per una struttura talmente innovativa che può continuamente generare soluzioni ai problemi che incontra, oltre che dare spazio a grandi visioni e concorrenziali implementazioni. All'interno di un mondo così aperto, non c'è nulla di male che qualcuno scelga di ritagliarsi dei mondi chiusi. Perché accanto a questi ci sarà sempre la possiblità di svilupparne altri più aperti.
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Ping fa discutere

Luca De Biase - Gio, 2010-09-02 09:48
Robert Scoble non ci trova Madonna e i Black Eyed Peas. Altri non capiscono come cercare amici. Altri ancora dicono che funziona solo nei paesi dove funziona iTunes. Insomma, Ping, il nuovo social network musicale della Apple, fa come minimo discutere.

Riflettendoci, forse è più un miglioramento di iTunes che un sistema per fare direttamente concorrenza a MySpace o altri. Anche perché non viaggia nello stesso spazio economico: i primi sono fatti per raccogliere tanta pubblicità, questo è fatto per fare marketing di brani da comprare su iTunes.

Naturalmente, una certa concorrenza ne verrà fuori. Anche perché iTunes ha una base installata molto importante (160 milioni di utenti potenziali).
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Siamo tutti una rete

Alessandro Longo - Gio, 2010-09-02 09:31

Ormai è conto alla rovescia per la trasmissione del 4 settembre, “Cosmo, siamo tutti una rete”, diretta da De Biase. Tutti noi ci auguriamo che sia solo l’inizio di uno spiraglio di innovazione che penetra nella tv italiana.

Affermare che siamo tutti una rete, poi, è una constatazione e una provocazione al tempo stesso. E’ evidente a chi non sia in malafede: siamo collegati. Ma siamo ina una società che ci spinge a considerarci come monadi. Allora ripetiamolo, siamo tutti una rete…

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iNoleggio

Manteblog di Massimo Mantellini - Mer, 2010-09-01 21:48




L’aspetto per conto mio più interessante della messa laica di Apple di oggi è quello della continuità verso la nuvola. La nuova Apple TV non ha disco, il suo modello di business è interamente basato sul noleggio e sulla visione istantanea. In questo caso less non è more ma è comunque un destino segnato.

p.s. Chris Martin suona il piano peggio di me.

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Novembre, il mese in cui la stampa esce dall'iPad

Luca De Biase - Mer, 2010-09-01 18:30
La stampa è entrata nell'iPad grazie a centinaia di giornali e riviste che hanno fatto la loro app. In novembre uscirà dall'iPad. Perché con la versione 4.2 dell'iOS prevista appunto per novembre gli iPad saranno capaci di stampare, via wifi.

Le notizie che vengono fuori dalla presentazione che Steve Jobs tiene in questo momento sono al solito molte. Eccole via Engadget. Certo, alcune sono ben più rilevanti della possibilità di stampare. Anche perché è diventato essenziale imparare a stampare solo l'essenziale.

Nel frattempo, Jobs ha raccontato di Ping (il nome non è nuovo...), una sorta di social network musicale... Parte con un'enorme base di utenti già pronta (160 milioni di utenti potenziali). Sarà da vedere... (Intanto si può seguire quello che sta ascoltando Lady Gaga).

E ha finito con "one more thing" o meglio "one more hobby": AppleTv. "Abbiamo imparato che i possessori di appletv non vogliono video amatoriali, ma entertainment (film e show professionali); non vogliono un altro computer...". La nuova AppleTv consente di affittare shows a 99 centesimi. E offre i prodotti di Abc e Fox. Più Netflix, YouTube, Flickr... E poi si può stream quello che hai nel computer direttamente nella televisione.

Massimo Banzi dice su Twitter: "peccato che sia un walled garden". Molto ben disegnato, però. No? Risponde: "Il trucco è usare degli Interaction Designers prima di scrivere il codice, non alla fine come fanno gli altri :)". E ha ragione!
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Il senso di Scribd

Luca De Biase - Mer, 2010-09-01 17:23
Robert Scoble intervista Trip Adler di Scribd, la piattaforma di social publishing...


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Ogni giorno, in media, 10,8 milioni di italiani sono online

Luca De Biase - Mer, 2010-09-01 16:52
Arrivano i dati Audiweb sull'uso di internet in Italia.

In luglio 2010, ben 23,8 milioni di italiani hanno usato il web (quasi il 10% in più rispetto al luglio 2009). Nel giorno medio navigano 10,8 milioni di persone (un incremento del 3,8%): 6 milioni di uomini e 4,8 milioni di donne. Nel Nord-Ovest, l'area a massima concentrazione dell'uso di internet, sono 3,3 milioni nel giorno medio. Gli utenti attivi nel giorno medio stanno online un'ora e 28 minuti. Più al lunedì (11,7 milioni per un'ora e 34 minuti), meno nel weekend (9 milioni per un'ora e 22 minuti).
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Corso di hacking per giornalisti

Luca De Biase - Mer, 2010-09-01 16:42
Cory Doctorow segnala la nascita di un corso pensato per giornalisti che vogliono conoscere le tecniche di ricerca e sperimentazione digitale.

Riflessione. Le redazioni erano fatte di competenze testuali e grafiche. Ora quelle competenze cambiano. Su tre grandi linee evolutive: narrazione, design, software.

A queste competenze contenutistiche, poi, Jeff Jarvis suggerisce di aggiungere quelle "imprenditoriali". O almeno propone un corso per giornalisti che vogliano acquisirle.
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Tarocchi padani

Manteblog di Massimo Mantellini - Mer, 2010-09-01 15:47

La Padania di oggi ha una foto in prima pagina dove l’uso di photoshop è stato appaltato ad un bambino delle elementari.

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Flash Berlus

Manteblog di Massimo Mantellini - Mer, 2010-09-01 14:10




(Isola Virtuale su FF)

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Questo è il cammino

Manteblog di Massimo Mantellini - Mer, 2010-09-01 13:17




Amedeo Balbi, nostro astrofisico di riferimento, ha tratto dalle sue pillole “Vite di Astronomi” pubblicate sul suo blog, poi circolate come ebook e qui sovente riprese, un libro che uscirà per De Agostini il 16 settembre prossimo. Tutto molto bello.

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