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BlogsSulla superficieOggi Alessandro Baricco ha pubblicato su Repubblica una postilla al suo racconto “I Barbari” (piccolo saggio bello e poco noto che vi consiglio di leggere). La tesi che il senso dele cose risieda sulla superficie e non in profondità ha un numero molto ampio di analogie con World of ends (piccolo saggio molto bello e poco noto che vi consiglio di leggere). Sulla carta, i rischi erano enormi, ma va ricordato che la superficie è il luogo della stupidità solo per chi crede nella profondità come luogo del senso. Dopo che i barbari (cioè noi) hanno smascherato questa credenza, collegare automaticamente superficie e insignificanza è diventato un riflesso meccanico che tradisce un certo rincoglionimento. Dove molti vedevano una semplice resa alla superficialità, molti altri hanno intuito uno scenario ben differente: il tesoro del senso, che era relegato in una cripta segreta e riservata, ora si distribuiva sulla superficie del mondo, dove la possibilità di ricomporlo non coincideva più con una discesa ascetica nel sottosuolo, regolata da un’élite di sacerdoti, ma da una collettiva abilità nel registrare e collegare tessere del reale. Non suona poi tanto male. Categorie: Blog
Organizziamoci
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distopie di cartaTi ricordi di coloro che, anni fa, ci mettevano in guardia riguardo al possibile rischio di un sistema di informazione digitale in cui ognuno di noi si sarebbe scelto solo l’informazione che voleva, e il punto di vista che preferiva, e avrebbe iniziato a vivere in un mondo in cui pensava che tutti la pensassero come lui, o forse addirittura che dovessero per forza pensarla come lui? Ecco, quel mondo era di carta. Benvenuto a La Repubblica. O Il Giornale. O La Padania. Categorie: Blog
Like tears in the rainCategorie: Blog
Toccare con manoAlberto Cottica sul perchè i dati pubblici sono importanti: La seconda operazione è stata fatta dalla Ragioneria Generale dello Stato. Qui i dati sono davvero sugosi: i bilanci preventivi e consuntivi e i trasferimenti alle ammministrazioni regionali e locali 2007-2010. Per capire davvero la discussione sui famosi tagli di bilancio, non c’è niente di meglio di scaricarsi i dati e giocarci un po’, magari producendo qualche bel grafico colorato. La RGS fornisce anche una guida alla costruzione di tavole di sintesi usando Excel. Categorie: Blog
Cosmo, siamo davvero tutti una reteGli amici in rete si sono accorti che il 4 settembre, in prima serata, andrà in onda Cosmo, un programma televisivo realizzato da Gregorio Paolini e la sua Hangar per RaiTre. Ne sarò il conduttore. (Grazie a Mante, Michele, Dario... e poi a Idenditag e a tanti tanti amici che ne hanno scritto in mail, twitter, facebook...).
Per uno che si mantiene agli studi lavorando nella carta stampata e nel web, partecipare alla realizzazione di una trasmissione tv è un'esperienza istruttiva (e grazie al Sole 24 Ore che mi consente di fare anche questo). Ne avevo scritto un paio di note. Ma forse vale la pena di condividere qualche altra impressione. La prima impressione è la clamorosa qualità del lavoro di Hangar. Decine di persone si attivavano come un coro supercoordinato nello studio, alternando la frenesia dei movimenti tra una scena e l'altra, e il silenzio immobile dei momenti durante i quali si girava. E governando le dodici telecamere e fotocamere ad alta definizione, le luci, i suoni, gestendo ogni minimo dettaglio. Sembrava un set cinematografico. Il regista, il capo delle macchine, il produttore, gli autori, gli architetti erano tutti in scena insieme agli operatori. Di certo, qualunque valore abbia avuto quanto è stato detto dal conduttore e dai protagonisti della trasmissione - il chimico Dario Bressanini, le giornaliste scientifiche Alessandra Viola, Elisabetta Curzel e Silvia Bencivelli, la documentarista Chiara Cetorelli, la bioeticista Chiara Lalli e il tecnologo Ricardo Meggiato - insomma, qualunque cosa abbiamo detto, sappiamo che è stata registrata bene... Il tentativo di raccontare l'attualità della ricerca scientifica in una forma di magazine è altrettanto sorprendente. La struttura narrativa è veloce e molto varia. Potrebbe forse apparire persino troppo varia se non fosse che la televisione evidentemente vive più di ritmo e di immagini che di ragionamenti e di parole. Da questo punto di vista, il giornalista della carta stampata può soffrire: oppure adattarsi, sorridendo alla sorpresa che la vita gli ha riservato mettendolo in quella situazione. Ma alla fine, si scopre che anche nella trasmissione televisiva il ragionamento e le parole sono importanti perché sono i pilastri della struttura, che senza non starebbe in piedi, anche se non li mette in mostra. Su questo c'è da riflettere. Il testo è in effetti frutto di un lavoro collettivo nel quale ogni parola ha almeno tre o quattro genitori. Difficile trovare un'analogia con il lavoro di un giornale. Ancora una volta, si direbbe piuttosto che l'analogia migliore sia quella che si può fare con il cinema. Anche se è un cinema di episodi e documentari strutturati a magazine. Il contenuto è organizzato sull'idea di fondo che mi sembra decisiva e alla quale un po' ho partecipato: come possiamo descrivere le conseguenze di quello che stiamo scoprendo dal punto di vista scientifico e tecnologico sulla vita futura dei ragazzi e dei bambini di oggi? Le risposte che sono state trovate non sono affette da fideismo nella scienza e nella tecnologia, ma derivano da una sola certezza: il futuro è quello che stiamo costruendo. Grande impegno per i servizi: poco o nulla è stato comprato dalle agenzie e dai network internazionali. Quasi tutto è stato realizzato dagli autori, dai giovani scienziati e giornalisti, e dai videomaker indipendenti. E' un'apertura alla produzione e alla creatività dei giovani che la televisione si è consentita. Ed è una grande innovazione ancora una volta strutturale. Il risultato finale non lo conosco. Non l'ho visto ancora. Spero sia buono. Aspettative troppo alte sono sempre un problema. Spero davvero che non siano più alte del risultato... L'unica cosa che so è che tutti ce l'hanno messa tutta. Con una rinfrescante dose di umiltà di fronte alla conoscenza e rispetto nei confronti del pubblico. Un evento unico. Vedremo se, una volta visto, saremo tanto ben impressionati da augurarci che si ripeta... Categorie: Blog
Le ultime puntate della fiction politicaBoh. C'è chi ci capisce molto più di me. Ma da tempo noto che la politica non è più solo uno spettacolo. Più nello specifico sembra una fiction, con tanto di autori, protagonisti, comparse, stagioni, stili, pubblicità... (Due post precedenti, per esempio).
E ci possono essere anche i flop. Se per esempio le puntate di agosto finissero con un accordo che riporta dentro la maggioranza il gruppo di Casini con un grande accordo anche con la Lega, o se finissero con l'approvazione delle leggi più desiderate dai politici che hanno guai con la giustizia, o se finissero con l'annacquamento delle ragioni sulle quali si sono visti gli scontri dello scorso mese, il risultato sarebbe una perdita di ascolti. Generalizzata. Categorie: Blog
Facciamo fallire i giornali!Quand’è l’ultima volta che hai trovato, su un giornale di sinistra, una inchiesta investigativa su un qualche malaffare della sinistra? O che hai trovato, su un giornale di destra, degli elogi meritati a ciò che sta facendo un sindaco o presidente di regione di sinistra? O il contrario, ovviamente. Se è passato troppo tempo da quel giorno, o se, ancora peggio, non ti è mai capitata una cosa del genere, perchè continui a comprare quella merda? Visto che, tra l’altro, l’unico modo di salvare i giornali è di distruggere il web, tu fai una cosa: smettila di comprare il giornale. Falli fallire. Categorie: Blog
Lo strano dibattito su WikileaksIl dibattito che si è sviluppato recentemente intorno a Wikileaks dimostra ancora una volta che in questa fase storica si preferisce prima prendere posizione e poi razionalizzare quello che si pensa per presentarlo come se fosse basato su solidi argomenti di principio o di fatto.
Chi è a favore di Wikileaks dice: la trasparenza dell'informazione è l'unico modo per consentire alla popolazione di conoscere come si comportano i potenti, nell'economia e nella politica, e in questo modo combattere la corruzione dei governi e l'arroganza delle corporation. Chi è contro Wikileaks dice: non è possibile che un'organizzazione poco trasparente come Wikileaks, fondata sul segreto e l'anonimato, generi davvero trasparenza; in realtà, è un nuovo centro di potere che agisce per motivi oscuri e forse addirittura discutibili. Di certo, siamo di fronte a una questione di potere. Dal punto di vista di Wikileaks, l'anonimato delle fonti e il segreto delle forme operative dell'organizzazione sono fattori centrali di successo. Anzi, è proprio la crittografia e la capacità di gestire il segreto nelle comunicazioni tra le fonti e Wikileaks a garantire la possibiltà di rendere trasparenti le informazioni comunicate. Dal punto di vista, di chi è contro Wikileaks, tutto questo è una contraddizione insanabile che apre la strada a qualunque sospetto. Difficile uscirne con i giochi dialettici basati su questioni di principio. E a poco serve che lo faccia Wikileaks come i suoi avversari. In realtà, internet ha contribuito a un terremoto nei sistemi di potere che si accompagna a molti altri smottamenti che avvengono nel grande fenomeno storico della globalizzazione multipolare e multidimensionale cui assistiamo. Le grandi organizzazioni criminali e terroristiche ci sguazzano come le grandi multinazionali: escono dalle logiche delle regole locali e ne fanno un loro strumento senza troppi problemi, quando vogliono. Il potere si è spezzettato, suddiviso: tutto è più complesso di quando si poteva pensare che il potere fosse una questione essenzialmente legata ai compiti e alle prerogative della politica degli stati più o meno nazionali. Le persone che non hanno potere, o ne hanno poco, o non si interessano di avere potere, possono pensare che il mondo del potere sia diventato più difficile per chi lo abita. Ma non se ne cureranno molto, perché non è il loro mondo. Le persone che non hanno potere sperano che i potenti che usano il potere per contribuire alla crescita della convivenza civile prevalgano sui potenti che usano il potere solo per mantenerlo e accrescerlo. Ma non faranno parte della guerra del potere. Qualche potente le vorrà strumentalizzare, con l'idelogia o la paura. E qualche potente riuscirà in questo intento. Come è sempre stato. Ma in quest'epoca in cui la vita dei potenti è diventata un po' più difficile, le persone che non hanno potere hanno molte possibilità per difendersi dalla strumentalizzazione. Dall'ideologia o dalla paura. Consapevolezza, cultura, informazione, collaborazione, solidarietà, scambio di idee. Iniziative. Creazione di spazi pubblici difesi dall'aggressività dei cacciatori di potere. Sono nuove possibilità per le persone che non hanno potere che internet consente di sviluppare. Non è internet a generare la trasparenza o il suo contrario. Non è internet a salvare la democrazia o ad abbatterla. Non è internet a sostenere i criminali o a combatterli. Le persone possono usare internet per essere più liberi da chi li vuole strumentalizzarle e costruire uno spazio pubblico più solido. Ma è forse più questione di pratica che di principio. ps. Nella pratica, quando Wikileaks ha pubblicato i famosi documenti sull'Afghanistan lo ha fatto saggiamente insieme a tre grandi testate internazionali che hanno curato la qualità della pubblicazione. La sinergia tra il giornalismo e le nuove forme con le quali l'informazione emerge in internet è possibile: e potenzialmente molto fruttosa. I link che possono servire a comprendere questa storia sono moltissimi. Ne metto tre: About Wikileaks Commento Ap Commento First Amendment Center Categorie: Blog
Nemmeno un pacatamenteLa lettera di Walter Veltroni, la lunghissima (12mila caratteri) lettera di Walter Veltroni agli italiani pubblicata oggi dal Corriere della Sera, è un testo istruttivo. Molto molto istruttivo. Veltroni si immagina modestamente nei panni del grande statista che scrive al proprio paese e consegna agli italiani, a quelli italiani capaci di arrivare in fondo alle 12000 battute del testo, un messaggio forte e chiaro, pur se attenuato dal garbo e dal vigore del discorrere politico. Ed il messaggio è che gli attuali reggenti del centro sinistra sono quello che sono. Ma che quello che c’era prima di loro era (ed è) se possibile ancora più vacuo ed inconcludente. p.s. in ogni caso 12mila battute e nemmeno un “pacatamente”. Categorie: Blog
I difetti del formidabile genio
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Marketing e polverine magicheAlebegoli ti spiega come si possa scegliere egregiamente in rete il luogo delle proprie vacanze anche se si fanno mestieri strani. l marketing non è la polverina magica che trasforma i sassi in diamanti. E il web marketing e social media marketing non fanno eccezioni. Se i vostri prodotti non funzionano, se il vostro servizio online è pieno di buchi, non sarà un’innovativa campagna di social media marketing a garantirvi il successo; se non avete una strategia di business ben definita, se non sapete quali sono le vostre priorità aziendali, la strada non ve la può indicare l’ufficio (o il consulente di) Comunicazione. Categorie: Blog
Masaniello duepuntozeroIeri ho dato del “razzista di merda” a Nichi Vendola. Oggi vorrei provare a spiegarti perchè. Vorrei però che tu facessi uno sforzo di capire: se un mese fa Vendola era il mio candidato Presidente del Consiglio e oggi sono al punto di dire che mi farà votare Lega, per quelli di Cota, cazzo! – forse qualcosa è successo. Forse non è solo il caldo. Forse ho intravisto qualcosa di sbagliato in Vendola. Forse ho ragione. Forse no. Parliamone. Razzismo: quando una parte del Paese vorrebbe continuare a obbligare l’altra a passare loro una ingente quantità di soldi, e non ne vuole sapere di sedersi a un tavolo per negoziare o rinegoziare le condizioni di questi aiuti, e anzi inizia subito a chiamare “razzisti” coloro che vorrebbero farlo, io questo lo chiamo “razzismo”. Poi, certo, ci sarà anche un razzismo della Lega, ma come minimo sono in buona compagnia. La verità è che quelli come Vendola stanno dando dei razzisti a un Nord che non lo è più, a un Nord dove è vero, 50 anni fa esistevano certelli con scritto “non si affitta ai meridionali”, ma dove questo questo atteggiamento, vivaddio, oggi è quasi del tutto scomparso, perchè quasi tutti siamo andati a scuola con compagni di classe figli di meridionali e abbiamo amici figli di meridionali, e perchè gli immigrati che arrivano al Nord oggi non sono più i figli più poveri del Sud, contadini semi analfabeti senza nulla che finivano in grandi città a loro del tutto aliene a fare lavori con turni micidiali in fabbrica, ma in larga parte ragazzi colti e laureati, che scappano da un Sud che offre loro troppo poco, purtroppo, e la cui fuga è un danno per il Sud, e dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme anche per quella parte di Sud che preferisce invece continuare a pensare di essere meglio in tutto e per tutto di quelli che al Nord hanno solo la nebbia… Perchè quelli come Vendola che danno dei razzisti al Nord sono come quelli come Berlusconi che danno la caccia ai comunisti oggi, quando non ci sono più, mentre quando esistevano davvero lasciavano che fossero i Montanelli a essere gambizzati per conto loro. Perchè chi si richiama al “sentimento nazionale” – che io, sarà una mia tara, non so del tutto cosa sia – solo quando fa loro comodo o quando, di fatto, si parla di soldi, è lui sì un razzista. Perchè è solo un trucco verbale, e un ricatto. E’ come quel fidanzato o quella fidanzata che ti tratta male perchè sa che tu sei meglio, e che potresti trovare di meglio. E’ la prova che il rapporto, se c’è mai stato, si è rotto, e che forse è meglio che si rompa del tutto, perchè uno dei due sta fregando l’altro. Mi chiedo: ma tutti quelli che sono assolutamente contrari a una qualunque ipotesi di una eventuale secessione, sono anche convinti che un matrimonio debba essere indissolubile? Perchè quando una sola delle parti vuole continuare il rapporto, non resta che divorziare, e, al massimo, pagare gli alimenti. Ed è un divorzio che è tanto più allettante, per il Nord, quanto più consideri che gli alimenti vengono già pagati in abbondanza, da almeno da 60 anni, e che in caso di divorzio verrebbero anzi terminati… A quanto ammontano i soldi traferiti dal Nord al Sud? Non lo so, e se non lo so è colpa della Lega, che invece di insistere su questo punto ha, per motivi a me ignoti, preferito iniziare a far pascolare maiali nei terreni dove avrebbero dovuto costruire moschee, ad aprire la caccia al culattone – quando c’è già un’istituzione preposta allo scopo, in questo Paese, ovvero la chiesa cattolica – e ad andare in tivù con i foulard e le coccardine verdi che li fanno sembrare dei boy scout sfigati a parlare di fantomatiche ronde padane e simili minchiate di puro folclore. Se, viceversa, questi trasferimenti sono poca cosa, e i problemi veri sono altri, ad esempio l’evasione fiscale – che però c’è anche al Sud, e, anzi, percentualmente sulla grandezza dell’economia locale, più al Sud – la colpa è del PD e della sinistra che non si sono fatti carico di spiegarmi e dimostrarmi la cosa. Certo, vuoi mettere, dare addosso al “leghista razzista” è molto più semplice e divertente. Ora, anche se con tutta probabilità ne sai più tu di me, neanche io sono totalmente digiuno di storia. So che – anche senza tornare alla Magna Grecia – c’è stato un tempo in cui il Sud era ricco. A Napoli furono costruite le prime ferrovie urbane d’Italia, o forse d’Europa. Ci fu almeno un decennio, anche se non ricordo quale, in cui i milanesi andavano a Napoli a cercare lavoro. Poi, però, le cose sono cambiate. E qui si attacca, di solito, il ritornello della colpe del Nord, del Sud mutilato etc. E c’è del vero. Ma è vero anche che un secolo fa la Calabria e l’Emilia Romagna erano le due regioni più povere d’Italia, e adesso la Calabria è la regione più povera d’Italia, e l’Emilia Romagna la seconda più ricca. E che se qualche merito va dato agli emiliani e ai romagnoli, probabilmente qualche colpa ce l’hanno anche i calabresi. Il punto, qui, è che invece di continuare a produrre libri sulle cose terribili che furono fatte contro il Sud, forse sarebbe il caso di fare come fanno un po’ tutti: trovarsi un buon analista, e cercare di andare avanti con la vita, e smettere di pensare che i “nordisti del cazzo” ce l’abbiano con voi, solo perchè, sai, adesso vorremmo uno sconto su quanto vi inviamo ogni anno, o almeno una fattura, o sapere per certo come verranno impiegati quei soldi… La Puglia, forse, sta cambiando. Di questo vorrei che parlasse, Vendola. Dei suoi risultati. Di come va il PIL della Puglia. O l’evasione fiscale in Puglia. E di come li sta ottenendo. Vorrei sapere se la Puglia, che non è una regione povera, è arrivata al punto in cui, tolte le spese che vanno a coprire i servizi di carattere nazionale, non spende più di quanto paga in tasse, o se ancora stanno andando avanti a usare risorse economiche altrui, e per quanto tempo vogliono andare avanti così. Di quanto stanno spendendo con successo, oppure no, i fondi di sviluppo dell’Unione Europea, e, se non li stanno spendendo, il motivo per cui non li stanno spendendo. E’ per caso forse perchè i fondi europei sono più vincolati a progetti precisi e a un minimo di risultati da far vedere dopo rispetto ai soldi che arrivano dalle tanto odiate fabbrichette dei pirla del nord? Vorrei sapere di come e quando la Puglia vuole crescere ancora fino ad arrivare a dare di più allo Stato di quello che prende dallo Stato, in modo da poter iniziare a loro volta ad aiutare le altre regioni del Mezzogiorno, perchè è troppo facile parlare a vanvera di solidarietà fino a che sei tu che ti metti in tasca i soldi degli altri. Vorrei vedere un atteggiamento diverso, da parte di Vendola, di quel muro contro muro che porterà alla secessione. Vogliamo provare, per una volta, a essere più aperti, più sorridenti, più intelligenti? Eccolo, l’autoproclamatosi candidato Presidente del Consiglio, l’Obama bianco, che legge una artisticamente discutibile poesia di Umberto Bossi. C’era davvero bisogno, di fare quella battuta infelice? Pensi che Obama l’avrebbe fatto? Obama avrebbe letto la poesia, poi avrebbe sorriso, e avrebbe detto che è molto contento del fatto che Bossi sia legato ai suoi territori, e l’avrebbe invitato in vacanza in Puglia. Troppo difficile, vero? Se è troppo difficile, i casi sono due: o non sei tanto intelligente, e quindi non hai nessuna speranza contro Berlusconi, perchè puoi pensare tutto il male che vuoi di Berlusconi, ma non puoi certo pensare che sia stupido; oppure, sei il nuovo Masaniello, e stai andando alla guerra frontale col Nord. Mr. Vendola, l’Obama bianco, vogliamo provare, per una volta, con un messaggio di inclusione? O vuoi fare a tutti i costi il leghista del Sud? A me potrebbe anche andar bene, ma a voi? Due stati, e amici come prima, o almeno spero. Perchè io, in tutta onestà, preferirei di gran lunga 100 province autonome come Trento e Bolzano, sai. We worship an awesome God in the Blue States, and we don’t like federal agents poking around our libraries in the Red States. We coach Little League in the Blue States and have gay friends in the Red States. - Barack Obama, 2004 No, meglio un link alla Gazzetta del Mezzogiorno in cui bullarsi del fatto che gli studenti pugliesi e calabresi sono 2 o 4 volte più intelligenti di tutti gli altri – siciliani, lucani e campani compresi. In un Paese dove – piaga della raccomandazione a parte – si passa per concorsi, voti etc, una scuola che dà voti più alti in modo ingiustificato è puro colonialismo economico e culturale, e non solo nei confronti del Nord, ma di tutte le altre regioni dove i valori sembrano essere meno sballati. E vantarsi di una cosa del genere, francamente, è inqualificabile. Obama avrebbe chiesto agli insegnanti di Puglia e Calabria di essere più duri con i loro studenti, in modo da essere sicuro della bontà di quei risultati. Purtroppo, mi sa che non sei l’Obama bianco, ma solo il Masaniello duepuntozero. Categorie: Blog
Due approcci al futuro delle newsCome non leggere con attenzione questa dicotomia tra le due scuole di pensiero che Stijn Debrouwere vede nella valutazione su quanto sta accadendo al giornalismo?
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Giornalismo delle cartineBbc fa una pagina in cui si vedono le dimensioni geografiche coinvolte dai grandi eventi (attuali o storici) e le confronta con posti più conosciuti dagli utenti.
Per esempio si può vedere l'estensione dell'alluvione in Pakistan e confrontarla con la dimensione dell'Italia. Categorie: Blog
Analisi a spanne 2.0Avinash Kaushik rilancia l'importanza dell'analisi qualitativa dei servizi web. Altro che numeri. Quello che conta è l'esperienza, dice in pratica. Ma il suo contributo è rilevante: si può sviluppare un metodo per gestire l'analisi qualitativa in modo relativamente controllabile.
Questo metodo, alla lunga, riporta in primo piano la responsabiltà e il senso del rischio di chi fa le scelte su interfaccia, contenuti, struttura, affidabilità, facilità d'uso dei servizi online. E mi pare una conseguenza molto positiva. Contro la deresponsabilizzazione che talvolta provocano i metodi quantitativi. Alla fine, con ragionevolezza, si arriverà a dire che occorre un giusto equilibrio tra numeri e idee. Ma in questo momento di confusione concettuale e pratica, vale la pena di riflettere molto sulle idee. I numeri, in fondo, non fanno che misurare le variabili che approssimano le idee: e quando le approssimazioni prendono il posto degli originali, sorgono molti equivoci... Il centro della questione, attualmente, è la ridefinizione di "qualità". Categorie: Blog
Zombie MediaL'esperto di "media morti", Tim Carmody, scriverà per Wired, il magazine americano che ha appena esteso il suo territorio d'indagine al web. In bocca al lupo a Tim. (Una precedente citazione del suo lavoro).
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