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Lady Gaga supera Britney Spears

Luca De Biase - Mar, 2010-08-24 09:42
Con 5,76 milioni di followers, Lady Gaga supera Britney Spears anche su Twitter. E secondo la Reuters, questo weekend, è diventata la persona più seguita su quella piattaforma.

Resta da chiedersi come avesse fatto Britney a restare in testa così a lungo...
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Comunque, la colpa è degli altri

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Lun, 2010-08-23 22:36

Ilarità a iosa da parte di Leonardo, un altro che, davvero, pensavo fosse più sveglio.

Il “mio” PD non ha ottenuto nulla, essendo stato più o meno continuamente all’opposizione; quando c’è stato un governo di centrosinistra (per due anni) aveva una maggioranza inesistente che lo paralizzava.

E di chi è la colpa di aver vinto per un pelo le elezioni del 2006 che anche mia nonna avrebbe stravinto? Vedi come è semplice: basta essere all’opposizione, e non hai colpe.

E perchè sei all’opposizione? Perchè Berlusconi ha le tivù (che non avete alzato un dito per levargli, per avere la scusa per giustificare le vostre sconfitte) e perchè l’Italia è fatta di…

un ceto medio incolto, individualista e supponente che storicamente si butta sempre nelle peggio avventure: Bossi, Berlusconi, Mussolini, Crispi…

La colpa è sempre di altri, e voi siete sempre i migliori. Strano, davvero, che non vinciate mai.

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Ecco perchè voterò Lega

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Lun, 2010-08-23 12:48

1) Perchè penso che il problema principale del Paese, tanto per il Nord quanto per il Sud, sia di arrivare a una definizione certa ed equa di come dividere i proventi delle tasse: quanti soldi restano in loco, quanti sono da destinare alle funzioni centrali dello Stato, e quanti – e secondo quali regole e quali controlli! – sono da trasferire dalle regioni più ricche alle regioni meno ricche. Perchè penso che questa riforma fondamentale vada fatta subito e senza indugi, perchè la Cassa del Mezzogiorno ha fatto più danni che altro, e perchè comunque non è più sostenibile, e perchè è davvero arrivata l’ora di cambiare le regole e gestire i fondi per lo sviluppo come farebbe un Venture Capitalist, e non come se fosse un pozzo di S. Patrizio. Perchè, per quanto io odi la piega populista, anti-immigrazione e anti-musulmana presa dalla Lega in questo decennio, per quanto pensi che, in media (Sarno docet) gli immigrati arrivati in Italia siano meglio di noi, per quanto pensi che sia uno scandalo che immigrati regolari che lavorano e pagano le tasse non possano votare, al tempo stesso odio non di meno il buonismo di merda del Vaticano e della sinistra, che vorrei che se li tenessero loro i Rom sotto casa, in Piazza S. Pietro, oppure davanti alla sede di Repubblica. Perchè, in tutta onestà, non credo che Berlusconi, vista anche l’età, rappresenti più, se mai lo ha fatto, una minaccia democratica per il Paese, che è poi il motivo per cui è dal 2001 che voto per una sinistra italiana che aborro.

2) Perchè, pur avendo la massima simpatia nei confronti dei cambiamenti che pare stiano succedendo in Puglia, e pur sperando in assoluta buona fede che qualcosa del genere possa succedere presto anche in altre aree del Mezzogiorno, vorrei avere dei numeri, e capire bene di cosa stiamo parlando, e come vanno veramente le cose. Ad esempio: quanti falsi invalidi ha scoperto e denunciato Nichi Vendola in Puglia? O quanto costa un posto letto in ospedale in Puglia, e di che livello è il servizio, rispetto a quello offerto in Lombardia, in Veneto o in Emilia? E perchè, peggio ancora, dopo aver seguito Nichi Vendola nell’ultimo mese, principalmente via Facebook, sono arrivato a pensare una cosa, e cioè che Nichi Vendola è un razzista di merda, portatore di quel razzismo becero e pezzente che un certo numero di meridionali hanno nei confronti del Nord, e di cui, di nuovo, non leggerai mai nulla sulle pagine di Repubblica, perchè, come noto, in Italia il razzismo è solo quello del Nord, che paga, e mai quello del Sud, che chiagn’e fotte, e fa finire il Paese sui giornali di tutto il mondo con la monnezza bruciata in strada a Napoli, amministrata dalla sinistra. Perchè, si sa, i quotidiani in Italia devono non provare a descrivere la realtà, ma solo servire un padrone, e questo padrone ha deciso anni fa che la Lega era il male assoluto, e Berlusconi, invece, uno con cui si poteva trattare, mentre in Spagna, ad esempio, destra e sinistra sono antagoniste per davvero, come succede in ogni Paese normale del mondo, e nessuna delle due, neppure il giustamente tanto amato Zapatero, ha nessun problema a scendere a patti coi catalani ogni tanto secessionisti di CiU.

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Implosioni d'immagine

Luca De Biase - Lun, 2010-08-23 09:11
Grande pezzo sulle strategie di pr che sono state adottate in seguito alle catastrofi che hanno causato l'implosione dell'immagine di Toyota, Bp e Goldman Sachs. Tutto da leggere. Non si esce da quelle crisi con lo spin, a quanto pare. È molto più profondo. Il cinismo può far molto male. (Peter Goodman, New York Times)
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Peggio della pubblicità nei libri

Luca De Biase - Lun, 2010-08-23 09:00
Ogni tanto si parla di pubblicità nei libri. Poi non succede. Per molti motivi, nonostante il ragionamento di chi propugna questa soluzione non sia assurdo (anzi, probabilmente è troppo razionale). Ma questa volta il ragionamento che avanza è consistente: i libri sono come i film, dunque non possono essere interrotti dalla pubblicità. Ma come i film possono essere ottimi generatori di senso per i prodotti che i personaggi usano: product placement nei libri. (Paul Carr, TechCrunch)
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Le tariffe Internet dal cellulare di 3

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Lun, 2010-08-23 07:26

Con ricaricabile, dicono, secondo ad esempio la tariffa 3Power10: 20cent.€/10 MB. Wow, gratis, praticamente. Uno pensa: per forza, nessuno usa queste cazzo di videochiamate, e quindi hanno banda a iosa. Incuriosito, faccio un test con una vecchia SIM di 3: 19 KB, 20 cent; 56 KB, 20 cent; 65 KB, 20 cent; 8 KB, 20 cent; 8 KB, 20 cent; 8 KB, 20 cent. Insomma, 20 cent ogni volta. Come Totò. Gli egiziani di Wind, chiaramente la telefonica meno peggio, invece, sono onesti: non ti fanno credere che costa poco: ti dicono quanto costa. Costa 0,3 cent a KB. Tanto? Sì, ma trasparenti.

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Dalla carta al camino

Manteblog di Massimo Mantellini - Dom, 2010-08-22 21:33

Qua siamo passati al digitale. La dieta mediatica cartacea a casa Mantellini prevedeva fino a l’altro ieri Repubblica, Corriere, Il Sole24ore (giovedi e domenica), L’Espresso e Internazionale. Ora Repubblica arriva in digitale (su iPad e sui Mac di casa), IlSole24ore e La Stampa così come Internazionale e L’Espresso per ora sono ancora gratuiti su iPad (poi toccherà fare una scelta che dipenderà dai prezzi e che in ordine di priorità probabilmente privilegerà Internazionale, IlSole giovedi e sabato, L’espresso) e poi vedremo che succede.

Appunti sparsi veloci sulla fruizione. A differenza di quanto leggo spesso in giro i PDF su iPad (Repubblica, Corriere, Internazionale ed Espresso usano tutti la stessa piattaforma) mi paiono molto buoni e di facile consultazione, si impara presto ad usarli e la lettura è piacevole: credo che abbia ragione chi sostiene che l’oggetto giornale in un periodo intermedio debba assomigliare un po’ a se stesso). La versione online del PDF di Repubblica la trovo invece abbastanza fastidiosa (sara’ colpa di silverlight con il terribile effetto di messa a fuoco delle singole pagine) e poco intuitiva, senz’altro migliorabile. Noi in ogni caso siamo spesso in giro ed avere la stessa copia dal mattino presto disponibile su tutti i computer è un plus non indifferente. ll gruppo Espresso ha correttamente immaginato una unica piattaforma distributiva valida su tutti i device e questa è una scelta di stimabile lungimiranza. Come dicevo in passato c’e’ un solo cliente con molti device e non un cliente per ogni device).

Le enormi pile di giornali negli angoli di casa nostra (detesto buttare i quotidiani) si sono in queste settimane rapidamente assottigliate. Ora resta il problema di come fare ad accendere il camino nelle sere d’inverno (le pagine sportive prendevano fuoco una meraviglia),

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Nord Corea duepuntozero

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Dom, 2010-08-22 14:53

Anche la Corea del Nord ha un account su Twitter, su Facebook e su YouTube.
E, come noto, Internet merita di vincere il Premio Nobel per la Pace. Oh, yeah!

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Jeff Jarvis supporta

Manteblog di Massimo Mantellini - Dom, 2010-08-22 13:17




Jeff Jarvis supporta la candidatura di Internet per il Nobel per la pace.

(via giovanni de paola)

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Pace Pipilotti Rist

Luca De Biase - Dom, 2010-08-22 10:10
Alla Fundació Joan Miró di Barcellona una bellissima mostra di Pipilotti Rist. Generale senso di pace, nella ricerca di una fusione tra la natura e i suoi umani visitatori.
La spiegazione ufficiale è un omaggio alla lingua del paese ospitante:
"EL LIRISME DE RIST EN DOS ESPAIS
El recorregut per les sales ens submergeix en l'univers ple de color de Rist. La mostra s'inicia amb dues petites videoinstal·lacions, Porqué te vas? (nass) [Per què te'n vas? (humit)] (2003) i Grabstein für RW [Làpida per a RW] (2007), i continua amb una de les obres més reconegudes de l'artista, Sip My Ocean [Xucla el meu oceà] (1996). Aquesta peça consisteix en una projecció sobre dues parets de la sala fent angle, que operen com a macropantalles on es veu un fons marí amb cossos bussejant, mentre sona la hipnòtica veu de Pipilotti Rist interpretant una versió de Wicked Game, de Chris Isaak. L'obra reflexiona sobre l'eterna necessitat de comprensió absoluta de l'altre i sobre el desig quasi irrealitzable de sincronicitat.

A Tyngdkraft, var min vän [Gravetat, sigues amiga meva] (2007), les imatges mostren dues persones i fulles flotant a l'espai. El títol és una invitació al visitant a reflexionar sobre la força de la gravetat, mentre s'estira i contempla les projeccions damunt dos plafons amorfs que pengen del sostre. Es veu i se sent diferent quan els músculs estan relaxats?

La següent instal·lació que trobem és Ginas Mobile [El mòbil de la Gina] (2007), un mòbil format per una branca, una esfera de coure i una llàgrima de plexiglàs on es projecten primers plans de vulves; el fet que costi reconèixer de què es tracta els fa perdre les connotacions habituals. Amb aquesta obra l'artista vol qüestionar les pors i els tabús socials.

Lungenflügel [Lòbul pulmonar] (2009) és una instal·lació que ocupa tres parets. El rodatge d'aquesta peça està relacionat amb el de Pepperminta, el primer llargmetratge de l'artista. Les imatges ens mostren Pepperminta (Ewelina Guzik), la protagonista de les obres recents de Rist, interactuant amb la natura, per establir analogies i contradiccions entre la vida humana i l'animal.

La següent instal·lació, Regenfrau (I Am Called A Plant) [Dona de pluja (Em diuen planta)] (1999), també aborda la temàtica de la unió amb la natura. En aquest cas, ho fa mostrant el contrast entre la vida orgànica, representada per un cos nu i vulnerable estirat al carrer, sota la pluja, i la domesticitat i esterilitat exemplificada en la immensa cuina damunt la qual es projecta el vídeo.

La mostra acaba amb À la belle étoile [Sota els estels] (2007), una projecció al terra del museu, i amb Doble llum, diàleg entre Rist i Joan Miró, una projecció d'un vídeo damunt Femme, una escultura de l'any 1968 que forma part del fons de la Fundació. Aquesta obra, donació de Han Nefkens, passarà a formar part de la col·lecció de la Fundació Joan Miró

A la Fontana d'Or, a Girona, Pipilotti presenta tres obres. En primer lloc, Ever Is Over All [Sempre està pertot arreu] (1997), dues projeccions solapades que mostren un camp de flors vermelles i una dona passejant feliçment pel carrer. Ella branda una de les flors amb la qual trenca les finestres dels cotxes aparcats a la vorera, amb naturalitat, com si ho fes cada dia. La instal·lació reflexiona sobre les idees estereotipades en relació a les normes d'urbanitat. Els cotxes simbolitzen els obstacles que habitualment no són qüestionats.

Lap Lamp [Llum de falda] (2006) és una videoinstal·lació formada per un llum de peu que projecta imatges d'un camp ple d'arbres, llenya tallada i ortigues damunt la falda del visitant, com si l'acariciés. L'obra contraposa la rigidesa del confinament físic amb el desig de llibertat psicològica.

Finalment, Deine Raumkapsel [La teva càpsula espacial] (2006) té l'aparença d'una caixa de transport que acabés d'arribar al museu. A dins hi ha un dormitori en miniatura, abandonat recentment pel seu ocupant, amb una lluna mig incrustada que ha esbotzat una de les parets, de manera que l'estança s'obre a un cel estrellat. Una videoprojecció es mou damunt les parets i mostra seqüències de gent de diverses generacions que interactuen a càmera lenta, mentre s'escolta el so del vent i música sacra de fons."
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Pazzi da museo

Luca De Biase - Dom, 2010-08-22 09:47
A quanto pare il diritto d'autore genera situazioni paranoiche non solo nella musica. Alla Fundació Joan Miró di Barcellona ci sono tre addetti a impedire ai visitatori di fare fotografie: ma almeno in genere lo fanno simpaticamente. Però questo può generare conversazioni interessanti. 
Dalle quali si scopre per esempio che al Musée d'Orsay le persone che prendono l'audioguida hanno il diritto di ascoltarla da soli. Se raccontano quanto hanno appreso dall'audioguida ad altre persone che ne sono prive vengono redarguite e bloccate. Non si sa bene che cosa rischino, ma a quanto pare, rischiano.
Queste restrizioni sono un vero freno alla diffusione della conoscenza che i musei sono chiamati a sviluppare. Di certo non fonderanno il loro avvenire economico su queste cose. Ma sulla loro capacità di apparire talmente attraenti che le persone non vorranno mancare di visitarli quando passano in città. E per essere attraenti, i loro contenuti devono entrare nella conversazione, nel passaparola e nel "passaimmagine".
Anche perché altri musei consentiranno ai colori di Miró di viaggiare in rete. E alle notizie sui classici dell'Impressionismo di arrivare alle persone interessate. Quelli del Musée parigino potrebbero non essere i migliori produttori di contenuti per audioguide: anzi, si potrebbe fare un'applicazione che si scarica sull'iPhone e consente di conoscere meglio quello che si vede visitando Orsay o qualunque altro museo... Magari c'è già...
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Anteprima Punto Informatico

Manteblog di Massimo Mantellini - Dom, 2010-08-22 08:17

Contrappunti su Punto Informatico di domani.

***

Una distrazione capita a tutti, due sono nell’ordine delle cose, tre diventano sospette, dalla quarta in avanti si tratta probabilmente di distrazioni volute. Con Facebook le cose vanno così: l’azienda è giovane e dinamica, ha molto successo, offre una piattaforma molto utilizzata che collega 500 milioni di persone tutto il mondo ed è una azienda molto svagata, con una ormai solida allergia per la privacy dei propri utenti raccontata da un numero impressionante di recenti ripetute distrazioni.

La presentazione di Places, il nuovo sistema di geolocalizzazione di Facebook, non ha deluso i critici più attenti del social network di Mark Zuckerberg. Tutti lo sospettavano e così è stato: il servizio, partito per ora solo in USA, ha più buchi nella riservatezza dei suoi utenti di un formaggio svizzero e sono buchi intenzionali, pensati a tavolino e talmente dolosi da non poter essere diversamente spiegati. Del resto la logica dei grandi numeri è dalla parte di Facebook: su 500 milioni di utenti quanti si occuperanno delle conseguenze dei propri aggiornamenti di stato collegati al luogo fisico dove si trovano in quel momento? Pochi probabilmente, un numero abbastanza basso da consigliare a Facebook di osare, raccogliendo nuove informazioni appetibili senza farsi troppi scrupoli, confidando sulla scarsa attenzione dei propri utenti.

Così da qualche giorno girano per la rete approfonditi vademecum (ce ne è uno anche in italiano curato da Roberto Felter) su come settare le complicatissime opzioni di privacy di Facebook Places, per impedire per esempio che qualche nostro caro amico racconti a tutti dove siamo in un dato momento senza il nostro permesso o, peggio, faccia checkin per noi in un luogo dove non siamo mai stati. Potenza dello sharing universale che è il nuovo verbo di Facebook: condividere tutto con il maggior numero di persone, complicando, per quanto è possibile, i settaggi utili ad impedirlo.

Da qualche anno a questa parte lo si sente ripetere spesso: i servizi di geolocalizzazione sono una degli inevitabili sviluppi della Internet mobile. Questo è vero per due ragioni: perché tali servizi sono interessanti per gli utenti e perché sono interessanti per le aziende. Esiste però un terzo soggetto che si occupa di mediare posizioni ed interessi ed è il gestore della piattaforma. Posto che a me interessa informare i miei contatti sui luoghi in cui mi trovo e che alle aziende interesserebbe sapere dove sono per localizzare meglio i miei consigli per gli acquisti, chi si occupa di incrociare simili lontanissimi interessi?

L’interesse degli utenti sarebbe che il mediatore fosse trasparente, vale a dire che non mediasse nulla, che fornisse una piattaforma sociale adatta ai nostri eventuali checkin in mobilità e che non si occupasse d’altro. Non si tratta di una ipotesi irragionevole. Il geotagging potrebbe per esempio essere una commodity compresa nel prezzo del nostro contratto di accesso alla rete, magari un servizio offerto dagli ISP e come tale tenuto lontano dalle mire più immediate del marketing mobile. Oppure potrebbe essere un servizio a pagamento o una iniziativa di ingegneria sociale del software senza scopo di lucro. Tutto questo fino ad ora non è accaduto ed anzi tutti gli esperimenti fino ad oggi presentati, dal fallimentare Latitude di Google, ai più recenti Foursquare e Gowalla, accentuano molto questa figura del terzo incomodo, spingendo molto sulla relazione fra servizi e pubblicità, a volte giocherellando, a volte stimolando la nostra passione per le offerte speciali, ma sempre e comunque, allargando il pubblico della nostra dichiarazione di posizione ad una platea molto più ampia di quella per noi interessante. È – dicono – il prezzo da pagare per il servizio offerto ma non ci sono solidissime ragioni per cui debba essere per forza così.

Facebook Places non fa eccezione, anche se gode di una formidabile integrazione col più utilizzato social network mondiale che fa immaginare un rapido annientamento della concorrenza. E anzi, proprio in virtù di questo strapotere, sarebbe stato forse possibile immaginarlo come un servizio prima sociale che commerciale. Ma così non è stato: Places, già in fasce, mostra con chiarezza, esattamente come i suoi concorrenti, questo desiderio di esplorare non tanto il grafo sociale applicato alla nostra mobilità, quanto la possibilità di monetizzare rapidamente le informazioni degli utenti rivendute agli uomini del marketing.

Si tratta dell’ennesima delusione di Facebook il cui desiderio di scambiare dati per denaro è ormai una ossessione tanto evidente quanto goffamente mascherata con i soliti mezzi: per esempio complicando ad arte i menu a tendina dei profili della privacy dei propri amati utenti.

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Di quello che può ancora far la CIA

Manteblog di Massimo Mantellini - Sab, 2010-08-21 15:53

In tre ore la procura svedese mette e toglie Julian Assange dalla graticola.

(via repubblica.it)

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Futuro della search: nomi e verbi

Luca De Biase - Sab, 2010-08-21 09:33
Esther Dyson scrive del futuro della ricerca online. Citando Bill Gates: «Il futuro dei motori di ricerca non è nei nomi, ma nei verbi».
Ricorda le tre fasi dello sviluppo di questa tecnologia: 1. Yahoo! mette in campo persone che fanno una guida ragionata alle migliori pagine web; 2. Google mette in campo un algoritmo che migliora i risultati ottenuti automaticamente da Altavista e valuta in base al numero di link che una pagina ottiene da altre pagine web; 3. Twitter e Facebook, nello spazio dei social network segnalano pagine web in base alle preferenze e curiosità e valutazioni delle persone con le quali si è in qualche modo collegati.
La prossima fase di sviluppo dipende dalla capacità delle tecnologie di passare dalla ricerca dei "nomi" alla ricerca dei "verbi". Insomma, le nuove search non devono servire solo a trovare informazioni, ma devono aiutare a passare all'azione. Per ora, dice Dyson, questo si vede soprattutto nei motori verticali: medicina, consumi, viaggi.
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Pew: le contraddizioni dei consumatori sulla tv

Luca De Biase - Sab, 2010-08-21 08:24
Bel rapporto di Pew Research Center. Il televisore è considerato sempre meno un elettrodomestico "necessario" dagli americani: lo considera tale solo il 42%, contro il 64% del 2006. In compenso gli americani ne comprano sempre di più... Perché pur non essendo "necessario", il televisore piatto è un acquisto molto desiderato.
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Disintermediari

Manteblog di Massimo Mantellini - Ven, 2010-08-20 20:43




Oggi è uscito il nuovo lavoro di Sufjan Stevens. Acquistabile direttamente in rete (dopo averlo ascoltato tutto) in tutti i formati possibili (FLAC compreso) a 5 dollari per l’EP intero oppure 1 dollaro a brano. Avanti così.

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Grulli

Manteblog di Massimo Mantellini - Ven, 2010-08-20 15:54

Al Consorzio tutela del Palio di Siena non piacciono i videogame di go-kart ambientati a Piazza del Campo.

Il Consorzio per la Tutela del Palio di Siena non ha gradito la corsa virtuale in piazza del Campo e ha deciso di intraprendere azioni legali: «Non è possibile usare le immagini delle Contrade - spiega Anna Carli, amministratore delegato al marchio del Consorzio per la Tutela del Palio di Siena -, in questo caso le bandiere, senza autorizzazione». L’iniziativa del Consorzio arriva dopo la segnalazione di alcune testate locali che hanno pubblicato la notizia della commercializzazione del gioco.
Nel videogioco, che si chiama «Gran Turismo 5», prodotto da Sony per Play Station 3 e in uscita il prossimo 3 novembre, appare tra, le altre cose, il Palazzo Comunale con le bandiere delle Contrade. «Ci rimettiamo alle azioni che ci indicheranno i nostri legali - aggiunge Carli - Inizieremo sicuramente da una segnalazione ai produttori e alla distribuzione. Comunque, vista la non attinenza del videogioco con la storia e i riferimenti alla nostra Festa, nello specifico con l’uso delle immagini delle bandiere delle Contrade, non ne avremmo comunque autorizzato l’utilizzo».



(via corriere.it)

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People gratis su iPad per abbonati alla versione tradizionale

Luca De Biase - Ven, 2010-08-20 10:08
La app per iPad del magazine People è ora gratuita per gli abbonati alla versione cartacea. Seguiranno probabilmente tutti i magazine di Time. 
La notizia non stupisce. Se non chi conosce quanto sia stato difficile finora riuscire a fare strategie di prezzo un po' complesse con le app per iPad. 
Il fatto che quindi l'offerta voluta dall'editore sia passata al vaglio dei mastini dell'AppStore è un buon segno. Come si è detto fin dall'inizio, questo mercato è interessante. Ma per un po' rimarrà disordinato. Perché occorre mettere d'accordo le strategie degli editori con quelle della Apple. Con prezzi, offerte, sconti, bundle, tutti da discutere... 
Un po' di concorrenza sulle piattaforme - tablet con software Google, per esempio - potrebbe fare sulle prime ancora più confusione prima di provocare però una graduale maturazione verso un ordine più comprensibile per i lettori. La Apple probabilmente anticiperà questo effetto rendendo un po' più semplice per gli editori sviluppare il proprio business e dunque candidando la sua piattaforma a fare da punto di riferimento del mercato anche nel lungo termine.
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Facebook Places: consigli

Luca De Biase - Ven, 2010-08-20 08:33
Il servizio Places di Facebook non si può provare dall'Europa, per ora. Quindi vale la pena di leggere che cosa ne pensano gli americani che l'hanno provato. Per quanto riguarda la privacy c'è una certa dose di confusione. Come spesso succede. La questione è analizzata con attenzione da TechCrunch ed Electronic Frontier Foundation. Da leggere assolutamente. Si scopre che il sistema è disegnato per massimizzare la viralità di Places ma mantenere anche un certo controllo dalla parte degli utenti. Questo significa che le regole sono un po' complicate:
"Turns out, there are three different stages of opting into the service. Let's spell them out.
  • Option one: You've explicitly opted into allowing people to tag you into Places. Any of your friends can do this. Pretty straightforward.
  • Option two: You've braved the muddled waters of Facebook's privacy control panel and turned off Places entirely. You can't be tagged -- if a friend does try to tag you in a Places post, your name simply won't show up in the post.
  • Option three: If you've never decided to 'Allow' your friends to tag you, but you haven't blocked the Places feature entirely, you're in a sort of limbo. This is where the vast majority of Facebook users in the US are right now. As soon as they get tagged for the first time, they'll get an email and a prompt on Facebook itself asking them if they'd like to allow their friends to tag them at Places in the future. Accepting this will allow any of your friends to tag you unless you go into your privacy settings and cancel it (see Option one).But even if you hit the "Not Now" button, you'll still be tagged in the relevant Places update. In fact, you'll still be tagged even if you haven't even seen the prompt asking you to approve Places tags. Facebook treats this as if you were tagged in a basic status update so it will show up on your Wall and your friends' News Feeds -- you just aren't associated with whatever Place your friend was tagging you into (i.e. if your friend visits the venue's Place page, they won't see that you've previously checked in there). The logic here is that your friends could manually tag you in a normal status update anyway. Update:Facebook has clarified that it doesn't show up on your wall."
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Sicuramente Intel e McAfee

Luca De Biase - Ven, 2010-08-20 08:12
Intel spenderebbe 7,68 miliardi di dollari per comprare la McAfee che fa software per la sicurezza online (Bloomberg). Spiega l'enorme investimento dicendo che sarà per fare chip e tecnologie intrinsecamentte sicure non solo per i computer, ma anche e soprattutto per i telefonini, i tablet, le automobili. Aggiunge che il software gira meglio a livello di chip e dunque questo software per la sicurezza così importante troverà maggiore efficienza.
Non tutti sono d'accordo che la sicurezza si faccia a livello di client. Secondo la Cisco, la sicurezza si deve fare a livello di rete. Con router e altri apparati che bloccano il malware installati dai provider di accesso. Secondo Intel, evidentemente, la sicurezza invece si fa a livello di macchina dell'utente finale. Specialmente in mobilità.
I contenuti tecnologici dell'accordo sono abbastanza affascinanti. Ma sono lontani nel tempo. Nell'immediato ci sono un sacco di risvolti finanziari. Si spera che l'Intel abbia pensato più ai primi che ai secondi.
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