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BlogsI difetti di FacebookSplendido post di Sergio su molte delle cose che non vanno a Facebook. Facebook non ha memoria. Non ha il valore della memoria, l’interesse di conservarla e valorizzarla. Puoi scorrere e scorrere e scorrere i contenuti di una bacheca, ma il contenitore è fatto sostanzialmente per il qui e ora. Premia e valorizza in modo eccellente la socialità d’istinto, scoraggia la conoscenza profonda. Se vuoi ritrovare un contenuto di qualche settimana o mese prima non hai che da scorrere per ore, nessuna scorciatoia ti assiste. Lo stesso motore di ricerca interno è più focalizzato sul reperimento di persone, piuttosto che di contenuti, e ha ampie zone di ombra che non sembrano nemmeno indicizzate). Questo è interessante, perché al contrario delle forme di socialità digitale preesistenti (nei blog, ma anche in molti social network ancora popolari) sulla memoria si fondano, per esempio, l’identità e la reputazione. Facebook favorisce come nessuna comunità web in precedenza l’uso del nome e cognome, ma non la costruzione di una storia pubblica e condivisa dei suoi utenti. Categorie: Blog
Sto usando TwitterSto usando Twitter più di Facebook. Sono solo 140 caratteri: scrivo molto, non leggo quasi nulla, e nessuno mi rompe i coglioni con i commenti. Per forza che i marketing manager lo amano ;-) TweetCategorie: Blog
I difetti di FacebookNell’ultimo paio di mesi ho giocato con Facebook un po’ più del solito, col desiderio di mettere a fuoco oltre agli innegabili motivi di interesse (un contenitore sociale da 500 milioni di persone è interessante per definizione) anche i motivi per cui questo social network continua a essermi spesso, nonostante tutto, indigesto. Naturalmente l’ho osservato con gli occhi di chi è già abituato alla condivisione e all’espressione online, immagino che questo vizi in partenza lo sguardo. Un po’ per volta sto cominciando a dare il nome ad alcune sensazioni che mi mettono spesso a disagio. Nulla di tale, per ora, solo appunti in corso d’opera e che condivido nel caso qualcuno avesse da aggiungere o ribattere.
Post scriptum. Curiosa coincidenza, nel momento in cui ho terminato di scrivere questo testo l’aggregatore mi ha proposto quest’articolo, Perché Facebook non ci piace, dal quale emerge che Facebook è sì popolarissimo, ma è considerato al tempo stesso una piattaforma poco soddisfacente. Mi sembra un segnale interessante. Il punto per me resta, tuttavia, non tanto capire se Facebook ci piaccia o meno, ma perché e in quale misura Facebook sia differente dai social media che l’hanno preceduto, perché ottenga tanto successo (oltre al motivo più scontato: ha superato la massa critica, ci sono le persone, le persone vanno dove trovano altre persone) e quali conseguenze tutto ciò comporti sulla costruzione e sull’evoluzione della nostra socialità online. Categorie: Blog
Marketing Fail: le “best practice”Il marketing, anzi, proprio “il marketing”, alla lombarda, con l’articolo davanti, come “il Giorgio”, il marketing come set di regole, si sa, è quella cosa magica a cui ricorrono le persone, le aziende e le istituzioni quando difettano di creatività, intelligenza e buon senso. Quando, poi, sono davvero alle strette e hanno paura di giocarsi “la cadrega” (“il posto”), ricorrono addirittura alle “best practice”, ovvero alle cose che fanno tutti, e che quindi, per definizione, non possono essere le migliori. Ma nessuno lo spiega bene come Adam: The Road to Mediocrity is Paved with Best Practices. TweetCategorie: Blog
Marketing Fail: Ovi ContactsIl Nokia C5: bello, leggero, semplice, economico, robusto, elegante. Un ottimo telefono. Sì, lo so, sono demodè, per me è “un telefono”. Ovi Contacts, contacts.ovi.com: una barzelletta. Copia la rubrica della tua Sim sul telefono, e poi la sincronizza con Ovi.com online. Ok. Ma non puoi nè esportare questi dati, nè importarli. Se ho 1000 contatti su GMail o su Outlook o su un altro Smartphone, cosa faccio? Li aggiungo uno a uno online su Ovi Contacts – interfaccia utente tremenda, tra l’altro – e poi li sincronizzo col cellulare? Davvero? Ma questi di Nokia si sono accorti del fatto che nel 2004 Google ha lanciato GMail, e che nel 2007 Apple ha lanciato l’iPhone? O, addirittura, l’idea era qualcosa del tipo: ti permetto solo di portare la tua rubrica su Ovi, così “dovrai” utilizzare i nostri servizi. E poi? Dove vai? TweetCategorie: Blog
Survey: l'iPad quotidianoCooper Murphy Webb fa un sondaggio tra i possessori di iPad e scopre - non sorprendentemente - che l'iPad conquista vasti spazi nelle abitudini di lettura. Diventando in molti casi lo strumento di lettura preferito - soprattutto in casa.
Intanto Murdoch pensa a un nuovo giornale nazionale ameriano, tutto digitale, a pagamento per tablet e smartphone. Categorie: Blog
Corruzione tra privati. In America è punita. E in Italia?Un manager di medio livello della Apple è stato arrestato per frode e riciclaggio. Prendeva tangenti da alcuni fornitori asiatici. Non è esattamente corruzione, perché quel concetto è riservato ai funzionari pubblici. Ma insomma è qualcosa di molto simile. In America si riesce a combattere. E in Italia?
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Anteprima Punto InformaticoContrappunti su Punto Informatico di domani. *** Che cosa c’è che non va nella proposta di accordo fra Google e Verizon che ha riempito le cronache nel corso dell’ultima settimana? Ecco, quello che non va, dal mio punto di vista, al di là delle tante questioni tecnologiche che sottende, è che Google prova a prenderci in giro. I sette punti elencati nella proposta, nata da mesi e mesi di incontri fra il gigante del search e quello della telefonia mobile, sono in buona parte cibo per gli stupidi, artifizi verbali, perifrasi buone per convincere i propri interlocutori. Fin dal titolo del documento” Una proposta congiunta per una rete aperta”. Si tratta di una forma di comunicazione che l’industria telefonica conosce perfettamente: pensandoci un attimo è la modalità standard di comunicazione fra le telco e la propria clientela sui mercati di tutto il pianeta ed è anche una abitudine di molta della comunicazione pubblicitaria ed aziendale in senso lato. Un mix, perfettamente calibrato da mano esperta, fra deviazioni dell’oggetto d’amore (come direbbe uno psichiatra), sottolineature dell’inutile, mimetismi dietro il particolare. Un esempio per tutti dentro il documento che Google e Verizon hanno presentato i giorni scorsi: il mercato si sposta velocemente verso il mobile, i dialoghi fra Google e Verizon riguardano da mesi il mercato pubblicitario e dei contenuti su piattaforma mobile e qual è il primo punto del documento prodotto dopo mille sforzi? Il primo punto è che la rete fissa debba rimanere neutrale. Wow! Un po’ come se si dovesse decidere se vietare o meno la caccia alle tortore e il primo punto dell’accordo fosse che no - su questo saremo irremovibili - ai bufali non si spara. Bella scoperta. La prima nostra grande delusione verso Google è in fondo questo giocare con gli aggettivi, saltellando allegramente fra rete “neutrale” e “aperta”, accettando definitivamente (e in questo credo che Eric Schmidt, un CEO molto molto lontano da qualsiasi idea di etica hacker, abbia contato molto) di essere come tutti gli altri, cattivi esattamente come gli altri, anche nella relazione con i propri utenti. Di considerare come tollerabile una comunicazione doppia, allusiva, fuorviante e in ultima analisi offensiva: che è poi la regola aurea, da anni, della comunicazione fra grandi aziende e propri bizzosi adepti. Da molti punti di vista si tratta di una tempesta in un bicchier d’acqua (anche se le precipitose ulteriori e sprezzanti precisazioni di Google dopo le polemiche scatenate dall’annuncio sembrerebbero raccontare il contrario) visto che quel documento altro non è che una proposta, nei confronti della quale il regolatore USA – il cui intervento tutti oggi richiedono a gran voce - ha titolo e polso per replicare autonomamente. Ma dentro il bicchier d’acqua si agita comunque un tema, quello della estensione in mobilità delle norme non scritte che hanno fatto grande Internet, che è tutto tranne che scontato. E la doppiezza di Google e Verizon si estende un po’ anche a questo, con la leggerezza e la noncuranza che i due giganti riservano a noi loro utenti stupidi. Lo scenario attuale prevede una rete fissa neutrale (o presunta tale) e le reti degli operatori mobili (dove sempre più spesso i dati sostituiscono il traffico voce) che sono non neutrali per definizione. I maligni sostengono che questa non neutralità ha prodotto risultati modestissimi che sono sotto gli occhi di tutti, gli ottimisti raccontano che, da qualche tempo in qua, la tecnologia dei terminali consente meraviglie sul traffico dati mobile capaci di rendere ricche le telco al di fuori del loro ruolo di meri trasportatori. La realtà forse se ne sta nel mezzo: il traffico dati è cresciuto nel mobile quando sul mobile ha cominciato a passare la stessa Internet delle linee fisse. Tutto questo ha generato una biasimevole tempesta di cervelli: in molte teste troppe lampadine si sono accese, perfino in un paese come gli USA, dove le reti mobili sono, con il loro scarso sviluppo e la mancanza di standard, la prova provata di tutto quello che quegli stessi cervelli avrebbero potuto fare e non hanno fatto. Certo, costi e tecnologie sono differenti e nessuno si aspetta che Verizon o AT&T, Telecomitalia o Vodafone siano benefattori dell’umanità impegnati a garantirci accesso mobile agli stessi costi delle DSL casalinghe, tanto meno in nome della tutela della economia di scala a libero accesso scatenata dalla net neutrality. Nessuno se lo aspetta e le telco non ne hanno del resto nessuna intenzione. Solo che invece di limitarsi alla loro funzione di ISP mobili (con tutto ciò che ne consegue) cercano di estendere ad una fetta sempre più ampia dell’accesso a Internet, i privilegi tipici delle proprie reti proprietarie. Fossi in Verizon farei lo stesso (non funzionerà, ma pazienza, lo scopriranno magari a suo tempo pagando l’eventuale errore in moneta sonante), fossi in Google invece, un po’ mi vergognerei. E a proposito di ottime ragioni per vergognarsi qualcuno ha ritrovato in rete questa pubblicità di Google di quattro anni fa nella quale esaltava la neutralità mettendo in guardia dalle telco cattive. Racconto profetico di un salto mortale inatteso. Più dei mille rappezzi degli azzeccagarbugli di Google (che ricordano molto la tattica ondivaga adottata dall’azienda in Cina, sempre in bilico fra il vorrei ed il non posso) conta il fatto che Vint Cerf, uno dei padri di Internet, vice presidente di Google (una carica quasi onorifica, una specie di senatore a vita pieno di medaglie di cartone) abbia saputo dell’accordo a cose fatte per poi commentarlo con un aziendalissimo “forse non è male come sembra”. Più della nostra delusione e dell’amplissimo biasimo da parte di personalità importanti come Lawrence Lessig, conta questo senso di déjà vu che ci assale. Abbiamo già visto simili salvatori della patria in passato. Non ci piacevano allora e non ci piacciono oggi, anche se siamo stupidi, malfidati, sognatori e certamente lontani dalla comprensione delle complessità che riguarda il futuro delle reti. Non ci piacciono e basta, anche se si chiamano, o forse sarebbe meglio dire, “si chiamavano”, Google. Categorie: Blog
Di quale conflitto di interessi dici?Da una parte la grande flotta parainformativa di Berlusconi (da Chi a Libero da Il Giornale a tutte le sue 5 TV), un abisso da dittatura sudamericana, aiutata magari dai bisbigli dei servizi segreti, dal’altro il povero sitarello web quasi amatoriale della fondazione Fare Futuro. Prove di una inevitabile capitolazione mediatica, rallentata solo dalla resistenza della editoria antibelusconiana. Categorie: Blog
Colpa dei comunistiEdoardo Segantini sul Corriere ci spiega il futuro delle reti. Ora è tutto più chiaro: Questa, almeno, è la visione degli estremisti del gratis, catastrofista come un kolossal hollywoodiano. La realtà è meno spettacolare e più prosaica. Negli ultimi due anni il traffico dati su rete mobile si è fatto sempre più pesante. Servono forti investimenti e le telecom non vogliono essere le uniche a pagare il conto. Ecco perché probabilmente Internet su rete fissa resterà «neutrale» mentre nella telefonia mobile e nelle reti a banda ultralarga si arriverà a concordare variazioni di «pedaggio» tra fornitori di contenuti e gestori delle reti. Parliamo di un’evoluzione inevitabile, ma, come molte cose inevitabili, impopolare Categorie: Blog
Money in & outGizmodo racconta di come un ragazzo di 16 anni abbia già guadagnato un milione di dollari con il commercio online di software e la pubblicità in rete.
Between the lines racconta di come la Microsoft abbia perso otto anni e investito 6 miliardi di dollari nelle sue varie strategie di espansione del business in rete. Categorie: Blog
Pagherete tutto, pagherete caroAnche il plugin per rendere il tuo sito iPad-friendly non è gratis. No, non lo uso. Scusami, ma mi fa una certa impressione pensarti seduto sulla tazza del cesso che mi leggi dall’iPad… TweetCategorie: Blog
La campagna cellulareAnche At&t si accoda alla richiesta Google-Verizon di lasciare l'internet mobile senza neutralità, con la piena disponibilità per le compagnie di ammettere o escludere servizi e contenuti dalla rete di accesso al web via cellulare. Non è una sorpresa. Le compagnie telefoniche sperano di salvare il business della voce e i margini dell'intermediazione sui servizi web controllando le iniziative che si possono sviluppare in mobilità. Anche Apple ha dovuto introdurre molte limitazioni alla sua strategia mobile per l'accordo (peraltro molto conveniente per la società di Steve Jobs) con l'At&t. E tutti quelli che vorrebbero fare voip col mobile o introdurre servizi fortemente concorrenziali con le compagnie avranno sempre molti molti problemi. Questo frena l'innovazione ma salvaguarda la tenuta dei conti delle compagnie mobili. Vedremo se le tecnologie che portano la logica dell'internet fissa in mobilità, come il wimax e il wifi, riusciranno prima o poi a decollare sul serio negli spazi pubblici. A quanto risulta Tiscali tra gli altri ci sta lavorando. In uno scenario del genere, le compagnie cellulari dovrebbero rivedere la loro strategia di controllo dell'internet mobile.
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Il test del nostro tempoLuca Chittaro segnala la possibilità di provare il test di Zimbardo per vedere in quale delle "time zone" della sua presentazione ti trovi. «La versione Facebook interattiva in italiano dello ZTPI e' a questo link. E una descrizione del test è sul blog di Luca.
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L'autodifesa di GoogleGoogle difende la sua proposta sulla net neutrality. Dice che è una proposta di legge e non un accordo di business. Dice che è un buon compromesso perché per la prima volta una grande compagnia telefonica si impegna con precisione sul tema della neutralità nelle reti fisse anche se in cambio ha ottenuto mano libera nelle reti mobili. É una difesa debole, imho. La rete mobile è enormemente importante. Si presta a ogni genere di controlli e limitazioni della neutralità. Si dovrebbe affermare il principio della neutralità anche sul mobile e ammettere Che questa è la strada dell'innovazione. Strategie di chiusura per chi la apprezza, come quella di Apple, non sarebbero in discussione. Sarebbe peró evitato che le compagnie possano discriminare come vogliono i contenuti e i servizi. Nuovi servizi, più aperti si dovrebbero sempre poter fare, per fare concorrenza a quelli più chiusi. Insomma: perché escludere tutto questo a livello di principio?
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Ma se dio esistesse……non pensi che, onnipotente come lo dipingono, penserebbe lui stesso a staccare un assegno a fine mese a coloro che diffondono il suo messaggio di odio sulla Terra, invece di obbligarli a preoccuparsi di entrate e uscite come tutti i comuni mortali, in balia di cittadini sempre meno convinti dell’8 per mille, di regalie ed esenzioni varie da parte di amici pluridivorziati e delle offerte dei fedeli la domenica per l’abbonamento a Sky? Tweet Tweet Categorie: Blog
È anche un problema di virgoleLui scrive di getto, dal cellulare, senza cura per la punteggiatura e senza rispetto per il lettore. Ne esce un pensiero faticoso e poco chiaro, di quelli che pur volendo essere assertivi ti lasciano alcuni punti di domanda. Lei glielo fa notare: non potresti essere più chiaro? Lui risponde: dal cellulare va così, mi passa la voglia di trovare le virgole e se ragionassi di più mentre scrivo perderei di efficacia. Scorrendo innocenti aggiornamenti estivi su Facebook mi si accende una lampadina. È proprio così che facciamo: quando abbiamo torto marcio difendiamo le nostre ragioni con sprezzo della vergogna che dovrebbe serrarci la bocca e invece rispondiamo con la supponenza delle nostre condizioni soggettive elette a criterio universale di giudizio e di giustificazione. Non rispettiamo più le regole del gioco: abbiamo abbandonato il campo neutro, ci siamo ritirati nel nostro cortile. Ognuno contro tutti gli altri, ognuno secondo ordini differenti e autoindulgenti. Categorie: Blog
FT dice che il Centro avrebbe il 20%Per il Financial Times, un eventuale polo di Centro avrebbe il 20% dei consensi tra gli elettori italiani.
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