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Localizzare la geolicalizzazione

Luca De Biase - Gio, 2010-08-12 07:55
Un pezzo del Nyt per rendersi conto che le funzioni nascoste o poco conosciute della geolocalizzaziobe possono riservare sgradevoli sorprese. Ancora una volta la privacy è una questione di informazione e consapevolezza.
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Smart phone dumb user

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Gio, 2010-08-12 06:30

Giuro che non sono ancora riuscito a importare i contatti che erano sulla SIM (e che sono tuttora sulla SIM, ma non legge) sulla memoria del Nokia C5. Ho provato a scaricare Opera Mini, ma mi dice che prima deve aggiornare il software di Ovi. Provo a farlo, e non ci riesco. Adesso l’ho spento, ma penso sia una soluzione solo temporanea.

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Anche Eff contro Google sul mobile

Luca De Biase - Mer, 2010-08-11 15:04
Anche Eff è critica sulle posizioni di Google sulla net neutrality nell'internet mobile.
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Think different

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Mer, 2010-08-11 14:20

Dopo un Nokia coi tasti, vorrei prendere un Sony Vaio con Windows7.
Vorrei, ovviamente, installarci anche Ubuntu Lucid Lynx. Domande:

- per evitare possibili casini, è meglio una scheda grafica integrata Intel che una ATI MobilityRadeon AMDM93 con 512 MB di Memoria Video dedicata, vero?

- la Wireless WAN interna può creare problemi? (sono 100 Euro extra)

- processore e disco fisso (tradizionale o Flash) non c’entrano nulla, vero?

Grazie! :)

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Nostalgia canaglia

Manteblog di Massimo Mantellini - Mer, 2010-08-11 11:11

Poco fa ero in giro in bici con Francesca in una Forlì assolata e vuota di gente. Ho visto in lontananza una strana costruzione ottagonale, mi sono avvicinato incuriosito e in cambio di due euro e 20 ho comprato due quotidiani di carta. Non succedeva da un po’.

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Estiquaatsi

Manteblog di Massimo Mantellini - Mer, 2010-08-11 09:20

Il Corriere dà una mano ai fiancheggiatori del Premier impegnati a raccontarci la marca della canottiera della fidanzata del fratello della moglie dell’odiato Presidente della Camera.

MILANO — Giancarlo Tulliani, dopo essere sfuggito alla ressa di fotografi e giornalisti che assediano da giorni la casa dove abita a Montecarlo in boulevard Princesse Charlotte, è stato fotografato mentre in compagnia della fidanzata pulisce in un autolavaggio del Principato una Ferrari 458 Italia. Di colore blu notte, si tratta di uno dei primi esemplari consegnati del modello presentato un anno fa dal costruttore di Maranello. Per le sue particolari prestazioni è considerata quasi un’auto da corsa (perché è in grado di raggiungere 325 km orari) e costa 197 mila euro. A pubblicare queste immagini è il settimanale Chi, che commenta anche l’abbigliamento del fratello della compagna di Gianfranco Fini, Elisabetta, e della sua fidanzata. Giancarlo Tulliani, infatti, 33 anni, «cognato» del presidente della Camera, nel servizio fotografico indossa una polo blu griffata Ralph Lauren, ma in versione extralarge. Si tratta di un’edizione speciale disegnata per la Nazionale australiana di calcio ai Mondiali 2010. I jeans sono di Dolce & Gabbana, come si evince dalla placca in metallo dorato in cornice di pelle che è cucita sulla tasca posteriore del pantalone. Le scarpe, invece, sono le classiche Hogan, con le H in evidenza, ma nel colore più classico: il blu. La fidanzata, che nel servizio pubblicato da Chi aspetta pazientemente che Tulliani finisca di pulire la Ferrari, è anche lei griffata, visto che indossa una canotta Miu Miu e le zeppe di Prada.

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Spotifacebook

Manteblog di Massimo Mantellini - Mer, 2010-08-11 08:51




L’inventore di Spotify, Rasmus Andersson, lascia il suo figliuolo e va a lavorare a Facebook.

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Un Chiamparino con la soda

Manteblog di Massimo Mantellini - Mer, 2010-08-11 08:14

Oggi Pippo Civati sul suo blog sul Post prova a proporre un piano per il PD in vista delle prossime ormai certe elezioni. Tutte cose vere e condivisibili, anche se io, a leggere solo i nomi dei tre candidati alle prossime primarie del partito (quelli che secondo Civati ora dovrebbero incontrarsi e parlarsi invece che starsene in vacanza) vengo colto dal solito scoramento assoluto e senza ritorno.

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Marketing 101

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Mer, 2010-08-11 07:40

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Show it to ‘em

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Mer, 2010-08-11 00:08

Show them not only where you are, but where you’ve been, and possibly all the places and non-places in between. This is really “web2.0″ onanism at its finest.

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Anche Google

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Mar, 2010-08-10 21:09

Anche Google fa accordi con le Telco e tradisce la comunità tech. What’s next? Hollywood? La RIAA? Se la cosa non ti piace, puoi fare qualcosa: cambia motore di ricerca! Inizia a usare uno dei loro competitor, come Blekko (beta, a inviti) o DuckDuckGo, o Yandex.

(se invece sei convinto che il futuro sia… Twitter search, io non ci posso fare nulla! ;-)

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I sette principi neutrali e non neutrali Google/Verizon

Alessandro Longo - Mar, 2010-08-10 12:24

Sono usciti i sette principi Google/Verizon per cambiare le regole alla base di internet. Due sono controversi: quello che autorizza la nascita di servizi fuori dalla internet pubblica e soggetti ad accordi bilaterali provider-fornitore (sulla velocità e la qualità del servizio). E quello che esclude dalla neutralità il mobile internet.

Ricordando che è una proposta di principi, da far passare al vaglio di Fcc, segnalo la polemica in corso: “Google goes evil”, dice Adam Green, mentre Gillmor spiega perché dovremmo preoccuparcene.

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La condanna dell'internet mobile

Luca De Biase - Mar, 2010-08-10 10:10
Non si capisce perché, nello stabilire alcuni prevalentemente sani principi di net neutrality validi per l'internet a banda larga, Google e Verizon abbiano deciso di introdurre una clausola diversa per l'internet mobile. 
E' chiaro che finora i provider delle reti senza fili hanno fatto più o meno quello che hanno voluto con la questione della neutralità della rete mobile. Ma non è chiaro perché, nello stabilire dei principi, si dovrebbe ammettere che potranno continuare a fare quello che vogliono per sempre.
Non solo perché internet mobile e fissa, dal punto di vista dei cittadini, è diversa per i costi ma non per il significato e per la sostanza del valore d'uso. Non solo perché ammettere la non neutralità della rete rallenta l'innovazione nel mobile (come appunto si vuole evitare che rallenti nel fisso). Ma anche perché ci sono diverse soluzioni, ancora poco sviluppate, ma che dovrebbero poter dare all'esperienza dell'internet senza fili la stessa qualità di quella fissa. O si vuole dire che wimax e wifi pubblica sono definitivamente condannate? O si vuole dire che l'internet mobile è il territorio nel quale le grandi compagnie possono giocare tutte le loro carte nel controllo dell'innovazione? Insomma, questa distinzione può valere come descrizione della realtà, ma a livello di affermazione di principio non mi sembra che regga.
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Da Atanasio a Lochness

Manteblog di Massimo Mantellini - Mar, 2010-08-10 09:29

A tutti voi sarà capitato di osservare un’immagine devozionale, un santino, dedicato a sant’Antonio abate, in cui questi fosse rappresentato in veste di protettore degli animali, ruolo che, nel corso del tempo, la devozione popolare gli ha attribuito. Forse non tutti sanno che in realtà Antonio fu, dal tardoantico in poi, un santo veneratissimo ed estremamente importante. Intanto era egiziano, copto per la precisione, e la sua prima Vita venne redatta in greco da Atanasio, vescovo di Alessandria, nella seconda metà del IV secolo, poco dopo cioè la morte del santo stesso.

La Vita racconta di un uomo che seguì un percorso ascetico verso la perfezione, allontanandosi sempre di più dal consorzio umano e procedendo in solitudine nell’impervio deserto egiziano. Egli viene presentato dal suo biografo come il primo uomo a tentare un’impresa di questo tipo e come il reale fondatore del monachesimo cristiano. Ovviamente la nascita del monachesimo cristiano, che ha comunque un’origine orientale, è storia ben più complessa, ma il messaggio venne colto dalle generazioni seguenti.

Anche Gerolamo (il santo della Vulgata per intenderci) volle dire la sua sull’argomento e, nella sua Vita Pauli, tolse il primato di primo monaco ad Antonio per consegnarlo al suo protagonista, Paolo di Tebe appunto, ma, con un coup de théâtre, fece incontrare i due personaggi nella sua storia. Gerolamo racconta di un arzillo Antonio che, a novant’anni, su ispirazione divina, si mette in cammino per cercare il più anziano, e più vicino di lui alla perfezione, Paolo, monaco di centotredici anni (ebbene sì, la solitudine, la vita senza peccato e una perfetta ascesi portavano a vivere in perfetta forma molto, molto a lungo. A qualcuno potrebbe interessare).

Nella sua strada Antonio incontra una serie di strani personaggi che gli indicano la via da seguire: un centauro, un satiro e una lupa. Infine giunge a destinazione dove finalmente può fare conversazione con l’anziano uomo di Dio e condividere un frugale pasto, vale a dire un pane portato miracolosamente da un corvo. Paolo aspettava solo l’incontro con Antonio per morire in pace dopo il passaggio della paternità spirituale dall’uno all’altro simboleggiata dal dono della tunica di foglie intrecciate dell’anziano al più “giovane”. Saranno due mansueti leoni, materializzatisi all’occorrenza, ad aiutare Antonio a scavare una tomba per Paolo.





I due racconti, quello di Atanasio e di Gerolamo, se pur in parte in contraddizione tra loro (ma la contraddizione non pare essere stata considerata), viaggiarono affiancati per tutto il Medioevo e vennero letti, volgarizzati e poi rappresentati in innumerevoli cicli pittorici. Alcuni episodi divennero topici, come quello di Antonio battutto dai demoni nel deserto, di estrazione atanasiana, o il momento della condivisione del pane tra Antonio e Paolo, o del seppellimento di quest’ultimo. Spesso li ritroviamo nelle Tebaidi, cioè le rappresentazioni pittoriche di alcuni episodi tratte dalle Vite dei padri del deserto: ne abbiamo uno splendido esempio in quella del Camposanto di Pisa.

Più un santo è famoso, più di lui si parla e si scrive. Sono innumerevoli le leggende che successivamente ebbero come protagonista Antonio. Alcune servirono a giustificare la comparsa, improvvisamente e nell’XI secolo, del suo corpo in Francia, nel Delfinato, nonostante nella leggenda atanasiana venisse specificato che Antonio non volle fare conoscere a nessuno il luogo della sua sepoltura (ad esclusione dei due discepoli che materialmente dovettero seppellirlo) volendo evitare l’abitudine ancestrale, e all’epoca ancora praticata in Egitto, alla conservazione, nella propria casa, del corpo mummificato di santi uomini. Non è possibile ora entrare nel merito dei diversi filoni leggendari legati alla traslazione del corpo del santo dall’oriente all’occidente ma quello che è certo è che, da un certo momento in poi, tre distinti corpi vennero venerati come spoglie antoniane in tre luoghi non troppo distanti tra loro nella Francia del sud (quello della moltiplicazione delle reliquie è un fenomeno noto a chi si occupa dell’argomento).

Nel XIV secolo un domenicano di origine galiziana, tal Alphonse Bonhomme, redige una lunga narrazione che, a detta dell’autore, sarebbe stata tradotta direttamente da un testo arabo mai più rintracciato in seguito. Non è escluso che Alphonse abbia inventato di sana pianta la gustosa leggenda in cui il povero Antonio si trova alle prese con una sedicente e bella regina (in realtà il diavolo travestito) che gli si presenta nuda mentre fa il bagno in uno stagno con le sue ancelle, anch’esse completamente nude. Quanta fatica deve compiere il povero asceta per non rimanere irretito, oltre che dalle conturbanti grazie muliebri, dalla sagace facondia della donna!

Ma ancor più originale risulta essere la cosidetta Leggenda di Patras o Leggenda Breviarii composta da un anonimo autore attorno al X secolo. Creando come sfondo un coacervo di grossolane incongruenze geografiche e storiche, l’autore riprende i temi della narrazione di Gerolamo, apportando però alcune aggiunte e qualche significativo cambiamento. Particolarmente singolare risulta colui che indica ad Antonio la via verso Paolo: non più il centauro o il satiro, ibridi di un mondo classico ormai lontano e sfuocato, ma un essere che, se pur ancora metà uomo e metà bestia (con lunghe corna di cervo e piedi di cammello), si ritrova in quelle condizioni perché punito per il suo ferale comportamento. Nella sua solitudine di monaco aveva ceduto al demonio peccando con una cerva.




L’anonimo monaco autore della leggenda doveva avere un certo prurito per le vicende sessuali, dato dimostrabile in altri passi del racconto, ma il peccato di zoofilia doveva comunque essere sentito come una reale preoccupazione in quei secoli dal momento che viene ricordato in alcuni penitenziali nei quali spesso ci si preoccupa anche dell’opportunità o meno di consumare la carne degli animali resa impura dal contatto sessuale con l’uomo. Comunque sia il povero uomo-cervo della leggenda riesce a recuperare l’aspetto umano solo dopo aver confessato, con sincero pentimento, il suo terribile peccato ad Antonio.




Un altro interessante aspetto della leggenda di Patras, che mi piace sottolineare, riguarda il momento in cui Antonio, accompagnato dai suoi discepoli, si imbatte in una fonte occupata da un enorme serpente-drago a cui il santo, dopo la recita degli opportuni salmi, comanda di andarsene repentinamente. E qui arriviamo al drago.

La settimana scorsa eravamo in viaggio in Scozia e abbiamo costeggiato per un po’ il lago di Lochness. Quello della famosa foto del mostro scattata nel 1934 poi rivelatasi un falso.





Le guide raccontano che il mostro del lago (attorno al quale è stato costruito un forrmidabile merchandising) sarebbe rintracciabile già nel racconto della vita di santa Colomba, monaco irlandese, evangelizzatore dell’isola e vissuto nel VI secolo. In effetti nel racconto della sua vita, scritto nel VII secolo dal monaco Adamnano di Iona, compare un gustoso capitoletto in cui il santo si impegna a cacciare l’immonda bestia acquatica. Tralasciando il legame fonte-serpente di ascendenza classica, va detto che il motivo del santo addomesticatore del genius loci, sostituto cristiano dell’eroe sauroctono classico, protagonista di miti di fondazione e di vittoria sul paganesimo, rientra abbondantemente nella topica agiografica. Sono innumerevoli i santi che combattono contro il serpente-drago: spesso si tratta di monaci, nella maggior parte dei casi di vescovi. Il drago prefigura quasi sempre il demonio, come nel caso della leggenda antoniana o di santa Colomba, ma può anche essere interpretabile, in ottemperanza alle teorie miasmatiche, come il corruttore ed ammorbatore delle acque e dell’aria.





La famosa pestilenza romana, che venne fermata da Gregorio Magno quando era ancora vescovo della città, sarebbe stata causata dallo spiaggiamento dal Tevere di serpenti acquatici e, come ha dimostrato Mario Sensi, il culto di santi sauroctoni trova un legame con le epidemie di malaria nell’area umbra.

A Lochness tutto sommato in origine non accadde nulla di speciale. Potete riporre il binocolo e la fotocamera e andarvene tranquillamente da un’altra parte.

[Alessandra]

p.s. chi volesse ammirare le storie della vita di Antonio, in minima parte descritte in questo post, potrebbe recarsi ad esempio nella piccola chiesa di Sant’Antonio a Cascia, nella meravigliosa e ben più famosa chiesa di San Francesco a Montefalco oppure nella chiesa del Tau a Pistoia.

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La domanda del 2010

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Mar, 2010-08-10 06:44

Le presentazioni “niu economi duepuntozero” le si faranno usando l’iPad?

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Per una sola neutralità

Manteblog di Massimo Mantellini - Mar, 2010-08-10 06:39

Senza troppi giri di parole a Google si dovrebbero vergognare.


In Google’s case, the proposal’s endorsements of two-tier Internet service and a hands-off approach to cellular-based Web services represent a break with many other online companies, which have argued for strict neutrality in how Internet traffic is treated. Google itself previously expressed general support for rules prohibiting discrimination among forms of Web traffic.
The joint endorsement of exempting wireless services from net neutrality is a significant victory for cellular broadband providers such as Verizon, which have said that excessive regulation of those services would stifle their investments.



Ne parla anche Ars Technica.


(WSJ via paferrobyday)

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Milano ad agosto

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Lun, 2010-08-09 16:24

Agosto è il migliore dei 4 mesi estivi: maggio, le allergie; giugno, il più umido; luglio, il più caldo. Agosto, città tranquilla, poco traffico, quasi nessun SUV, pub sotto casa chiuso. Certo, el mé prestiné l’é sarà, ma al super l’é pien de dunnett che parlen la mia lingua.

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Digitalia

Manteblog di Massimo Mantellini - Lun, 2010-08-09 13:12




Qualche mese fa la rivista dei Beni Culturali Digitalia mi chiese di scrivere un breve saggio per il numero in edicola sul rapporto fra ebook e lettura. Lo potete leggere sul sito della rivista da pagina 59 in avanti, oppure qui di seguito.







Quattro americani su dieci, ebbe a dire Steve Jobs nel 2008, leggono al massimo un libro all’anno. Non è quindi importante se il prodotto (si riferiva a Kindle, l’ebook reader di Amazon) sia o non sia un buon prodotto, il punto è che il mercato dei libri elettronici è un mercato destinato al fallimento. Le percentuali di lettura italiane non sono molto diverse da quelle citate da Jobs nel 2008: il 38% degli italiani legge al massimo un libro ogni anno. Resta aperta, al di là delle boutade del sovrano di Apple, una domanda: come intendiamo comportarci, dentro il mercato digitale, nei confronti dei milioni di lettori, più o meno forti ma che comunque esistono, dimenticati dentro le statistiche del pianeta?

Quelle che seguono sono rapide impressioni sui libri elettronici da parte di un utilizzatore qualsiasi: piccoli pensieri nati dall’uso quotidiano da parte di un lettore normale, amante dei libri di carta, ma anche affezionato cronico alla rete internet, di un fan della notizia, della letteratura, della poesia e perfino del giornalismo di inchiesta.


Premessa.

La premessa indispensabile è questa: diffidate dai giudizi sui libri elettronici da parte di chi non ha mai usato un ebook reader. I computer, in qualche modo, si assomigliano tutti; gli smartphone hanno fra loro numerosi punti di contatto, i lettori musicali, i televisori e le lavastoviglie possono essere, quasi sempre e con facilità, restituiti ad un canone di appartenenza noto. I libri elettronici, in particolare i device ideati per riprodurli, no. L’esperienza del loro utilizzo non è facilmente riconducibile ad altre: leggere un romanzo su Kindle o su un altro e-book reader ad inchiostro elettronico è una esperienza che non assomiglia per nulla a leggere un romanzo su carta e non ha grandi punti di contatto nemmeno con la lettura di un testo digitale sullo schermo di un computer. È – banalmente - un’altra cosa. Impossibile descriverla se non la si è sperimentata per un tempo ragionevole. Uno dei primi romanzi che mi capitò di leggere su Kindle fu il libro di esordio di alcuni amici. Una volta terminata la lettura, mentre pensavo a cosa rispondere agli autori che mi domandavano un parere, mi venne spontaneo chiedermi se averlo letto su Kindle (e non su un manoscritto o sullo schermo di un computer) avesse in qualche maniera condizionato il mio giudizio. Non avevo ancora molto chiaro come, ma ero (e sono) abbastanza certo che il supporto abbia in qualche maniera migliorato il mio parere su quel testo.


La retorica nel cassetto.

Le informazioni sulle qualità degli ebook reader che è possibile rintracciare un po’ ovunque, mi piacerebbe darle per scontate. È vero, gli ebook reader possono contenere grandi biblioteche (così come la retorica dei lettori mp3 ci ha insegnato a viaggiare con tutta la nostra musica in tasca), la batteria del lettore dura molti giorni (specie se vi ricordate di spegnere il wireless), l’inchiostro elettronico non affatica gli occhi. Se vogliamo aggiungerne un altro paio possiamo dire che domani (o forse dopodomani) gli ebook potranno essere una risposta concreta al rischio scoliosi dei nostri figli gravati da zaini scolastici pesantissimi e che tali device, presto o tardi, avvicineranno autore e lettore, costringendo l’industria editoriale ad una qualche salubre rivalutazione di sé. Tutto giusto, tutto condivisibile, ora però chiudiamo il cassetto e parliamo d’altro.



A letto con Kindle.

Il compianto Franco Lucentini, intervistato molti anni fa, raccontava di come lui si fosse inventato un trucco per leggere a letto i tomi particolarmente pesanti. Ne acquistava due copie identiche. Una la teneva nella libreria per la consultazione, l’altra la tagliava in due parti (letteralmente) per maneggiarla meglio quando era a letto. Si trattava di un escamotage costoso che un ebook reader avrebbe risolto con facilità. Gli ebook reader sono device leggeri, i più pesanti faticano a superare il mezzo chilogrammo, quelli di dimensioni minori pesano circa 300 gr. L’esiguità della superficie di lettura costa qualcosa in termini di refresh della pagina, nel senso che sugli schermi più piccoli, quelli da 5 o 6 pollici, sarete eventualmente costretti a “girar pagina” più spesso, ma il font in molti casi può essere adattato in grandezza, un vantaggio non indifferente specie se state iniziando i primi duelli con l’elasticità del vostro cristallino. Di contro – e va detto fin da subito – la scarsa risoluzione di contrasto dello schermo ad inchiostro elettronico è un prezzo che si paga rispetto alla pagina di carta, per lo meno in termini di maggior illuminazione dell’ambiente.

Se gli occhialini da lettura vi infastidiscono, se non desiderate sezionare testi che amate per portarli a letto con voi, un lettore di libri elettronici potrebbe essere una soluzione, a patto che abbiate cura di illuminare decentemente la stanza, meglio se, attraverso una luce indiretta.


Da retrolluminato a davantilluminato

Come tutti sappiamo la retroilluminazione degli schermi dei computer è una delle ragioni per cui leggere un lungo testo elettronico su tali schermi è da molti percepita come una attività faticosa e fastidiosa. Senza che ce ne accorgiamo la nostra retina viene colpita 60 volte ogni secondo dal refresh dello schermo; alla lunga, pur con i miglioramenti tecnologici di questi anni, si tratta di un bombardamento che si fa sentire. Occorre però riconoscere che, anche in questa esiziale differenziazione fra schermo retrolluminato e inchiosto elettronico, c’è un po’ di retorica e qualche forzatura. Qualche anno fa “The Poynter Institute” dimostrò con uno studio (http://www.poynter.org/resource/120458/Eyetrack07ASNE.pdf) accurato che fece molto discutere che non è poi vero che sul web, patria della lettura in formato digitale, si prediligano testi brevi, magari in relazione ad una nota difficoltà di lettura sugli schermi retroilluminati dei computer: su Internet in genere, come del resto altrove, il lettore che è in tutti noi predilige i testi belli rispetto a quelli brutti. E se sono belli e lunghi tanto meglio. Di fatto poi ognuno di noi spende un numero di ore crescente di fronte a schermi LCD ed esiste una forma di ovvio adattamento a queste condizioni di sfavorevole tempesta per le nostre retine. Dentro questo spazio abitudinario si inserisce probabilmente il recente tentativo di Steve Jobs, un tentativo in effetti meno convinto di quanto non ci si aspettasse, di convincerci ad acquistare prossimamente libri e quotidiani su iBooks, lo store elettronico prossimo venturo di iPad. Del resto molti utenti di iPhone già oggi benedicono una applicazione gratuita che si chiama Stanza, una sorta di interfaccia di lettura di libri elettronici applicata al piccolo schermo del telefono di Cupertino. Stanza è molto ben fatta e facile da usare, ma l’iPhone non sembra essere l’ambiente ideale per migrare usi e costumi dei lettori di libri verso il formato elettronico. L’iPad forse potrebbe diventarlo.

La realtà dei fatti è che gli schermi ad inchiostro elettronico si leggono bene in moltissime condizioni di luce e si prestano quindi anche ad una lettura all’aperto o in condizioni variabili di illuminazione, gli schermi dei computer portatili e degli smartphone no. Una volta detto questo va aggiunto che l’inchiostro elettronico di Kindle o dei lettori di Sony o di Samsung, perde il confronto di leggibilità con un pagina di un libro cartaceo, soffrendo per esempio in qualche misura l’illuminazione diretta da parte di fonti di luce artificiale. In tali condizioni esiste un effetto riflettente dello schermo che rende necessario adattare l’angolo di inclinazione della pagina, esattamente come avviene quando sfogliamo certe riviste patinate dalle pagine particolarmente lucide.

Usabilità: la preistoria di qualcosa di nuovo

Qualche settimana fa ho ricevuto una mail dal rappresentate di una associazione di genitori che mi chiedeva: “Secondo Lei Kindle potrebbe essere utilizzato nelle scuole gia adesso? “

Aperta parentesi. Una delle accelerazioni attese ed auspicate in relazione alla comparsa degli ebook non è solo quella legata al peso delle cartelle nelle scuole, ma anche quella legata al costo ed al rapido invecchiamento dei libri di testo. Fuori dalle polemiche sui costi per le famiglie degli aggiornamenti ad orologeria dei manuali, i libri elettronici aprono, in teoria, la grande partita della editoria scolastica in rete e creano lo spiraglio verso una possibile disintermediazione dei contenuti educativi. Chiusa parentesi.

La risposta alla domanda, almeno riferendosi al lettore di libri elettronici di Amazon, è: per ora no. Kindle ha alcuni cospicui limiti legati all’interfaccia. Ci disinteressiamo per ora di due di questi fra i più citati (lo schermo non a colori, la mancanza di una interfaccia touch) per occuparci di quello di maggior sostanza, per lo meno in ambito educativo. Il software di Kindle è stato pensato per leggere romanzi, saggi e quotidiani, anzi meglio, per farci acquistare romanzi saggi e quotidiani.L’oggetto Kindle, unico per ora nel suo genere, in attesa della commercializzazione in Europa di Nook di Barnes & Noble, è prima una edicola di un libro, è una propaggine del Kindle Store e non viceversa. Benché l’offerta contenutistica, per lo meno in USA, sia ampia e trasversale (dai blockbuster editoriali, ai grandi quotidiani, ai blog e wikipedia) e benché certe rigidità dei primi tempi siano state recentemente smussate (per esempio introducendo il supporto al formato PDF la cui mancanza di fatto avrebbe spinto Kindle ai margini del nascente mercato) il software del lettore di Amazon non è oggi adatto ad un uso scolastico. E’ troppo complicato navigare dentro i testi, sfogliare velocemente le pagine è impossibile, note e sottolineature sono possibili ma non intuitive, il supporto alle immagini molto modesto. Per le medesime ragioni Kindle non si presta molto ad essere utilizzata come periferica di consultazione in genere, la sua interfaccia è pensata per sfogliare un giornale o leggere un libro in maniera sequenziale, per tutto il resto mostra con imbarazzata naturalezza tutti i suoi difetti di gioventù. O semplicemente le sue scelte di user experience.



Peccati di gioventù

E’ buffo trovarsi a definire “giovane” una tecnologia che è ormai vecchia di un decennio. Se ci riferiamo per esempio ad Internet un decennio ha significato un cambio di orizzonte violentissimo nella percezione, diffusione ed utilizzo della rete. Se penso a com’era Internet dieci anni fa ed a come è oggi, davvero non saprei descriverne le differenze, tali e tanti sono stati gli stravolgimenti occorsi. Per i libri elettronici invece è come se dieci anni fossero passati inutilmente. La tecnologia usata oggi (l’inchiosto elettronico inventato dalla E-ink di Joe Jackobson nel lontano 1996) sostanzialmente la stessa. Siamo talmente concentrati nel descriverne i pregi che i suoi difetti ci sembrano trascurabili. Eppure oggi è quasi inconcepibile che si stia discutendo di oggetti il cui schermo restituisce 16 toni di grigio, è perfino difficile accettare che strumenti tecnologici che hanno visto trascorrere al massimo un anno o due di vita dalla loro comparsa sul mercato, abbiano interfacce utente tanto primitive, siano afflitti da una enorme confusione sui tanti formati di testo disponibili, fra quelli liberi come il formato Epub, quelli proprietari, i software di conversione per passare da uno all’altro, i troppi differenti DRM (acronimo di software di protezione denominati Digital Right Management Systems). Una confusione ciclopica in attesa che compaiano i primi schermi a colori attesi non prima del 2011.E non si tratta nemmeno di una confusione inedita visto che qualcosa di simili accadde anche nel 2001 quando Microsoft presentò il proprio formato proprietario per ebook ed aprì anche in Italia alcuni esperimenti di libreria elettronica poi velocemente chiusi.

La questione dei formati è solo apparentemente una faccenda marginale perché fino a quando la protezione del copyright sui testi elettronici sarà pensata da ogni attore in campo separatamente sarò difficile immaginare che un mercato sano e ampio abbia la possibilità di crescere e consolidarsi. Così come la musica digitale si è rapidamente accodata al formato mp3 (che curiosamente era il formato adottato dai “pirati”) qualcosa di simili dovrà accadere con gli ebook. A tale proposito una spallata sembra essere arrivata dall’annuncio di Apple di supportare su iPad il formato epub che consentirà al tablet della mela di leggere immediatamente enormi librerie di testi di pubblico dominio che tale formato supportano e di gestire contemporaneamente anche la protezione dei testi distribuiti attraverso gli accordi con gli editori sull’applicazione apposita iBooks.


Esperienze dell’ebook

Nel frattempo i lettori di libri elettronici di nuova generazione aggiungono all’esperienza di lettura un paio di abitudini molto facili da adottare e difficilissime da perdere. La prima è l’accesso ubiquitario agli store elettronici. La seconda, altrettanto importante e spesso sottaciuta, è l’ampia diffusione del cosiddetto acquisto di impulso.

Quanto all’ubiquità essa vale ovviamente per i lettori che gestiscono una connessione da e verso la libreria online di riferimento. Al momento accade con Kindle e iPad, prossimamente si tratterà di una feature adottata da sempre più lettori. Anche in Italia per esempio Telecom Italia ha dichiarato che entro pochi mesi si attrezzerà con un proprio ebook reader, interfacciato con una libreria online nella quale acquistare i testi. L’essere costantemente collegati allo store su Kindle avviene mediante un accordo fra Amazon e operatori telefonici in maniera gratuita per il possessore del reader; su iPad invece ogni utente sfrutta collegamenti wifi o 3G con costi a proprio carico. Essere sempre collegati è uno dei grandi valori che possiamo associare all’esperienza di lettura elettronica. La possibilità di ricevere in pochi secondi i nostri quotidiani o i settimanali preferiti quando siamo in viaggio, così come i romanzi o i saggi appena pubblicati, è un lusso di quelli difficile da perdere. In particolare nel caso di Kindle tutto il processo avviene in maniera totalmente trasparente nei confronti dell’utente che non deve preoccuparsi di nessuna questione tecnica. Sia che si trovi a Roma o a Londra a New York come a Singapore, Kindle si occupa di riconoscere la strada digitale verso casa andando a scaricare (a pagamento ovviamente) i contenuti desiderati. Si tratta di un modello di business che collega strettamente il reader ai contenuti che ospita, lasciando nelle mani di Amazon buona parte del processo. E’ questa una delle ragioni per cui fra editori e Jeff Bezos i rapporti, da tempo, non sono esattamente idilliaci.

L’altro aspetto importante è di natura fortemente psicologica. Quante volte ci capita di acquistare prodotti di cui non abbiamo strettamente bisogno solo perchè in un dato momento ci è capitato di desiderarli? Con Kindle, con iPad, con Nook o con i lettori di nuova generazione che verranno presentati nei prossimi mesi, sarà sempre più spesso così. L’acquisto d’impulso è raggiungibile alla breve distanza di un click, non ci sono portafogli da estrarre, numeri di carte di credito da digitare o altre procedure da impostare. Anche la scelta degli estratti gratuiti che editori come Amazon offrono ai propri clienti, consentendo il download di alcune parti del libro al quale saremmo interessati, sono pensati nella logica della massimizzazione di tale effetto. Terminata la lettura del pezzo gratuito, quasi sempre scelto fra le parti più avvincenti del testo, compare improvvisamente e senza preavviso il piccolo invitante bottone “compra”. Bloccarsi un attimo per meditare con maggior calma sull’opportunità dell’acquisto non è sempre facile. Dentro le normali librerie fatte di scaffali e libri cartacei accatastati l’effetto è diametralmente opposto. Nella grande maggioranza dei casi siamo combattuti e incerti: una indecisione legata alla ampia scelta disponibile di fronte ai nostri occhi obbliga talvolta a gesti maggiormente meditati rispetto a quello di un singolo click sullo schermo del nostro ebook reader. Di contro le librerie elettroniche annullano quasi completamente l’effetto euforizzante legato a questioni differenti rispetto al testo stesso. Non ci sono copertine più o meno belle , tipi di carta e impaginazioni capaci di orientare la nostra scelta, i libri elettronici si assomigliano tutti e molte categorie che abbiamo usato per decenni per farci piacere questo o quel testo vengono improvvisamente annullate.


Vecchi e nuovi feticismi

La tecnologia cambia le nostre abitudini e con esse anche le nostre priorità. Il feticismo per la carta è una delle più citate fra le abitudini difficili da perdere. Da quando esistono i libri elettronici moltissimi lettori fra quelli dubbiosi sulle virtù dei testi fatti di bit, si sono dichiarati incondizionati amanti del profumo delle pagine cartacee, affezionati ascoltatori del frusciare dei fogli, raffinati sostenitori di questo o quel font grafico. Un partito al quale non è poi così difficile iscriversi. Non meno frequentato è lo schieramento opposto, quello dei profeti del nuovo orizzonte elettronico, della fine della carta, del trionfo dei testi digitali, di tutta la cultura del mondo formattata nello spazio di una singola unghia. Non è obbligatorio prendere posizione, del resto le previsioni millenaristiche sulla fine dei quotidiani, sulla scomparsa della costosissima carta sostituita da succedanei elettronici hanno fino ad oggi ampiamente sbagliato bersaglio. Nel 2002 Nicholas Negroponte dichiarò che nel giro di 4-6 anni i quotidiani cartacei sarebbero scomparsi, Dick Brass di Microsoft oltre un decennio fa, sull’onda della prima infatuazione per i libri elettornici raccontava che entro il 2002 sarebbero stati venduti 1 miliardo di ebook. A Palo Alto già nel 1975 si profetizzava che la digitalizzazione dei testi avrebbe causato una caduta verticale dei consumi di carta, ma appena uffici e amministrazioni iniziarono a digitalizzare i propri documenti ci si accorse che il consumo di carta subiva invece una inattesa impennata. Contemporaneamente statistiche ripetute e convincenti ci dicono che negli ultimi anni in USA i cittadini hanno iniziato ad informarsi maggiormente sul web che non sulle pagine cartacee di quotidiani e periodici e che la traiettoria verso il formato elettornico è costante e difficilmente contestabile un po’ ovunque nel mondo. In questo contesto gli ebook reader sono una grande scommessa per un futuro molto prossimo. Come se non bastasse devono oggi fronteggiare una attenzione spasmodica ed ansiosa da parte del mercato, legata in buona parte alla grande crisi dell’industria editoriale degli ultimi anni. Certamente le attese che molti editori ripongono in essi sono eccessive. Nonostante questo leggere un ebook è una esperienza appagante e completa, i servizi che le aziende stanno costruendo attorno all’editoria elettronica sono innovativi e inconsueti e – probabilmente - ci apprestiamo tutti a vivere un periodo di sana convivenza fra fonti elettroniche e cartacee, di incroci fra informazioni che ci raggiungono in rete, accanto ad altre che recupereremo nelle edicole e dentro le librerie. Leggeremo meglio e leggeremo di più, su differenti supporti ma con una tendenza chiara allo scivolamento verso quello elettronico. Oggi alcuni software di lettura digitale (compreso quello appena presentato da Apple per iPad) simulano graficamente lo scorrere della pagina di carta: ricostruiscono una abitudine che appartiene a tutti noi e ce la propongono nella glaciale impersonalità della rappresentazione elettronica. E’ questo forse il miglior racconto di un periodo di mezzo, dove l’accettazione di nuovi scenari deve essere ancora metabolizzata. Ed anche la simulazione elettronica dell’indice che “volta la pagina” può essere utile alla causa. Ma se domani leggere un libro elettronico diventerà un esercizio di assoluta normalità, quello che invece possiamo vedere oggi, maneggiando i primi lettori di ebook disponibili sul mercato, è che sarà probabilmente bello come leggere un libro di carta, anche se sarà differente. Avremo ancora cosi tanto da leggere e cosi poco tempo per farlo. In un ricorso gattopardesco nel quale tutto cambia, perfino l’oggetto-libro, per restare uguale a se stesso.

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Twitter aiuta a vendere [updated]

Dotcoma di Massimo Moruzzi - Lun, 2010-08-09 12:28

Io l’ho sempre detto. Che era una panzana.

Ma no, scherzi? – mi dicevano. Dell vende “un casino” via Twitter. E io pensavo: boh. E poi mi dicevo: mah, può anche essere, alla fin dei conti se lo usi come canale per offerte speciali o per vendere i fondi di magazzino a prezzi scontati, è anche possibile che funzioni. Per puro caso sono finito a leggere un meraviglioso report sui “soscial midia”. Dell – che, è il caso di ribadire, è il più grande caso di successo di vendita via Twitter – ha venduto “ben 6,5 milioni di dollari di prodotti” via Twitter. Niente male. Su un fatturato di 53 miliardi di dollari (se ho fatto bene i conti) è niente meno che lo 0,012%.

[ ... work in progress ... ]

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Ipotesi sulla BP..

Luca De Biase - Lun, 2010-08-09 09:15
Un esperto di piattaforme petrolifere spiegava, nel corso di una conversazione amichevole, come tutta l'industria fosse a conoscenza dei difetti dell'impianto della BP nel Golfo del Messico. Tutti sanno anche, diceva, che il tentativo attualmente in corso di minimizzare la percezione dei danni causati dalla rottura dell'impianto non è credibile. E terminava ipotizzando che la BP non sopravviverà come compagnia indipendente: sarà acquisita da investitori affamati della sua tecnologia. I cinesi sono i più probabili candidati.
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