Luca De Biase

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An Italian journalist writes about perspective, a notion that Italy sort of invented and then forgot. Because the future is the consequence of what we do today. Subjects: knowledge economy and happiness, social media and information ecology, value and vision. RSS
Updated: 53 min 38 sec ago

La ricostruzione di Tangentopoli

Ven, 2010-07-23 10:26
Mani Pulite aveva limitato e in parte abbattuto Tangentopoli. Gli ultimi 17 anni di politica sembrano una lenta ma sempre più decisa ricostruzione. Adesso salta fuori che per indagare con le intercettazioni in merito a possibili reati di corruzione ci saranno altre difficoltà.

Esiste purtroppo un ceto "imprenditoriale" che considera la corruzione normale o per lo meno accettabile, in cambio di lavoro. E invece è una pratica profondamente ingiusta e inefficiente, che mette in difficoltà le imprese corrette e favorisce quelle che accantonano fondi neri e competono a suon di mazzette. Inoltre, apre la strada alle mafie mentre riduce gli incentivi all'innovazione.

Non c'è nessuna giustificazione per chi vuole ricostruire Tangentopoli. Nessuna.

Non è una faccenda solo italiana. Ma l'Italia non sta facendo abbastanza per liberarsi da questa imbecillità. Qui c'è un discorso di un grandissimo combattente contro la corruzione, Peter Eigen (Transparency.org):


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Esperienza

Gio, 2010-07-22 16:25
Una tv diversa è possibile. Tre giorni pieni di lavoro con il gruppo eccellente di Gregorio Paolini per realizzare un esperimento di trasmissione con camere, luci e ambientazione da cinema. Una narrazione spettacolare, una ricerca pienamente consapevole della modestia che di deve coltivare di fronte allo sviluppo della conoscenza. Un tentativo chiaramente "successivo" alla divulgazione scientifica. Per parlare dell'innovazione non si poteva che innovare.
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Scoble entusiasta di Flipboard

Mer, 2010-07-21 07:10
Robert Scoble è entusiasta di Flipboard, una nuova app che fa vedere il contenuto proveniente da Twitter, Facebook, feed di giornali e altro, nella forma di un magazine che si sfoglia e si aggiorna continuamente.
Il design del magazine si dimostra molto attraente. E' come se trasformasse contenuti piuttosto semplici in qualcosa di elaborato e critico. Una storia di user interface che si riprogetta per contenuti del tutto nuovi e per modalità produttive del tutto rinnovate.
In crisi non è l'utilità e la bellezza della forma del magazine.
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Bavaglio di principio

Mer, 2010-07-21 07:01
Se la legge bavaglio verrà approvata con le modifiche introdotte ieri sarà un po' meno penalizzante per la magistratura, ma non modificherà un principio: che i giornalisti e i giornali possono essere ritenuti colpevoli nel caso che pubblichino un documento rilevante per la cronaca ma non ancora uscito dalle maglie introdotte dalla nuova legge.
Il principio in America è diverso: e garantisce molto di più la libertà di stampa. Il giornale ha diritto di pubblicare. Se il documento è uscito illegalmente sarà colpevole chi lo ha fatto uscire non il giornale che lo ha pubblicato.
Nonostante la crisi dell'editoria, probabilmente nelle aziende editoriali continuerà a crescere il costo del lavoro di una categoria professionale: gli avvocati.
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ItalyLeaks: la luce dell'ombra

Mar, 2010-07-20 19:08
Mettiamo in chiaro le proporzioni. La maggioranza degli italiani ottiene notizie solo dal Tg, dice il Censis. Significa che le notizie che si trovano sui giornali e su internet sono note a una minoranza di italiani. Anche perché una buona metà degli italiani non legge e non scrive. La visione della realtà più diffusa è data dalla televisione. Sia a livello di fatti, sia a livello di interpretazioni dei fatti.
In questo contesto, non è assurdo che qualcuno pensi che quello che viene fuori in rete attraverso Wikileaks sia destinato a restare vagamente clandestino. 
Il risultato si potrebbe ribaltare contando sul passaparola della rete e il passaparola fisico tradizionale, cui si potrebbe aggiungere nei fatti l'alleanza dei giornali più lungimiranti. 
Si può essere contenti dell'arretramento del bavaglio. Ma non del fatto che un problema in più per pubblicare le notizie comunque ci sarà. Occorre prendere le misure del problema: non è possibile che le notizie più complesse e più importanti per farsi un'idea siano poco diffuse o semiclandestine. Ma paradossalmente proprio l'esorbitante potenza della tv generalista potrebbe finire col creare le condizioni di una strutturale alleanza tra gli altri media. Cui si potrebbe aggiungere una forma di alimentazione del passaparola tra coloro che a quei media non accedono o non possono accedere se tra il territorio e la rete si trovassero nuove connessioni.
ps. La segnalazione su ItalyLeaks è stata rilanciata da blogger attenti come Ppr, Dario, Alessandro, Delbo. E commentata da Guido Scorza. (Nei commenti anche alcune valutazioni controverse su Wikileaks che meriterebbero un'ulteriore discussione).
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Italyleaks

Sab, 2010-07-17 06:19
Alcuni giornali italiani hanno già contattato Wikileaks per distribuire le intercettazioni nel caso che fosse introdotta la legge che ne vieta la pubblicazione. Una domanda: ma poi linkare i documenti pubblicati su Wikileaks sarebbe consentito o vietato? È una domanda che ha senso solo in un paese con poca libertà di informazione.
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Scoop ItalyLeaks

Ven, 2010-07-16 15:26
Se passa la legge contro la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, l'Italia diventerà con ogni probabilità una delle principali nazioni che contribuisce a WikiLeaks.

E parlandone con Julian Assange, ci si accorge che il capo di WikiLeaks ne è ben consapevole.

Che cosa succederà? Ecco, riassumendo, quello che ha detto Julian: 1. La nuova legge islandese ha già convinto il parlamento europeo a sostenere l'introduzione di un'analoga legge in Europa; 2. Diversi giornali italiani hanno già preso contatto con WikiLeaks per pubblicare le notizie che diventeranno eventualmente proibite; 3. La legge evolverà in modo che si potranno intentare cause internazionali contro i paesi europei he non garantiscono protezione ai giornalisti che fanno il loro lavoro.

Probabile che la legge bavaglio nell'epoca di internet non bloccherà le notizie.
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Ecologia della credibilità

Ven, 2010-07-16 08:47
A quanto pare la credibilità si guadagna con un lungo lavoro e si perde in un attimo. E quando si perde non si ricostruisce se non con un lavoro almeno altrettanto lungo.
In questo, evidentemente, assomiglia all'equilibrio ambientale. Un sistema ecologico ci mette milioni di anni a formarsi, ma si può distruggere in breve tempo. 
Se resiste, quando resiste, è solo grazie alla biodiversità. Una monocultura come quella delle aragoste del Nordamerica, diceva Johan Rockström a Ted, sembra estremamente efficiente. Ma basta l'inserimento anche casuale di un organismo esterno per distruggerlo. L'equilibrio ecologico di lunga durata si forma attraverso la biodiversità.
La credibilità a sua volta resiste meglio se non è basata su un'unica caratteristica. Ma si attribuisce a una persona della quale si conoscono i caratteri distintivi, i valori, i fatti compiuti, le complessità e persino i difetti. La credibilità ottenuta per manipolazione di una o due caratteristiche della persona è fragile.
Un sistema dell'informazione è credibile se è dotato di infodiversità. Altrimenti è fragile. E prima o poi crolla. 
(Ma anche le persone hanno bisogno di infodiversità: se si chiudono in un ghetto culturale finiscono per avere una visione del mondo fragile).
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Ethan Zuckerman

Gio, 2010-07-15 20:28
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Jamil Abu-Wardeh

Gio, 2010-07-15 09:30
Dicono qui in Inghilterra che una commedia che ha successo "kills" mentre una che si dimostra un insuccesso "bombs". «Mi pareva molto adatto al nostro tipo di spettacolo: la commedia mediorientale» dice Jamil Abu-Wardeh. (Ethan riassume). Tanto che con altri colleghi - tra cui un iraniano e un coreano che parla arabo - è riuscito a mettere in piedi una compagnia chiamata "The Axis of Evil". Per combattere gli stereotipi li devi ridicolizzare...
Ecco una registrazione. Non quella di Ted che arriverà nei prossimi giorni con la solita fantastica qualità...

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Ethan "Ted" Zuckerman

Gio, 2010-07-15 09:25
Per chi vuole seguire Ted ci sono molte risorse proposte dalla stessa organizzazione. Ma per leggere i riassunti delle lezioni c'è una soluzione favolosa: il blog di Ethan Zuckerman. Un live blogging professionale...
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Scienza dell'ebollizione

Gio, 2010-07-15 09:14
Jean-Claude Burgelman, David Osimo e Marc Bogdanowicz scrivono un paper dal titolo Science 2.0 (change will happen...). Dimostrano come il cambiamento nei mezzi di lavoro scientifico e soprattutto nei mezzi di comunicazione e condivisione della conoscenza scientifica sono a una sorta di punto di flesso nella crescita per quanto riguarda il numero di ricercatori che scrivono, di paper pubblicati e di dati disponibili. Ci sarà una crescita esponenziale in tutte e tre le variabili.
Questo provocherà profondi cambiamenti, nella natura della scienza stessa, ipotizzano gli autori. Ci sarà una maggiore apertura e disponibilità di conoscenze ma anche una maggiore instabilità delle ipotesi e una maggiore ineguaglianza nella distribuzione delle risorse.
Quando qualcosa cresce esponenzialmente, all'inizio non sembra nulla, poi è enorme. In modo vagamente improvviso. Se questo dovesse in qualche modo succedere alla scienza, le conseguenze sarebbero enormi: vale la pena di prepararsi a gestire il cambiamento. Se non ci riescono gli scienziati...


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Ma dov'è l'Italia?

Mer, 2010-07-14 09:45
Grande Ethan Zuckerman a TED. Chiusi nel gregge di quelli che la pensano come noi, abbiamo una visione del mondo distorta. Elif Shafak dimostra la forza delle storie per costruire una cultura cosmopolita. E David McCandless usa la raffigurazione dei dati statistici per superare stereotipi e luoghi comuni.

Ci si accorge che l'Italia è il paese dei luoghi comuni. Il dibattito autoreferenziale rischia di produrra una cultura contemporaneamente cinica e poco critica.

Ma l'Italia è potenzialmente il posto perfetto per superare gli stereotipi: nessuno nell'occidente civilizzato ci considera degni di farne parte, i paesi mediterranei ci accettano solo perché siamo un posto dotato di soldi ma diverso da loro perché popolato di xenofobi; di certo non possiamo essere accolti tra i paesi emergenti e neppure tra i grandi costruttori di contemporaneità.. in effetti non siamo apparentemente in nessun posto stereotipato nel nostro tempo e nel nostro spazio.. siamo un nodo della rete globale dotato di caratteri locali visibili e unici.. tanto è vero che secondo la Doxa all'estero piaciamo più di quanto ci piaciamo da soli...

Sembra un po' incoerente? Non lo è. Siamo un bellissimo posto ma non siamo "come" nessun altro posto: potenzialmente uno degli ambienti più favorevoli al cosmopolitismo. Dobbiamo solo imparare a distinguerci dalle brutte figure che tendono a fare i nostri rappresentanti. Del resto, non siamo certo la prima democrazia che vota contro i suoi interessi.
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Peter Molyneau

Mar, 2010-07-13 17:46
Videogiochi: simulazione e storytelling. Peter Molyneau con trucco fa un'interfaccia che si governa coi gesti. E interagisce con un personaggio che ha una storia e che apprende dall'utente. È pensato per farti credere che stai davvero incontrando un personaggio non un computer. Ci si gioca senza oggetti in mano. Si risponde alle domande in voce. Ted..
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Steven Berlin Johnson

Mar, 2010-07-13 17:30
Steven Berlin Johnson pubblica in ottobre o novembre il suo nuovo libro intitolato alla domanda: da dove vengono le buone idee? "Un'idea non è un momento di illuminazione, è un network (non solo neuroni in nuova configurazione o una nuova forma di collaborazione tra persone portatrici di idee diverse)". Ted.
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Matt Ridley

Mar, 2010-07-13 16:54
L'autore del concetto di orrimismo nazionale spiega a Ted che cosa c'è di speciale nella specie umana. "Nessuno ha mai visto un cane scambiare lealmente un osso con un altro cane. Il commercio tra gli uomini è nato prima dell'agricoltura. Connessi facciamo cose che nessun individuo comprende interamente. La specializzazione e la connessione sono una forza di adattamento della specie umana che non ha eguali".
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Connect, be active, take notice, keep learning, give

Mar, 2010-07-13 15:32
Un pezzo di bravura di Ethan Zuckerman che ha bloggato in tempo reale il discorso a TED di Nik Marks uno statistico che si occupa di felicità. Va letto..
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Axess: discussioni sui giornali

Mar, 2010-07-13 14:27
Il sistema dell'informazione costruisce lo spazio pubblico, nel quale si sviluppa la dimensione collettiva, sociale, della specie umana. Non stupisce che mentre questo sistema cambia, se ne discuta tanto.
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Good news from TED

Mar, 2010-07-13 14:01
And now the good news. È il tema di TED quest'anno. Cominciato con la marcia ironicamente trionfale dell'Aida. Buone notizie per un ottimismo razionale, basato sui fatti. Che dimostrano che le buone notizie non sono una specie in via di estinzione.

Nye dice che il potere è cambiato. L'Asia è tornata, riequilibrando l'effetto della rivoluzione industriale. Computing e comunicazioni costano sempre meno. Tutti hanno accesso a mezzi di comunicazione prima usabili solo da stati e potenti. Il potere si esercita con la paura, con pagamento, facendo in modo che gli altri vogliano quello che vuoi. Softpower.Vince chi racconta la storia che vince. La metafora del declino è ingannevole. La realtà è che la storia non è lineare. E credere nel declino lo provoca.

La nuova visione è relativa ai problemi che non si risolvono in modo unilaterale (come nel caso del cambiamento climatico). Il potere non è un gioco a somma zero. Diventa "smartpower": che è basato su un sistema di obiettivi che sono buoni per chi esercita il potere e per tutti gli altri. "La buona notizia è che lo possiamo fare".
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Buone notizie

Lun, 2010-07-12 23:51
Comincia TED, a Oxford. Dedicato alle buone notizie. O meglio: alle notizie buone. Non vago ottimismo: ma sana fiducia nelle persone che prendono i problemi di petto e fanno qualcosa di intelligente per risolverli. Inge Missmahl, per esempio, è una psicosociologa che ha avviato un progetto di ricostruzione della consapevolezza delle persone schiacciate dai traumi dell'infinita guerra dell'Afghanistan: 11mila persone si sono sentite meglio...
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