Luca De Biase

Syndicate content
An Italian journalist writes about perspective, a notion that Italy sort of invented and then forgot. Because the future is the consequence of what we do today. Subjects: knowledge economy and happiness, social media and information ecology, value and vision. RSS
Updated: 52 min 31 sec ago

Robert Senior: la tv non è morta (per niente)

Lun, 2010-07-12 23:33
Per Robert Senior, fondatore di Fallon e ora Saatchi & Saatchi Fallon, dice che le elezioni britanniche sono state stravinte dalla televisione. «Altro che internet. Proprio quest'anno, la tv ha ridefinito la politica inglese».
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Paul Steiger senza bavaglio

Lun, 2010-07-12 15:16
Paul Steiger, leader di Propublica, ha voluto sapere di più della legge "bavaglio". La descrizione della legge e dei motivi per i quali il governo italiano la vuole far passare lo hanno spinto a spiegare che negli Stati Uniti le intercettazioni non hanno limiti di tempo e se vengono per qualche motivo in possesso di un giornale possono essere pubblicate.

Ci possono essere casi in cui le intercettazioni non devono essere fatte uscire, ma anche in quei casi il responsabile dell'illecito è chi le dà a un giornale: resta chiaro che il giornale che ne venga in possesso le puó pubblicare anche in quel caso (se non ha pagato per averle diventando così complice). Questa è la libertà di stampa. E non è troppa libertà di stampa.
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L'ultimo Grande Fratello

Sab, 2010-07-10 14:05
In Gran Bretagna il Grande Fratello è ormai considerato noioso. Ha perso la metà dell'audience dal 2000. E Channel 4 ha deciso che lo trasmette quest'anno per l'ultima volta, riferisce John Lloyd.
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"I ricchi sono diversi..."

Sab, 2010-07-10 13:18
"I ricchi sono diversi. I ricchi sono spietati". Un commento che si trova in un fantastico articolo del New York Times che dimostra come i poveri che, per senso dell'onore, tentano in ogni modo di pagare le quote del loro mutuo in America, sono molti in percentuale; mentre i ricchi non pagano i debiti in proporzione maggiore.
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Che cosa siamo se non europei?

Sab, 2010-07-10 13:03
Jean-Claude Juncker, primo ministro del Lussemburgo ha detto, tempo fa: "Sappiamo esattamente quali politiche adottare per rilanciare l'Europa. Ma non sappiamo come farci rieleggere quando le avessimo adottate".

La citazione viene da un bel pezzo sull'Europa dell'Economist che propone una visione dotata di un sano ottimismo della ragione...

ps: intanto l'Economist continua a modificare la home del suo sito...
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Il mito dell'obiettività nei giornali...

Ven, 2010-07-09 15:23
L'ennesima storia di una giornalista di una testata americana che deve dimettersi per aver manifestato un'opinione personale su Twitter. In nome dell'obiettività del giornale, pare, che è molto simile a un mito. E Mike Arrington con il solito piglio semplice chiede più opinioni, non meno, da parte dei giornalisti.

La posizione più chiara è quella di David Weinberger che ha sostenuto come sul web la nuova forma dell'obiettività è la trasparenza. Meglio dichiarare le proprie opinioni piuttosto che nasconderle...

Naturalmente è un dibattito molto antico. Gli scienziati sociali hanno spesso fatto ricorso alla trasparenza per sostenere liberamente le loro idee, con un approccio generoso verso i lettori, ma senza per questo rinunciare alle regole metodologiche fondamentali della ricerca. I fatti e il modo in cui si trovano, le ipotesi e il modo in cui si verificano, le teorie e il modo in cui si elaborano e falsificano, destano alla base della ricerca.

L'equilibrio in questo settore del pensiero è molto delicato. Solo un buon metodo di ricerca dei fatti puó fondare un buon dibattito di opinioni. (E ci puó difendere tra l'altro dalla falsa obiettività di pubblicare tutte le opinioni, anche quelle espresse da persone potenti ma del tutto prive di rapporto con la realtà, e orientate solo a manipolarla). Imho...
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Dov'è nato il web

Ven, 2010-07-09 15:01
David Galbraith, in un post da leggere, per celebrare, ricostruisce con Tim Berners-Lee il luogo esatto dove al Cern è Stato concepito e poi scritto il codice che ha dato vita al web. Era il 1989. L'anno della caduta del muro di Berlino e della nascita del www...
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Manifestation

Ven, 2010-07-09 14:42
"I'm afraid that it doesn't come in that, ahm..., manifestation". Al Red Cat, un ristorante sulla 10a Avenue, Manhattan, un cliente ha chiesto un piatto di carne bovina con un'insalata. Ma la combinazione non era prevista dal menu. Il cameriere molto empatico ha risposto alla richiesta: "Temo che la carne bovina non possa essere, ahm..., manifestata in quella forma".

Il cameriere è uno studente di Lettere, si è poi scoperto.
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Facebook vuole un miliardo di utenti

Gio, 2010-07-08 12:43
Facebook vuole un miliardo di utenti. E pensa di arrivarci abbattendo le barriere all'adozione del suo prodotto nei paesi del Sud del mondo. Salvo la Cina, probabilmente.
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YouTube mobile in html5

Gio, 2010-07-08 12:35
YouTube ha scelto di svilupparsi in html5 per la fruizione mobile. E' chiaro che l'evoluzione del video si sta davvero liberando delle limitazioni di Flash-Adobe. Ma è anche una nuova tappa della competizione sana tra Google e Apple.
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Evoluzione con le gambe

Gio, 2010-07-08 12:23
A New York per incontrare Aimee Mullins un'icona che sintetizza come ci sia una tecnologia e un'estetica nella cultura delle opportunità...
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Shirky dice che il Times a pagamento non funzionerà

Mar, 2010-07-06 13:22
Un'intervista da non perdere sul Guardian (restato gratuito) a Clay Shirky. Dice che il Times a pagamento non funzionerà. Ma il testo è fantastico per conoscere meglio il pensiero di Shirky, che affabula oltre ogni aspettativa.

Eccolo sul Times:

"Everyone's waiting to see what will happen with the paywall - it's the big question. But I think it will underperform. On a purely financial calculation, I don't think the numbers add up." But then, interestingly, he goes on, "Here's what worries me about the paywall. When we talk about newspapers, we talk about them being critical for informing the public; we never say they're critical for informing their customers. We assume that the value of the news ramifies outwards from the readership to society as a whole. OK, I buy that. But what Murdoch is signing up to do is to prevent that value from escaping. He wants to only inform his customers, he doesn't want his stories to be shared and circulated widely. In fact, his ability to charge for the paywall is going to come down to his ability to lock the public out of the conversation convened by the Times."

Ed eccolo sul suo nuovo libro, Cognitive Surplus:

"This criticism echoes the sentiment of Shirky's new book, Cognitive Surplus; Creativity and Generosity in a Connected Age. The book argues that the popularity of online social media trumps all our old assumptions about the superiority of professional content, and the primacy of financial motivation. It proves, Shirky argues, that people are more creative and generous than we had ever imagined, and would rather use their free time participating in amateur online activities such as Wikipedia - for no financial reward - because they satisfy the primal human urge for creativity and connectedness. Just as the invention of the printing press transformed society, the internet's capacity for "an unlimited amount of zero-cost reproduction of any digital item by anyone who owns a computer" has removed the barrier to universal participation, and revealed that human beings would rather be creating and sharing than passively consuming what a privileged elite think they should watch. Instead of lamenting the silliness of a lot of social online media, we should be thrilled by the spontaneous collective campaigns and social activism also emerging. The potential civic value of all this hitherto untapped energy is nothing less, Shirky concludes, than revolutionary."
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Prospettiva internettara positiva

Lun, 2010-07-05 12:08
Pew segnala un suo studio dal quale si vede che gli internettari considerano la rete come un motivo di miglioramento delle relazioni sociali. E in prospettiva pensano che continuerà a migliorarle ancora più chiaramente in futuro.
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Tablet e libri: la velocità della lettura

Lun, 2010-07-05 11:35
Jakob Nielsen, uno dei massimi esperti di usabilità, riporta i risultati di uno studio secondo il quale si leggerebbe più lentamente su iPad e Kindle di quanto non si legga sui libri di carta.

Molti hanno ripreso e, spesso, criticato la notizia: Mobile-ent (non è troppo più lento), Teleread (non è uno studio definitivo), TechSpot (sempre meglio del monitor del pc), Mulley, MobilitySite (studio affrettato), MacStories (ci vogliono altri studi), AppAdvice (non è detto che la velocità di lettura sia davvero così importante), iReaderReview (abbiamo un'antica abitudine a leggere sulla carta e poca sui tablet; inoltre, su certi dati, lo studio sembra poco significativo dal punto di vista statistico). Pasteris, eBookit (lo studio segnala comunque che gli utenti sono piuttosto soddisfatti).

Non è detto che la velocità sia tutto nella lettura. Certo è una componente. Sarebbe bello vedere anche se i tablet invitano a leggere più attentamente, o aiutano a ricordare meglio quello che si legge, sia paragonandoli alla carta che paragonandoli al web. E' vero che la carta è un'abitudine antica e il digitale no. Ed è vero che le logiche con le quali si impaginano le parole sulla carta non sono necessariamente le migliori quando si traspongono sul tablet. Ci sarà un'evoluzione.

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Altri commenti alla twittata su questo argomento dell'altro giorno:

FriendFeed
per la miseria, dateci il tempo! - Gaspar Torriero il link corretto è http://mashable.com/2010... - alieb like a Gaspar :) - roberta milano from iPhone forse, ma si limitano le calorie spese nel girare pagina :P - Riccardo Cambiassi che poi io per esempio probabilmente leggo piu 'lento ma alla fine leggo di piu', quindi... - massimo mantellini io più che altro almeno ho un solo posto dove tengo i libri / note / commenti. la mia biblioteca cartacea è stata disintegrata da qualche trasloco di troppo - Riccardo Cambiassi

Twitter
  1. SandroMontagner @lucadebiase cosa abbastanza intuibile, visto che il comportamento degli occhi non è il medesimo se sta davanti a un libro o ad uno schermo. via web in reply to lucadebiase
  2. salvomizzi @lucadebiase dunque si assimila meglio? via Twitter for iPhone in reply to lucadebiase
  3. intermezzi @lucadebiase la pagina non si apre... comunque credo sia solo una questione di abitudine: d'altronde è su carta che si impara a leggere

Facebook
Romeo Bassoli ci credo.Richiede una attenzione maggioresabato alle 20.06
Laura Biason E non serviva uno studio per dirlo. Se poi vogliono farne un altro, possono verificare anche che ci si stanca prima...sabato alle 20.10
Sara Cristaldi ma tu sei d'accordo, luca?sabato alle 20.17
Domenico Ferrara Confidiamo ancora sulla carta...sabato alle 20.20
Pietro Zanarini io invece dall'iPad ho letto quello studio in un secondo (forse perchè quell'url mi da "Page Not Found" :-)sabato alle 20.22
Jack Lagona Pietro il link esatto è questo http://mashable.com/2010/07/02/ipad-kindle-reading-study/sabato alle 20.31
Pietro Zanarini Grazie Jack!sabato alle 20.37
Luca De Biase grazie jacksabato alle 20.44
Luca De Biase @sara : sulla carta abbiamo imparato a scrivere.. per l'ipad dobbiamo ancora imparare..sabato alle 21.00
Sara Cristaldi E questa e' la cosa più challenging. Ma questo e' il futuro dei giornali e dei giornalisti. Prima lo capiranno e meglio sara' sabato alle 21.39
Pietro Zanarini io però nello "slow read" non ci vedo nulla di male, anzi!sabato alle 22.35 ·
Fiorella Buzzi secondo me il nodo non è come si legge, ma come si scrive. La digitalizzazione di un testo lineare che resti tale (quindi che non diventi ipertestuale) è un ibrido la cui efficienza, oggi, dipende dall'efficacia del dispositivo di fruizione. La sua ricaduta è solo sul piano della distribuzione, laddove per "testo" si intenda "prodotto editoriale... Mostra tutto".
I fatti sono due:
• la digitalizzazione è un processo generale e irreversibile. Tra l'altro, l'intera produzione editoriale è già digitale e si interrompe solo nel momento in cui il testo, fino a quel momento immateriale, viene "appoggiato" sulla carta (vedi Gino Roncaglia, La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro, Laterza).
• l'ipertesto è la migliore modalità di fruizione del testo in rete, potrebbe esserlo anche in ambiente digitale offline. I testi che funzionano in rete sono tendenzialmente brevi e soprattutto puntano ad altri contenuti.
I prodotti su carta, invece, sono della natura più varia. Per portarli dalla carta al digitale, e perché funzionino, occorre prima capire quale tipo di scrittura sia più adatta alla fruizione digitale offline. In altre parole, niente copia e incolla dal prodotto cartaceo. IMHO, ovviamente. Ieri alle 12.21
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Piattaforme bucate

Lun, 2010-07-05 11:29
Non solo la piattaforma della BP si rompe. Anche quelle di Apple e YouTube, pare. Dicono che l'AppStore sia stato aperto e sfruttato da mani maligne, con tanto di furto di soldi a ignoti utenti e acquisto di apps non volute (TheNextWeb). Peraltro, MacRumors invita a non esagerare questo allarme, non particolarmente nuovo né diffuso. Intanto, TheNextWeb segnala anche un buco su YouTube, con una risposta di Google che dichiara di avere già risolto. Dario commenta. L'inquinamento della rete è latente. Motivo di più per essere prudenti. E cambiare spesso la password.
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Ottimismo, tecnologia, design

Ven, 2010-07-02 09:00
Ecco VeniceSessions: Design the future.
Justin McGuirck, direttore di Icon Magazine. "Il motivo per cui si può creare qualcosa è l'entusiasmo. Lo era quando tutto era da costruire. Lo è ora che abbiamo tutto. E ci manca l'ambiente pulito, il senso critico, comprensione della velocità cui siamo condannati dalla tecnologia... Ma ci manca l'utopia... La sostenibilità è l'essenza della vita ma è anche un nuovo dogma che sembra ridurre il romanticismo. La paura ci blocca, la paura della catastrofe o la paura dell'impopolarità... Dobbiamo governare un ritorno all'ottimismo. Il design thinking è considerato una soluzione. Il design influenza ogni azione. Come? La chiave è il potenziale del design come disciplina. Potrebbe rimpiazzare le discipline umanistiche? E' troppo tecnico. Il problema è non lasciare che il design diventi qualcosa di troppo nebuloso. Il metodo del design è una pratica, una disciplina, più che una materia di studio. Bruce Sterling dice che nel nostro mondo gli oggetti esistono come 'dati' e si materializzano se li 'stampi' e l'internet delle cose aumenta la maneggiabilità dei dati prima e invece di stamparli. Una sorta di 'personalizzazione di massa'. Per avere una comprensione di un cambiamento del genere occorre in effetti un pensiero generale, un design senza barriere, multidisciplinare, una disciplina che pensa sintetico. Non c'è una conclusione netta: ma un atteggiamento di fondo è necessario. Ottimismo... Arrabbiarsi è un modo per conoscere. E pensare che si possa superare la causa dell'arrabbiatura".
Tra i motivi di arrabbiatura e la soluzione che possiamo trovare per c'è un pensiero. Una ricerca. Una tensione utopistica. Il processo creativo del designer, una disciplina, una generazione di senso.
Guta Guedes, cofondatrice di Experimenta in Lisbona. "Non sono un designer, il mio lavoro è quello del catalizzatore. Sono curatrice di iniziative che raccontano il design. Il design ha vissuto una trasformazione profonda, il design è la disciplina che risponde alla globalità del problema di una società che è giunta al fondo di una fase storica. Il mio ottimismo non viene da una fede ma da un dato di fatto: una lettura della nostra storia. La globalizzazione, la nuova forma dello 'spazio', e i media, la nuova forma del 'tempo', sono i parametri della grande trasformazione che viviamo. Design è una metrica, è un tool box, una conoscenza flessibile: che forse consente di portare conoscenza che abbiamo sviluppato in un mondo a un altro mondo. Con la crisi finanziaria la gente ha scoperto il valore della cultura. Il design è il ponte che può portare la cultura nella vita quotidiana e nella nuova economia della quale abbiamo bisogno. Disegnare il futuro: tecnologie che entrano nel corpo, popolazioni diseguali, sostenibilità. Non ci sarà uno scenario radicale: ci sarà un merge di scenari perché il primo obiettivo dell'umanità è sopravvivere... Design come disciplina per organizzare il mondo".
Design come disciplina dotata di una sua ricerca, libera come l'arte, di una capacità di generare visione e di verificare le idee con un metodo.
Aldo Colonetti, filosofo, Ottagono, Ied. "Un mondo che non c'è ancora. Un cambiamento culturale. Una disciplina come il design carica di responsabilità. Ma il design ha un significato solo se è connesso con la produzione industriale. Visione e industria, come 'verifica' della visione. Il design più che una disciplina è un mestiere. E cito in proposito Richard Sennett che ha dedicato un libro all'uomo artigiano. Ma, in questo paese la cultura industriale non è intesa come conoscenza. Olivetti: la forma come comunicazione. Il design ha bisogno della verifica e della cultura industriale, ma fa diventare questa una forma di conoscenza e di comunicazione. Non può essere una sola disciplina è una governance di creativi, culture, mestieri e diverse competenze. Il design è il nostro paese: il nostro paese è dotato di una diffusione territoriale di piccole imprese che di fatto fanno design: non c'è però nessuna relazione tra le istituzioni e il design come elemento propulsore delle potenzialità economiche del nostro paese. Il fatto è che non abbiamo educazione a riconoscerlo: ma chi sta sul mercato sa che il design è il generatore di valore del quale gli imprenditori fanno ricchezza. Oggi è ancora più così. Sintesi? Renzo Piano manda i suoi giovani nel cantiere. E poi li fa firmare".
Il design è ricerca: sperimentazione - libera come l'arte - teorizzazione e verifica!
Elio Caccavale, designer. "Design the future? Macchè... Il presente è abbastanza eccitante e non occorre parlare del futuro. Il futuro è già qui: non è distribuito in modo equo, diceva qualcuno... Io mi occupo di design pensando alle sollecitazioni che vengono da bioetica, life sciences, sociale sciences, technology. Imparo la ricerca degli scienziati e i tecnologi e tento di dare un contributo... Per esempio quelli che impiantano i chip e gli rfid nel corpo e tento di reagire... Ne è venuto fuori, per esempio, il neuroscopio... Ma non c'è nulla di più affascinante del lavoro delle aziende che clonano gli animali (non si può clonare un uomo ma un animale sì, affascinante...)... Ne vengono fuori idee e speculazioni, scenari... Design della famiglia del futuro... la form da compilare per avere il materiale necessario alla riproduzione... pensando alle caratteristiche della famiglia e della progenie... Scenari... scenari... E la storia di Ian Mucklejohn... Privacy e proprietà del corpo... cose che fanno pensare e che hanno bisogno di un design...".
Stefano Mirti e Bruna Cortinovis, Id Lab. Interaction design. "Sennett dice che l'artigiano sa quello che fa ma non sa dire quello che fa. Oggi abbiamo un sacco di gente che non sa fare ma lo sa dire molto bene. Un progetto? 'Per divertirsi fino a morire'. La rovina verrà da quello di cui abbiamo paura? No: quello che ci piace ci porterà alla rovina. Sembra di essere in un quadro di Esher: complessità e fascino... Il museo è un medium che racconta le storie della collettività. Dove la cosa interessante non è il cosa ma il come... Il museo Olivetti è una storia straordinaria... La visione, l'artigianato tecnologico, la verifica...".
Un dittatore illuminato disegna per tutti? Oppure un facilitatore che abilita una società a far emergere il disegno che è capace di generare?
Joseph Grima, designer. "Le tecnologie consapevoli del luogo in cui si trovano possono avere un impatto sulla trasformazione della città. Come? iPhone per esempio uccide la guida di viaggio. Uccide il libro dei numeri di telefono della città. Ma diventa un'istituzione alternativa. Il che si vede particolarmente nelle città non organizzate da istituzioni analoghe prima, per esempio quelle giapponesi".
Un design delle conseguenze impreviste. Disegnare l'oggetto che ridisegna la città è probabilmente impossibile. Le sue conseguenze impreviste sono invece reali. Probabilmente il dittatore illuminato si deve porre gli obiettivi giusti. E per esempio creare oggetti perfetti che altri useranno in modo imprevisto, generando conseguenze incontrollabili e non progettabili.
Giacomo Pirazzoli, architetto. "Un'immaginaria architettura del futuro raccontata dai Jetsons è diventata architettura reale nel mondo. Intanto, il 95 per cento del mondo vive altrove. In un contesto da 'terzo mondo'. Come l'Albania. Memoria e disegno della città. Il museo recuperato".
Il design può essere profondamente guidato ma avrà sempre conseguenze impreviste sui sistemi che non controlla. Una bizzarra bellezza del design ben fatto è di ispirare conseguenze impreviste a loro volta bellissime. Qualcosa rende un particolare design capace di ispirare questo genere di conseguenze. E' genio, ascolto, abilità artigiana, verifica: ricerca aperta e concretezza umile.
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VeniceSessions - DESIGN

Gio, 2010-07-01 17:48
Domani un'edizione di VeniceSessions dedicata al design. Qualche defezione, pare. Ma è già arrivato a Venezia Justin McGuirck, di Icon Magazine. So che dovrebbe esserci Guta Moura Guedes, Experimenta. Credo che ci siano Stefano Mirti e Bruna Cortinovis di Id Lab...
Design, cultura del progetto, progetto culturale... prospettiva... il tema è talmente ricco che sarà interessante vedere da che parte si prende e dove porta.
Il design, peraltro - come tutti i grandi generatori di senso con spirito artigiano e senso olistico dell'estetica e del contenuto - ha una grande responsabilità. Rischia di evolvere sulla base di uno storytelling di breve prospettiva: ci casca quando risponde al bisogno di "contesto", tipico di ogni tentativo di generare senso sintetico, puntando sulla creazione di "mondi" e di "icone". Niente di male. Ma la fabbricazione "industriale" dei mondi e delle icone è una pratica che rischia di stancare. Un reality check è forse profondamente dovuto. E' questa la responsabilità: guardare alla lunga durata. Non alla novità, ma all'innovazione.
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Fuori pista

Gio, 2010-07-01 16:36
"In Italia c'è fin troppa libertà di stampa", diceva. C'è anche fin troppa libertà di dire balle. E di depistare
L'Fnsi si muove. La privacy non si difende limitando pericolosamente la libertà di stampa. Rodotà scrive di diritto di informazione e di cultura. 
Forse diventerà sempre più importante studiare il nuovo servizio di Reporters sans Frontières. E molti considereranno sempre più importante conoscere il funzionamento di Wikileaks.
Ma è chiaro che la storia, oggi, chiede al pubblico attivo capace di condividere notizie e informazioni liberamente online di farlo coscienziosamente e continuativamente. Se il pubblico attivo riuscirà a contribuire con indipendenza di giudizio, metodo fattuale, spirito di servizio, il sistema dell'informazione resterà almeno in parte sano.
Non è facile. Forse alcuni si stancheranno di lavorare nell'ombra per condividere informazioni in un paese che purtroppo sconta una condizione di difficile accesso alla lettura. Forse alcuni si stancheranno di linkare gli altri, si rinchiuderanno nel loro privato orticello. Sarebbe un peccato. Altri troveranno più comoda la via della faziosità o della polemica. Ma qualcuno continuerà a dare informazioni utilizzabili per farsi un'idea. La Fondazione Ahref, quando sarà attiva, darà un suo sostegno di ricerca e di iniziative al pubblico attivo con un metodo non partigiano e non orientato al profitto.
Alla lunga, in un paese nel quale il leader invita a boicottare i giornali, anche gli organi di stampa che non vogliano farsi cucinare a fuoco lento finiranno per cercare con umiltà l'alleanza del pubblico attivo. Sarà un buon momento, quello sì, contro il populismo e per la libertà.
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L'occasione delle coop

Gio, 2010-07-01 09:35
Sette milioni di iscritti alle coop di consumo, 150mila di questi vanno alle assemblee per eleggere i responsabili dell'organizzazione, un'opportunità per verificare l'importanza della "solidarietà" nella vita quotidiana dell'economia. Stranamente si autoaccusano di fare meno di quanto potrebbero con i media sociali. Ma la consapevolezza è il primo passo per innovare.
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Il valore dello sfoglio

Mer, 2010-06-30 09:05
Si prende un po' sottogamba l'introduzione degli "sfogliatori" dei giornali sui tablet. Ma forse è ingiusto. Perchè lo sfoglio ha un suo valore informativo.

La lettura su web dei siti dei giornali è diventata parte integrante della vita quotidiana ed è una modalià ormai indispensabile di accesso alle notizie più aggiornate, oltre che di confronto tra diversi giornali. Ma dal punto di vista cognitivo resta troppo legata alla logica del menu, che impone un approccio razionale alla tipologia di argomenti in base ai quali le notizie sono classificate. Lo sfoglio aggiunge lettura panoramica, sorpresa, manualità: aiuta a comprendere meglio le notizie.

Questo non chiude ovviamente il discorso aperto dall'idea che i giornali sono applicazioni. Si puó fare di più. Ma già il recupero dello sfoglio in chiave digitale è un passaggio interessante. In vista del percorso decisivo: affrontare con i mezzi digitali il tema dell'informazione delle persone che sono di fatto analfabete (una metà degli italiani): il digitale, invece di essere un divide, potrebbe essere un fattore di riunificazione per una società divisa sulla capacità di leggere.
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