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Manteblog di Massimo MantelliniCome hai detto che ti chiami?Gira in rete un file torrent da 2,8 Giga che contiene dati Facebook di 100 milioni di persone, circa 1/5 del numero complessivo degli iscritti, quelli che, per scelta o ignoranza, non hanno protetto i propri profili dalle ricerche dei motori. (via Luca de Biase su Twitter) Categorie: Blog
Senatore Amedeo 404
“Non capisco perchè nel nuovo testo della legge sulle intercettazioni i blogger debbano avere una zona franca penale e non debbano, invece, soggiacere come tutti gli altri operatori dell’informazione alle stesse regole di salvaguardia della tutela della privacy”
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Navigare da Kindle
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Cessata attività anch’io
OMSA Devo ricordarmi di consigliare a tutti di non acquistare nessuno dei loro prodotti in futuro e per sempre. Categorie: Blog
L’ultima pensata di Steve
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La Scozia delle folleDa dopodomani ci trasferiamo per una decina di giorni in Scozia. Se avete qualche link a posti carini dove andare, dove dormire o mangiare sono i benvenuti. Categorie: Blog
Finanziamenti pubbliciQualche giorno fa Peter Gomez ha scritto che le visite al sito web de Il Fatto Quotidiano, ad un mese dalla sua tribolata apertura, vanno molto bene (160.000 visitatori unici al giorno e un milione di pagine viste). Dice che alcune cose ancora non funzionano e che in ogni caso sarà necessario stipendiare nuove collaborazioni. Poi Gomez si avviluppa un po’ fra finanziamenti dei lettori e introiti derivanti dalla pubblicità (dice che all’inizio questi ultimi “saranno bassi” e con numeri del genere boh) ed è un peccato che le idee siano cosi’ confuse (compreso il pippone sul lettore che decide come si fa il giornale) visto che forse Il Fatto potrebbe essere uno dei pochi esperimenti italiani sul web nel quali il finanziamento attivo dei lettori (via paypal o quel che volete) avrebbe qualche chance di funzionare. Categorie: Blog
Non siamo stati noiWikileaks in questo momento è down per troppi accessi. Ma possiamo stare tranquilli: non e’ colpa dei siti editoriali giornalistici italiani. Nessuno dei tre articoli (niente link verso di voi, furboni) che i tre maggiori siti web informativi italiani dedicano oggi alla gigantesca inchiesta che Wikileaks ha pubblicato questa notte in contemporanea (e con molte fenomenali sinergie) con il NewYork Times, il Guardian e Der Spiegel, contiene un link al sito islandese dai cui è partito tutto. Consoliamoci vedendo che NYT, Guardian e Spiegel nelle proprie inchieste linkano con grande evidenza il lavoro degli altri due “concorrenti” ed anche ovviamente Wikileaks stesso. Per gli editori italiani invece, un’altra, l’ennesima occasione persa. p.s. quasi commovente sul pezzo di Repubblica (niente link, furboni) l’indice dei link a fondo pagina (idea mutuata da una boutade di Nicholas Carr) con un solo link ad un altro pezzo di Repubblica sul tema. Categorie: Blog
Anteprima Punto InformaticoContrappunti su Punto Informatico di domani. *** Non ci sono troppe ragioni per stupirsi riguardo alle vicende dei giorni scorsi in Commissione Giustizia, dove gli emendamenti di alcuni parlamentari di entrambi gli schieramenti che chiedevano fosse rivisto l’obbligo di rettifica per i blogger, tema gia molte volte dibattuto sia in rete che fuori che Punto Informatico segue con attenzione da sempre. Ignoro le ragioni per cui Giulia Bongiorno, presidente della Commissione, abbia deciso di ritenere inammissibili le richieste, apparentemente di assoluto buonsenso, di Roberto Cassinelli (PDL) e di Roberto Zaccaria (PD), quello che però mi pare abbastanza evidente è che i toni di commento della vicenda sono piuttosto fuori dalla righe. Detesto fare l’avvocato del diavolo ma a margine di un articolo di legge scemo e un po’ intimidatorio, per altro scemo e intimidatorio meno di altri che abbiamo dovuto registrare in questi anni, Michele Meta capogruppo in Commissione Telecomunicazioni per il PD, ha dichiarato che tale articolo “rischia di determinare un freno insopportabile alla libertà di espressione e alla creatività di migliaia di blogger. Vista l’immediata e gratuita fruibilità di internet, i blog fanno del web una ‘piazza virtuale’ aperta, di confronto e arricchimento collettivo, sfidando spesso i grandi media pieni di risorse, sulla qualità e obiettività dell’informazione”. Una dichiarazione un po’ sopra le righe specie se a proporcela è il rappresentante di un partito che in questi anni è stato lui, per primo, “freno insopportabile” allo sviluppo delle reti in Italia in numerose note occasioni. Fu per esempio una legge del centro-sinistra nel 2001 a generare la prima dolosa confusione fra pagine web e siti editoriali, piccola bomba semantica capace, come si vede, di creare concreti disastri anche a distanza di un decennio. Ad occhio e croce il 90% della discesa in campo di questi giorni da parte della politica contro l’obbligo di rettifica per i blog è del tipo ben interpretato dalla dichiarazione del PD: propaganda antigovernativa con il vestitino della festa su un tema di cui, tranne in rari casi, non interessa niente a nessuno. Del resto raccontare se stessi come gli indomiti cavalieri della libertà è sempre uno sport discretamente apprezzato a tute le latitudini. Anche il punto di vista di Antonio di Pietro in quanto a toni non scherza: “’la Rete è uno degli ultimi rifugi delle voci libere e della libera informazione. Consapevoli dell’importanza rappresentata dal web continueremo la nostra battaglia contro il ddl bavaglio e, in particolare, contro l’obbligo per i blogger a pubblicare la rettifica entro 48 ore. E’ una battaglia in difesa della democrazia e della giustizia che porteremo avanti senza se e senza ma”. Fra il disinteresse dei più e la strumentalizzazione di qualcuno la terza via per incidere sulla solita tendenza italiana a legiferare “contro” Internet è ancora una volta quella della mobilitazione dal basso. Guido Scorza ha preparato una lettera aperta a Giulia Bongiorno che molti utenti della rete stanno sottoscrivendo in queste ore. Sono quindici anni che firmiamo petizioni in rete, spesso su temi molto importanti: l’unica sensibile differenza fra le petizioni di oggi e quelle di qualche anno fa è che oggi i primi firmatari sono talvolta persone che hanno più facile accesso ai mezzi di informazione di massa. Così le stesse campagne che un decennio fa generavano migliaia di firme in rete e un silenzio assoluto fuori dalla rete oggi hanno la capacità di uscire occasionalmente da Internet per raggiungere le pagine dei quotidiani e magari provocare qualche flebile reazione politica o una innocua interrogazione parlamentare. La grande debolezza di simili strumenti di opposizione come è noto è che si tratta di presidi a costo zero, il cui valore in termini di “mobilitazione politica” è estremamente basso. I numeri stessi sono poi facilmente adulterabili e la somma di queste due caratteristiche trasforma la rete in una sorta di suk della politica dove chiunque può teoricamente costruire facile consenso su qualsiasi tema. E allora come se ne esce? La risposta è contemporaneamente semplice e complicatissima: le grandi masse di utenti della rete offese dall’orribile legiferare contro la rete dovrebbero semplicemente mandare in Parlamento propri rappresentanti che conoscano ed apprezzino Internet. Ce ne sono moltissimi in ogni schieramento e potrei perfino iniziare qui di seguito un folto elenco nome per nome. Solo mandando a casa Giulia Bongiorno e la foltissima schiera di illetterati digitali che abitano il nostro Parlamento si incide su una questione che in Italia è ormai da anni declinata nell’unica sterile contrapposizione fra una politica che ignora Internet ed una massa sempre più ampia di utenti di Internet che si indignano a colpi di click. Categorie: Blog
Reputazione online
“Nel settembre del 2009 la General Dynamics ha ottenuto un appalto di dieci milioni di dollari dall’unità psicologica dell’esercito per creare siti web che influenzino le opinioni degli stranieri sulla politica degli Stati Uniti.” Categorie: Blog
Me ne incarti zero
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Vodafone ragiona
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Fratelli di sangueMentre nel mondo giornalistico si inizia a respirare aria di compiaciuta smobilitazione per lo scampato pericolo in seguito gli emendamenti alla cosiddetta Legge Bavaglio oggi è accaduto che la Commissione Giustizia abbia invece bocciato gli emendamenti che chiedevano di differenziare i blog dai giornali in relazione agli obblighi di rettifica sul web. Ricordo che su questo tema c’è stata anche una recente colorita presa di posizione del PD. Visto che i giornalisti chiesero a gran voce a suo tempo la mobilitazione della blogosfera al loro fianco contro il decreto Intercettazioni ora mi aspetto che ci sia spazio per un’altra inedita virtuosa sinergia. I blogger lanceranno alte grida al cielo contro l’obbligo di rettifica e i giornalisti compatti scenderanno in strada al loro fianco. Per ora, stranamente, la notizia è stata presa con un po’ di svagata leggerezza (Repubblica le dedica una riga e mezzo, il Corriere zero righe, La Stampa mezza riga). Categorie: Blog
FuochinoParrebbe di capire che il prezzo della strana proposta multipiattaforma che Repubblica si appresta a proporre assieme a Vodafone per l’accesso alla versione digitale del quotidiano da web, iPhone, iPad, sia di 3,5 euro a settimana. Che e’ un prezzo ancora troppo elevato ma per lo meno non completamente assurdo. Categorie: Blog
Zebra2, Zebra2 mi ricevi?Le strane telefonate fra Roberto Formigoni ed Arcangelo Martino MARTINO Sì
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