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Manteblog di Massimo MantelliniA Bondi quel che è di BondiE’ orribile dirlo ma “A Bondi quel che è di Bondi”. L’accordo fra Google ed il Ministero dei Beni Culturali per la digitalizzazione di un milione di testi della Biblioteca Nazionale è una buona notizia. (via repubblica.it) Categorie: Blog
Ognuno a casa suaC’è una misura deprimente nelle citazioni e nella considerazione della rete da parte di molti giornalisti televisivi italiani. Qualche settimana fa ho ascoltato in una intervista radiofonica Michele Santoro che, furibondo in occasione della serrata elettorale del suo programma, sparava ad Alzo Zero sulla politica e sulla Rai, con progetti bellicosi del tipo “non so, faremo qualcosa in radio, andremo magari su Internet”. Oggi e’ il turno di Enrico Mentana che domani debutta sul sito del Corriere con un web show politico che gia’ dal titolo “MentanaCondicio” si fa beffa della legge dello stato e che - sembra di capire - trasporterà di peso il format del talk show televisivo con politici e giornalisti dentro le scomode stanze del sito web del Corriere. Anche in questo caso il sottotitolo e’ illuminante: “Vietati in TV, liberi sul web” con questa retorica d’accatto della rete libera che se da un lato è semplicemente fastidiosa, dall’altro rischia di estendere anche da queste parti ipotesi normative ed elucubrazioni potenzialmente pericolose. Come se non ce ne fossero già a sufficienza. Categorie: Blog
Un semplice maleducatoLe eventuali provocazioni che hanno originato i fatti sono abbastanza ininfluenti e dominarle dovrebbe in ogni caso far parte del bagaglio minimo di qualsiasi politico. I fatti invece sono che il capo del Governo di questo paese, un signore dal viso travolto dalla chirurgia estetica, gli occhi ormai ridotti a due fessure ed il resto impomatato dai ritocchi piu’ improbabili, si rivolge in pubblico ad un altro signore che non conosce, un signore con pochi capelli in testa come tanti altri, dicendogli: “Capisco perché lei è cosi, perchè tutte le mattine quando va a pettinarsi davanti allo specchio si vede…” Categorie: Blog
Non solo ma soprattuttoPoichè tacere ragionevolmente è ormai un talento in disuso Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, ci informa del fatto che il problema pedofilia è una questione molto più ampia e il concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva. Così sia Malvino che Metilparaben tentano qualche calcolo statistico sul rapporto fra numero di pedofili fra i sacerdoti e fra le altre persone. Tacendo per decoro l’ovvia riprovazione che deriva dalla particolare funzione sociale del sacerdote, i numeri, spannometrici quanto volete, sembrerebbero piuttosto significativi. I casi di pedofilia acclarata tra i sacerdoti sfiora mediamente il 5 per cento”, scrive Filippo Facci [1], citando fonte degna di fede: il cardinal Hummes, prefetto della Congregazione per il Clero (con successiva conferma di monsignor Tomasi, arcivescovo osservatore della Santa Sede all’Onu). E però – scrive – “le accuse di pedofilia normalmente riguardano una persona su duemila”, cioè il 5 per mille, sicché no, “la pedofilia non è solo nella Chiesa – deduce – ma lo è soprattutto” Categorie: Blog
In schiavitùEFF è entrata in possesso di una copia del documento che Apple sottopone agli sviluppatori che vogliono scrivere software per iPhone. Si tratta di una versione del marzo 2009 e qui c’e’ l’impietosa analisi legale di Fred Von Lohmann. Ne parla anche Wired. “If Apple’s mobile devices are the future of computing, you can expect that future to be one with more limits on innovation and competition … than the PC era that came before,” Categorie: Blog
Pubblicità ed identitàIeri su Friendfeed c’è stata una ampia interessante discussione sulla pubblicità online scatenata da un mio usuale borbottio senile (ma ero così anche 10 anni fa) sullo sfondo pubblicitario sponsorizzato da Fineco della homepage di Corriere.it. Ci sono due o tre cose he mi andava di specificare a margine ma prima quoto il punto di vista Paolo Ainio intervenuto ieri nella discussione: Il trade-off tra la pubblicità e il contenuto redazionale sta nel male e nel bene reciproco. Quanto una testata può “contenere” altro prima di perdere di riconoscibilità e senso nei confronti del lettore che è il valore primario della testata stessa. In questo caso, come in molti altri (anche in casa nostra…) si va molto oltre quello che secondo me conviene sia all’editore (che vuole preservare il suo valore primario) sia all’inserzionista (che in fondo ha lo stesso interesse). Certo molto dipende dal fattore tempo: se il corriere rimanesse così per molte settimane non sarebbe più il corriere, ma se dura tre giorni forse non fa male a nessuno.
(la cornice) ostacola i contenuti “intangibili” marcando “fineco” l’intero corpo pagina. pare che si sono comprati il giornale. ( ) ci sono contenuti come la reputazione e il controllo dell’informazione che si eroga che la cornice minaccia come elemento identitario molto forte
A parità di esposizione pubblicitaria esistono molte differenti maniere per tutelare leggibilità ed identità di un sito web. E più il sito è importante più tale ragionamento non puo’ essere ignorato. Molte delle gradi differenze di impatto fra i grandi siti editoriali italiani e i più prestigiosi siti web esteri risiede nella attenzione a questi temi. Per esempio, sempre a proposito di “identità” non è ozioso domandarsi perchè repubblica.it ieri consentisse due piccole animazioni molto invadenti ed a ciclo continuo, giusto accanto al logo del sito. Vale i soldi guadagnati una concessione del genere? Secondo me no. Sullo sfondo di simili scelte c’è ovviamente la crisi di un modello economico che fatica a reggersi autonomamente, ma anche, mi pare, le incertezze e una rabbia più ampia che riguarda l’intero ambiente editoriale alle prese con i quotidiani interrogativi sulla propria sopravvivenza. Categorie: Blog
L’occhio malinconicoLuca oggi ha pubblicato su Wittgenstein una cosa sua, privata e vecchia di dieci anni che mi piacerebbe leggeste. Questo carcere ha le sue regole. Regola uno, le regole non si discutono. Non perché sia vietato, ma perché non c’è niente da discutere. Come l’esistenza di Dio, per capirsi. Immaginate di poter discutere una regola come “non si possono mostrare ai detenuti foto di assembramenti”? È saltata fuori una volta che avevo portato a mio padre delle foto di persone a lui care, scattate a un incontro pubblico sulla sua storia. E così via. Le regole prevedono che il detenuto possa ricevere quattro visite al mese, ciascuna di tre persone al massimo, tutti familiari, o persone di strettissima e certificata relazione, ciascuna visita della durata di un’ora. Le visite possono diventare sei, se il detenuto ha tenuto una buona condotta durante il mese, guadagnandosene due premiali. Per avere le visite premiali però bisogna fare domandina. Parla così, il carcere, dice “premiali”, e “familiari”, e dice “domandina”. Un misto continuo di burocratese da motorizzazione civile e linguaggio da asilo nido. Categorie: Blog
Per me una margheritaIntorno ad un tavolo oltre al presidente del Consiglio, i ministri Maroni, Calderoli, Meloni e La Russa. La discussione è stata breve anche perché la pattuglia dei ministri presenti aveva sperimentato nei giorni scorsi la furia del presidente del Consiglio. La stessa che la sera precedente il Cavaliere era riuscito a sbollire solo verso le due di mattina grazie alla compagnia di un gruppo di giovani che il presidente del Consiglio ha fatto salire a palazzo Grazioli per «una pizzetta».
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Chi blocca i bloccatori?Ad Ars Technica si sono fusi il cervello. Così hanno tentato un esperimento durato 12 ore per bloccare la visione dei propri contenuti a tutti quelli che utilizzano una piattaforma di adblocking. Come a dire: blocchiamo i bloccatori. Siccome l’idea era cretina il giusto ci hanno poi ripensato e sono tornati sui loro passi. Ma certamente far seguire ad un esperimento del genere una discussione pacata sui rapporti fra contenuti e pubblicità resta anch’essa una cattiva idea. Starting late Friday afternoon we conducted a 12 hour experiment to see if it would be possible to simply make content disappear for visitors who were using a very popular ad blocking tool. Technologically, it was a success in that it worked. Ad blockers, and only ad blockers, couldn’t see our content. We tested just one way of doing this, but have devised a way to keep it rotating were we to want to permanently implement it. But we don’t. Categorie: Blog
Anteprima Punto InformaticoContrappunti su Punto Informatico di domani. *** Nella giornata di ieri il Presidente del Repubblica Giorgio Napolitano ha utilizzato il sito web del Quirinale per rispondere a due cittadini che gli avevano scritto a proposito della spinosa questione del decreto interpretativo sulle liste elettorali. Si tratta di una scelta comunicativa nuova e di grande spessore. Il Presidente avrebbe potuto certamente comportarsi diversamente, utilizzando i canali usuali a sua disposizione, affidando i suoi pensieri ad un usuale comunicato stampa poi ripreso dalle agenzie, dai telegiornali e dai quotidiani del giorno successivo. Invece ha deciso di pubblicare una replica sul suo sito web citando due delle centinaia di mail ricevute e dando risposta ai dubbi che quelle missive contenevano. Far discendere la comunicazione da Internet verso gli altri media è una scelta di grande discontinuità per molte ragioni. La prima è che un simile comportamento accentua il legame personale fra chi scrive e chi riceve. La risposta di Napolitano è, prima di ogni altra cosa, un messaggio diretto ad Alessandro Magni, preoccupato che il Presidente possa firmare il decreto e a M. Cristina Varenna, cittadina lombarda che chiede invece di poter votare per chi la possa rappresentare. La comunicazione personale è importante perché intanto è possibile. Una scelta del genere spezza quel diaframma di comodo che molti imputano alla comunicazione elettronica secondo il quale la grande quantità dei messaggi che aziende, politici, star della Tv ecc. ricevono esclude in sé la possibilità che a tali richieste possa essere data risposta autentica. Troppa comunicazione, uguale nessuna comunicazione, insomma, in un sillogismo furbetto che esenterebbe molti dei soggetti coinvolti dal preoccuparsi di dar segno di sé. Anche nel momento in cui, come in questo caso, due mail fra le tante vengono utilizzata come esempio capace di comprendere i punti di vista di molti, il metamessaggio contenuto nella risposta del Presidente è che parlarsi è possibile, che ad una azione può seguire una reazione, anche se dalla parte del filo c’è il Presidente della Repubblica. Ovviamente esiste una interpretazione meno entusiasmante di eventi simili. Quella secondo la quale il fulcro del problema con le nuove tecnologie di comunicazione sia quello di saperle dominare, piuttosto che utilizzarle con semplicità ed immediatezza. Traduzione: quello di Napolitano è un messaggio esattamente identico a quelli cui eravamo abituati (vale a dire un messaggio verticale che scenda dai piani alti a quelli bassi) ma declinato e pesato per i nuovi strumenti oggi disponibili. Il secondo aspetto importante di una scelta del genere è che il Quirinale, per lo meno nei confronti dei tanti cittadini che utilizzano la rete per informarsi, salta il filtro interpretativo dei media. Non li esautora ovviamente dalla possibilità di “utilizzare” le parole del Presidente come meglio credono, ma traccia una linea netta fra informazione ed opinione. Sembra un aspetto poco rilevante ma non lo è: significa ridimensionare una centralità dei mediatori dell’informazione che molto spesso ha in questo Paese declinazioni opache e discutibili.Quello che ha detto il Presidente è raggiungibile all’indirizzo web tal dei tali, chiunque può controllare, il resto è interpretazione. Disintermediare le notizie non è cosa da poco perché molto del potere dei media oggi deriva dalla loro capacità di farsi interpreti di un punto di vista. E’ sufficiente andare in una edicola ed acquistare quotidiani differenti per trovarvi raccontati universi lontanissimi, pur riferiti alla medesima notizia. Gli avvenimenti nascono sui media già fortemente intossicati dal desiderio di interpretazione che è oggi uno dei pochi valori economici residui della stampa. Il lettore esiste ormai sono nella sua accezione di “tifoso” al quale, tutto sommato, non interessa troppo sapere se il centravanti ha segnato con la mano, a patto che la partita sia stata vinta. Dentro questa discutibile etica informativa ai cittadini che desidererebbero sottrarsi da tale scempio, restano solo due possibilità: moltiplicare le fonti partigiane opposte per tentare una complessa ricostruzione dello scenario, oppure affidarsi in prima ipotesi ai soggetti che accettano di parlare con loro direttamente, fuori dalle dinamiche della informazione mainstream. Ma anche in questo caso va osservato che, per esempio in ambito di comunicazione politica, le scelte di entrambi gli schieramenti continuano ad essere spesso scelte convenzionali. E’ possibile seguire su Internet , visto che ormai è tecnologicamente banale, i comizi dei principali candidati, ma resta difficile se non impossibile ottenere attenzioni individuali, risposte personali a quesiti personali, come invece la rete consentirebbe. Molti politici in eccitazione da prossime elezioni sbarcano su Twitter o su Facebook, ma nella grande maggioranza dei casi lasciano dietro la tastiera uno stagista oppure, nel migliore dei casi, appaltano ad una società di esperti il servizio. Nei casi di maggiore onestà dietro ai messaggi politici verso la rete c’è un impersonale Noi, negli altri c’è un Io fittizio e un po’ ridicolo e comunque incapace di qualsiasi feedback autentico. Eppure non sarebbe difficile consigliare a Bersani o a Berlusconi di dedicare un’ora al giorno a rispondere personalmente agli stimoli provenienti dalla rete, piuttosto che accrocchiare inutili social network o ridicoli profili sulle piattaforme sociali. Per questa ragione la scelta del Presidente della Repubblica va accolta con l’entusiasmo un po’ ingenuo che riserviamo alle belle novità. Perché racconta di una rete nella quale, a dispetto dei santi, il tono e il punto di vista della singola persona vale assai di più di qualsiasi misurato e professionale comunicato stampa. Una misura ed una professionalità delle quali ormai non sappiamo più che farcene. Categorie: Blog
Superati da destraIl paese perde colpi. Si vede ad occhio nudo. E francamente un po’ dispiace. Dispiace quando si pensa di essere all’avanguardia in un certo innovativo approccio alla tecnologia ed invece si viene improvvisamente superati da altri paesi. Come il Venezuala per esempio, che ha promulgato una legge che manda in galera fino a 5 anni chiunque importi, fabbrichi, distribuisca, venda o noleggi, videogiochi sparatutto. Dispiace non averci pensato prima. Francamente dispiace. (via Quinta) Categorie: Blog
AffanculettoDa Ponzio Pelato: (Avevano detto: “Faremo una leggina”. Se ne andassero affanculetto) Il decreto è pronto per essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Cilena. Bersani: “È un trucco”. Fosse stato un po’ più giovane, l’avrebbe stracciato con la fantasia. Categorie: Blog
L’arte di confermare le attese
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Decreto InterpretativoAlla porcheria che il Governo Berlusconi sta approntando in questi minuti il Paese intero - ne sono certo - darà fiera e subitanea risposta. Dimenticandosene in un paio di giorni. Categorie: Blog
Combriccole trasversaliSi infralegge da ieri che nella vicenda ridicola dei papocchi organizzati dal PDL per le liste elettorali la posizione di garanzia nei confronti delle regole del Partito Democratico non è che sia rigidissima. Oggi Bersani ha rilasciato una ficcante dichiarazione in merito: “Il PDL ammetta l’errore”. Categorie: Blog
Il versificatoreIn un clima gelido ieri sera Stark ha letto alcune battute tratte da Spinoza.it da Luca Telese a Tetris. Notare lo sguardo perso dei dinosauti in sala. Freccero escluso. Categorie: Blog
Tele Marketing 2Il candidato del PDL alle prossime elezioni regionali Nervegna (noto fra i manifesti elettorali della mia città per via dell’incisivo slogan “Nervegna si impegna”) questa sera verso le 20.15 ha telefonato al nostro numero di casa nella forma di un suo messaggio propagandistico registrato. Nell’attesa di capire se tali comunicazioni automatiche siano tuttora illegali come erano fino a qualche tempo fa, spero che il candidato Nervegna insieme al suo marketing stupido risulti l’ultimo dei non eletti alle prossime consultazioni. Categorie: Blog
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