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Manteblog di Massimo MantelliniMa sei scemo?Galen Gruman su PcWord dice che bisogna essere un poco fessi per prenotare l’iPad adesso. Remember, the same thing happened with the iPod Touch, Apple’s iPhone-based PDA. The first-generation iPod Touch could play only a few sounds and even then only at a whisper, so its calendar alarms and new-email alerts were useless unless you wearing its earphones. You couldn’t change the volume without using the touchscreen — a real issue when driving, jogging, or carrying groceries. There was no microphone, so you couldn’t take voice memos or use services like Skype. (Apple even blocked external microphones from working on it!) Despite Apple making sure each iPhone OS revision has continued to support the first-generation iPod Touch, those hardware limits remain in the actual devices. You can bet that similar types of issue will be discovered in the first iPad. Categorie: Blog
Anteprima Punto InformaticoContrappunti su Punto Informatico di domani. *** Nelle ultime settimane anche in Italia si è iniziato a parlare di Chatroulette, sito web inventato da Andrey Ternovskiy, studente moscovita diciassettenne, che sull’onda del grande brusio mondiale causato dalla sua “invenzione” è rapidamente migrato negli USA alla corte dei capitalisti di ventura interessati a monetizzare la sua creazione. In realtà Chatroulette più che una idea capace di generare denaro in rete sembrerebbe una perfetta metafora della rete stessa. Quel semplice, primitivo sito web racconta la stessa Internet che abbiamo imparato a conoscere molti anni fa quando ci aggiravamo sperduti sui newsgroup della gerarchia alt.* . Trasmette le medesime sensazioni che provavamo navigando dentro l’immensa libreria dei file condivisi sul primo Napster. Riporta alla mente quel senso di sperduta curiosità che ti coglieva visitando a caso indirizzi di siti web improbabili trovati sulla prima directory di Yahoo o pescati dall’elenco delle “case” su Geocities. Molto di questo affascinante caos, capace di scatenare grandi curiosità ed enormi perdite di tempo, gli attuali navigatori della rete non lo hanno mai conosciuto. Sono arrivati su Internet più tardi, quando il web aveva ormai acquistato una propria minima ordinaria normalità, quando gli angoli erano stati opportunamente smussati ed i contenuti al limite di una teorica gradazione del possibile espulsi od isolati in luoghi difficilmente accessibili. Quello che Chatroulette racconta è invece la declinazione della rete Internet prima della sua naturale svolta sociale. Per queste e per molte altre ragioni Chatroulette è un sito affascinante, terrificante ed inutile, lontanissimo da qualsiasi speculazione economica: gli investitori interessati ai suoi milioni di contatti in grande ascesa, sono gli stessi che avevano grandi idee per cavar soldi da Napster e ciò a cui probabilmente assisteremo nei prossimi mesi sarà la necessaria trasformazione di Chatroulette in qualcosa d’altro, qualcosa di più adatto a grandi audience, di più politicamente corretto. Con la sua trasformazione spariranno o si attenueranno molto anche gli aspetti che lo rendono nuovo, diverso ed affascinante. Perché oggi da quelle webcam collegata a Internet arriva di tutto: in pochi minuti passiamo dai ragazzini riuniti in una stanza nel loro pomeriggio texano, al giapponese dai capelli improbabili, dalla ragazza asiatica con gli occhiali da intellettuale ad una mandria enorme di esibizionisti seminudi con la telecamera eternamente puntata sulle parti intime. C’è la cam che riprende qualcuno che sta lavorando al computer e quella indirizzata verso una parete bianca, chissà dove dall’altra parte del mondo, mentre l’audio trasmette death metal a tutto volume. In qualche decina di minuti passati a spingere F9 (il tasto con cui si sceglie di ritentare la fortuna collegandosi con un nuovo straniero sconosciuto) più che alla chat si assiste al trionfo dell’immagine. Le persone prima di tutto si guardano e si ascoltano, si intravedono scenari familiari, mobili sullo sfondo di un appartamento che potrebbe essere ovunque, probabilmente in Asia. Senza sforzo ognuno di noi su Chatroulette ricostruisce una propria piccola planimetria del mondo emerso: non è strano che il risultato non sia sempre entusiasmante. Questa antropologia delle piccole cose, che è il risultato maggiormente rilevante di questo esperimento, e questo sguardo trasversale che ne ricaviamo, sono possibili esclusivamente per il fatto che ci riferiamo ad un luogo per ora escluso dalle regole formali a cui siamo abituati. E che prossimamente – c’è da crederci – solleverà l’ira scandalizzata di censori e guardiani del decoro pubblico. Perché oggi non esiste controllo sociale su Chatroulette, il maniaco e l’adolescente vengono casualmente avvicinati in una pagina web, possono parlarsi ed entrare in contatto, perchè non esiste alcuna autenticazione in ingresso (ed anzi nonostante questo ipotetico assoluto anonimato, utilizzando gli IP del sito, qualcuno è riuscito a creare chatroulettemap.com che apre ulteriori finestre di incertezza sulla privacy degli utilizzatori) e perché, soprattutto, non esiste alcun meccanismo che consenta, anche a posteriori, di controllare i contenuti diffusi sul sito. Anche il denunciante con le mani che prudono, salito sul gradino più alto della sua scaletta per intravedere, scandalizzandosi, la vicina di casa del palazzo di fronte nuda a casa propria, non avrà purtroppo nulla da poter denunciare. Semplicemente non siamo più abituati a nulla del genere e non saprei davvero dire se si tratti di un bene. Nel frattempo, finché dura, Chatroulette è un involontario e gigantesco racconto del mondo nelle sue tante sfumature. Forse sono troppe, oppure forse no. Magari dateci una occhiata disincantata, finché siete in tempo. Categorie: Blog
Allargare l’orizzonte
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Sul suo regno non tramontava il giubbotto
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Coram PopuloLo ha detto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un videomessaggio trasmesso dal Tg4
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Una data quasi storica
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Come si fa l’amore?
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Cose che ho sentitoOggi pomeriggio ho visto alcuni spezzoni della diretta di Capitale Digitale dalla Camera dei Deputati. Ho sentito alcune cose e me ne sono perse altre. Ho sentito Fini dire parole ragionevoli sulla rete e appoggiare la candidatura di Internet al Nobel per poi fuggire dall’interessantissimo consesso appena non visto. Ho sentito Lessig dire che da giovane era un fan di Reagan. Ho sentito Lessig dire che opporsi a Internet e’ fare una guerra contro i nostri figli (e mi sono scoperto a far si’ con la testa). Ho sentito Bernabe’ dire che la reputazione in rete e’ importante. Ho visto Quintarelli con la giacca nonche’ la cravatta. Ho sentito Gentiloni parlare male delle censura in rete (lui che quando era Ministro ha introdotto le blacklist dei DNS). Ho sentito Riccardo Luna celebrare i twit dei mille twittatori che twittavano la conferenza. Ho sentito Gentiloni parlar male di chi cita sempre la pedofilia su Internet (lui che quando era Ministro ha firmato la legge contro la pedofilia sul web). Ho sentito il Vice Ministro Romani dire che su Youtube ci sono le Craiglist e chissa’ cosa intendeva dire. Ho sentito il Vice Ministro Romani dire che la sentenza contro Google hanno fatto bene. Ho sentito il Vice Ministro Romani parlare di cose che non conosce e purtroppo si capiva anche troppo bene. Categorie: Blog
Del costruire naviOggi il Vice Ministro Romani ha discusso di Banda Larga durante il convegno che si e’ tenuto a Roma alla Camera dei Deputati e si deve essere dimenticato di dire che i fondi della banda larga saranno finalmente sbloccati. Solo che, secondo il Corriere, serviranno anche e soprattutto a qualcosa d’altro. BANDA LARGA - Via libera poi agli 800 milioni di euro per la banda larga, ma con quelle risorse verranno finanziate non solo le reti di comunicazione elettronica ma una serie di altre misure. Oltre al potenziamento delle infrastrutture per la banda larga, gli 800 milioni del Fondo per le aree sottoutilizzate serviranno anche per «la realizzazione di una unità navale per il soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali», «per il sostegno del made in Italy» e per la prosecuzione di interventi per promuovere l’alta tecnologia. Categorie: Blog
A Bondi quel che è di BondiE’ orribile dirlo ma “A Bondi quel che è di Bondi”. L’accordo fra Google ed il Ministero dei Beni Culturali per la digitalizzazione di un milione di testi della Biblioteca Nazionale è una buona notizia. (via repubblica.it) Categorie: Blog
Ognuno a casa suaC’è una misura deprimente nelle citazioni e nella considerazione della rete da parte di molti giornalisti televisivi italiani. Qualche settimana fa ho ascoltato in una intervista radiofonica Michele Santoro che, furibondo in occasione della serrata elettorale del suo programma, sparava ad Alzo Zero sulla politica e sulla Rai, con progetti bellicosi del tipo “non so, faremo qualcosa in radio, andremo magari su Internet”. Oggi e’ il turno di Enrico Mentana che domani debutta sul sito del Corriere con un web show politico che gia’ dal titolo “MentanaCondicio” si fa beffa della legge dello stato e che - sembra di capire - trasporterà di peso il format del talk show televisivo con politici e giornalisti dentro le scomode stanze del sito web del Corriere. Anche in questo caso il sottotitolo e’ illuminante: “Vietati in TV, liberi sul web” con questa retorica d’accatto della rete libera che se da un lato è semplicemente fastidiosa, dall’altro rischia di estendere anche da queste parti ipotesi normative ed elucubrazioni potenzialmente pericolose. Come se non ce ne fossero già a sufficienza. Categorie: Blog
Un semplice maleducatoLe eventuali provocazioni che hanno originato i fatti sono abbastanza ininfluenti e dominarle dovrebbe in ogni caso far parte del bagaglio minimo di qualsiasi politico. I fatti invece sono che il capo del Governo di questo paese, un signore dal viso travolto dalla chirurgia estetica, gli occhi ormai ridotti a due fessure ed il resto impomatato dai ritocchi piu’ improbabili, si rivolge in pubblico ad un altro signore che non conosce, un signore con pochi capelli in testa come tanti altri, dicendogli: “Capisco perché lei è cosi, perchè tutte le mattine quando va a pettinarsi davanti allo specchio si vede…” Categorie: Blog
Non solo ma soprattuttoPoichè tacere ragionevolmente è ormai un talento in disuso Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, ci informa del fatto che il problema pedofilia è una questione molto più ampia e il concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva. Così sia Malvino che Metilparaben tentano qualche calcolo statistico sul rapporto fra numero di pedofili fra i sacerdoti e fra le altre persone. Tacendo per decoro l’ovvia riprovazione che deriva dalla particolare funzione sociale del sacerdote, i numeri, spannometrici quanto volete, sembrerebbero piuttosto significativi. I casi di pedofilia acclarata tra i sacerdoti sfiora mediamente il 5 per cento”, scrive Filippo Facci [1], citando fonte degna di fede: il cardinal Hummes, prefetto della Congregazione per il Clero (con successiva conferma di monsignor Tomasi, arcivescovo osservatore della Santa Sede all’Onu). E però – scrive – “le accuse di pedofilia normalmente riguardano una persona su duemila”, cioè il 5 per mille, sicché no, “la pedofilia non è solo nella Chiesa – deduce – ma lo è soprattutto” Categorie: Blog
In schiavitùEFF è entrata in possesso di una copia del documento che Apple sottopone agli sviluppatori che vogliono scrivere software per iPhone. Si tratta di una versione del marzo 2009 e qui c’e’ l’impietosa analisi legale di Fred Von Lohmann. Ne parla anche Wired. “If Apple’s mobile devices are the future of computing, you can expect that future to be one with more limits on innovation and competition … than the PC era that came before,” Categorie: Blog
Pubblicità ed identitàIeri su Friendfeed c’è stata una ampia interessante discussione sulla pubblicità online scatenata da un mio usuale borbottio senile (ma ero così anche 10 anni fa) sullo sfondo pubblicitario sponsorizzato da Fineco della homepage di Corriere.it. Ci sono due o tre cose he mi andava di specificare a margine ma prima quoto il punto di vista Paolo Ainio intervenuto ieri nella discussione: Il trade-off tra la pubblicità e il contenuto redazionale sta nel male e nel bene reciproco. Quanto una testata può “contenere” altro prima di perdere di riconoscibilità e senso nei confronti del lettore che è il valore primario della testata stessa. In questo caso, come in molti altri (anche in casa nostra…) si va molto oltre quello che secondo me conviene sia all’editore (che vuole preservare il suo valore primario) sia all’inserzionista (che in fondo ha lo stesso interesse). Certo molto dipende dal fattore tempo: se il corriere rimanesse così per molte settimane non sarebbe più il corriere, ma se dura tre giorni forse non fa male a nessuno.
(la cornice) ostacola i contenuti “intangibili” marcando “fineco” l’intero corpo pagina. pare che si sono comprati il giornale. ( ) ci sono contenuti come la reputazione e il controllo dell’informazione che si eroga che la cornice minaccia come elemento identitario molto forte
A parità di esposizione pubblicitaria esistono molte differenti maniere per tutelare leggibilità ed identità di un sito web. E più il sito è importante più tale ragionamento non puo’ essere ignorato. Molte delle gradi differenze di impatto fra i grandi siti editoriali italiani e i più prestigiosi siti web esteri risiede nella attenzione a questi temi. Per esempio, sempre a proposito di “identità” non è ozioso domandarsi perchè repubblica.it ieri consentisse due piccole animazioni molto invadenti ed a ciclo continuo, giusto accanto al logo del sito. Vale i soldi guadagnati una concessione del genere? Secondo me no. Sullo sfondo di simili scelte c’è ovviamente la crisi di un modello economico che fatica a reggersi autonomamente, ma anche, mi pare, le incertezze e una rabbia più ampia che riguarda l’intero ambiente editoriale alle prese con i quotidiani interrogativi sulla propria sopravvivenza. Categorie: Blog
L’occhio malinconicoLuca oggi ha pubblicato su Wittgenstein una cosa sua, privata e vecchia di dieci anni che mi piacerebbe leggeste. Questo carcere ha le sue regole. Regola uno, le regole non si discutono. Non perché sia vietato, ma perché non c’è niente da discutere. Come l’esistenza di Dio, per capirsi. Immaginate di poter discutere una regola come “non si possono mostrare ai detenuti foto di assembramenti”? È saltata fuori una volta che avevo portato a mio padre delle foto di persone a lui care, scattate a un incontro pubblico sulla sua storia. E così via. Le regole prevedono che il detenuto possa ricevere quattro visite al mese, ciascuna di tre persone al massimo, tutti familiari, o persone di strettissima e certificata relazione, ciascuna visita della durata di un’ora. Le visite possono diventare sei, se il detenuto ha tenuto una buona condotta durante il mese, guadagnandosene due premiali. Per avere le visite premiali però bisogna fare domandina. Parla così, il carcere, dice “premiali”, e “familiari”, e dice “domandina”. Un misto continuo di burocratese da motorizzazione civile e linguaggio da asilo nido. Categorie: Blog
Per me una margheritaIntorno ad un tavolo oltre al presidente del Consiglio, i ministri Maroni, Calderoli, Meloni e La Russa. La discussione è stata breve anche perché la pattuglia dei ministri presenti aveva sperimentato nei giorni scorsi la furia del presidente del Consiglio. La stessa che la sera precedente il Cavaliere era riuscito a sbollire solo verso le due di mattina grazie alla compagnia di un gruppo di giovani che il presidente del Consiglio ha fatto salire a palazzo Grazioli per «una pizzetta».
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