Manteblog di Massimo Mantellini

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il weblog di Massimo Mantellini
Updated: 55 min 28 sec ago

La morale è sempre quella

Sab, 2010-08-28 09:54

Ti segnalo un grande pezzo di Gad Lerner dal Meeting di CL a Rimini uscito su Repubblica di oggi

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I dentici

Sab, 2010-08-28 08:52




La Stampa e il Corriere online hanno nelle rispettive pagine economiche due interessanti articoli sulla crisi di Blockbuster. I titoli sono diversi, uno dei pezzi è stato scritto a Roma l’altro a Milano, al Corriere hanno aggiunto qualche utile grassetto a capo paragrafo ma per il resto gli articoli sono identici.

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Sostiene Mentana

Ven, 2010-08-27 20:57

Sostiene Mentana che il TG de La7 delle 20 andrà in onda in streaming su Youtube. E perchè mai?

(via Il Messaggero)

update: PI ha qualche particolare in più.

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Il paradosso cellulare

Ven, 2010-08-27 08:51




Mauro Lupi cita questi dati di Nielsen dai quali traspare che siamo il paese con la piu’ ampia penetrazione di smartphone in tutta Europa. Per molti anni i trionfi della telefonia cellulare in questo paese non sono stati una buona notizia per lo sviluppo di Internet. Oggi le cose sono cambiate, visto che i terminali consentono adeguati collegamenti alla rete, ma non sarei sicuro nemmeno oggi che questi dati, nella logica meno che commerciale dello sviluppo di Internet in Italia, siano una notizia per forza positiva.

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Porzioni di marchio

Gio, 2010-08-26 19:43

Questa cosa che Facebook abbia fatto causa al sito Teachbook perchè la parola “book” fra parte del suo marchio fa veramente ridere i polli. Anzi li fa piangere.

(via Punto Informatico)

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Al posto delle lucciole

Gio, 2010-08-26 11:03




Sun Jar è uno degli oggetti più affascinati fra quelli che ho acquistato negli ultimi anni. La usa Francesca come luce notturna nella sua stanza. Ve lo dico perchè su Amazon UK in questi giorni sono in offerta a 10 sterline.

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Memento

Gio, 2010-08-26 08:20




Sei anni fa moriva Enzo Baldoni.

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Sulla superficie

Gio, 2010-08-26 07:16

Oggi Alessandro Baricco ha pubblicato su Repubblica una postilla al suo racconto “I Barbari” (piccolo saggio bello e poco noto che vi consiglio di leggere). La tesi che il senso dele cose risieda sulla superficie e non in profondità ha un numero molto ampio di analogie con World of ends (piccolo saggio molto bello e poco noto che vi consiglio di leggere).


Sulla carta, i rischi erano enormi, ma va ricordato che la superficie è il luogo della stupidità solo per chi crede nella profondità come luogo del senso. Dopo che i barbari (cioè noi) hanno smascherato questa credenza, collegare automaticamente superficie e insignificanza è diventato un riflesso meccanico che tradisce un certo rincoglionimento. Dove molti vedevano una semplice resa alla superficialità, molti altri hanno intuito uno scenario ben differente: il tesoro del senso, che era relegato in una cripta segreta e riservata, ora si distribuiva sulla superficie del mondo, dove la possibilità di ricomporlo non coincideva più con una discesa ascetica nel sottosuolo, regolata da un’élite di sacerdoti, ma da una collettiva abilità nel registrare e collegare tessere del reale. Non suona poi tanto male.

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Organizziamoci

Gio, 2010-08-26 06:15




Dopo la lettera di Veltroni al Corriere oggi è il turno di quella di Bersani a Repubblica. A questo punto forse al PD servirebbe davvero uno di quei pubblicitari vestiti strani a cui affidare la comunicazione del partito.

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Like tears in the rain

Mer, 2010-08-25 19:04




Un tributo a Blade Runner (da vedere possibilmente a tutto schermo su un monitor decente).

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Toccare con mano

Mer, 2010-08-25 18:51

Alberto Cottica sul perchè i dati pubblici sono importanti:


La seconda operazione è stata fatta dalla Ragioneria Generale dello Stato. Qui i dati sono davvero sugosi: i bilanci preventivi e consuntivi e i trasferimenti alle ammministrazioni regionali e locali 2007-2010. Per capire davvero la discussione sui famosi tagli di bilancio, non c’è niente di meglio di scaricarsi i dati e giocarci un po’, magari producendo qualche bel grafico colorato. La RGS fornisce anche una guida alla costruzione di tavole di sintesi usando Excel.
Questa è una bella opportunità per i civic hackers di cui parla sempre David Osimo. Non c’è più bisogno di fidarsi (o di non fidarsi, che è lo stesso perché comunque la nostra opinione finisce per dipendere da una fonte giornalistica che non possiamo verificare): quando sentiamo dire “lo Stato non investe in cultura”, “la spesa sanitaria è fuori controllo” o “stiamo mandando la scuola pubblica in malora” possiamo controllare di persona, accedendo ai dati, filtrandoli e mettendoli in fila per vedere se è vero, e condividere con gli altri le nostre conclusioni. Anche così crescono le democrazie (e le Wikicrazie).

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Nemmeno un pacatamente

Mar, 2010-08-24 20:00

La lettera di Walter Veltroni, la lunghissima (12mila caratteri) lettera di Walter Veltroni agli italiani pubblicata oggi dal Corriere della Sera, è un testo istruttivo. Molto molto istruttivo. Veltroni si immagina modestamente nei panni del grande statista che scrive al proprio paese e consegna agli italiani, a quelli italiani capaci di arrivare in fondo alle 12000 battute del testo, un messaggio forte e chiaro, pur se attenuato dal garbo e dal vigore del discorrere politico. Ed il messaggio è che gli attuali reggenti del centro sinistra sono quello che sono. Ma che quello che c’era prima di loro era (ed è) se possibile ancora più vacuo ed inconcludente.

p.s. in ogni caso 12mila battute e nemmeno un “pacatamente”.


update 25/8: Matteo Bordone ha un post fulminante di commento alla lettera di Veltroni. Ivan Scalfarotto si occupa degli aspetti politici del messaggio, primo fra tutti l’eterno ritorno dei soliti noti.

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Ode al direttore!

Mar, 2010-08-24 18:29

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Il bluff di Obama

Mar, 2010-08-24 17:02

(WhiteHouse flickr, via Emanuele su FF)

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I difetti del formidabile genio

Mar, 2010-08-24 16:39




Nel weekend scorso ho visto No Direction Home, il documentario che Martin Scorsese ha tratto nel 2005 dal materiale raccolto dal manager di Bob Dylan Jeff Rosen. E’ un documentario molto lungo (quasi 3 ore e mezzo) che racconta la storia del primo Dylan, dal suo arrivo a NY nel 1960 al suo primo ritiro dalle scene nel 1966. Mi è piaciuto moltissimo e ve lo consiglio. Racconta, attraverso le parole di Dylan stesso gli accadimenti di quegli anni: ci sono gli ispiratori del suo periodo folk (Woody Guthrie, Pete Seeger), il suo rapporto con una bellissima Joan Baez (che intervistata a lungo non lo tratta esattamente con i guanti), fino alle violente contestazioni subite quando Dylan decise (giustamente) di passare ai set elettrici. E’ il racconto leggerissimo dell’enorme talento di un giovane formidabile autore, narciso ed antipatico, eletto a furor di popolo a rappresentare un movimento di protesta vastissimo che da Martin Luther King, (Dylan ventenne suonerà a Washington in occasione del famoso discorso di King “I have a dream”) arriva alle proteste per la guerra in Vietnam passando per la morte di Kennedy, senza che a lui - in fondo - importasse granchè.

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Marketing e polverine magiche

Mar, 2010-08-24 15:59

Alebegoli ti spiega come si possa scegliere egregiamente in rete il luogo delle proprie vacanze anche se si fanno mestieri strani.

l marketing non è la polverina magica che trasforma i sassi in diamanti. E il web marketing e social media marketing non fanno eccezioni. Se i vostri prodotti non funzionano, se il vostro servizio online è pieno di buchi, non sarà un’innovativa campagna di social media marketing a garantirvi il successo; se non avete una strategia di business ben definita, se non sapete quali sono le vostre priorità aziendali, la strada non ve la può indicare l’ufficio (o il consulente di) Comunicazione.

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Dalla carta al camino

Dom, 2010-08-22 21:33

Qua siamo passati al digitale. La dieta mediatica cartacea a casa Mantellini prevedeva fino a l’altro ieri Repubblica, Corriere, Il Sole24ore (giovedi e domenica), L’Espresso e Internazionale. Ora Repubblica arriva in digitale (su iPad e sui Mac di casa), IlSole24ore e La Stampa così come Internazionale e L’Espresso per ora sono ancora gratuiti su iPad (poi toccherà fare una scelta che dipenderà dai prezzi e che in ordine di priorità probabilmente privilegerà Internazionale, IlSole giovedi e sabato, L’espresso) e poi vedremo che succede.

Appunti sparsi veloci sulla fruizione. A differenza di quanto leggo spesso in giro i PDF su iPad (Repubblica, Corriere, Internazionale ed Espresso usano tutti la stessa piattaforma) mi paiono molto buoni e di facile consultazione, si impara presto ad usarli e la lettura è piacevole: credo che abbia ragione chi sostiene che l’oggetto giornale in un periodo intermedio debba assomigliare un po’ a se stesso). La versione online del PDF di Repubblica la trovo invece abbastanza fastidiosa (sara’ colpa di silverlight con il terribile effetto di messa a fuoco delle singole pagine) e poco intuitiva, senz’altro migliorabile. Noi in ogni caso siamo spesso in giro ed avere la stessa copia dal mattino presto disponibile su tutti i computer è un plus non indifferente. ll gruppo Espresso ha correttamente immaginato una unica piattaforma distributiva valida su tutti i device e questa è una scelta di stimabile lungimiranza. Come dicevo in passato c’e’ un solo cliente con molti device e non un cliente per ogni device).

Le enormi pile di giornali negli angoli di casa nostra (detesto buttare i quotidiani) si sono in queste settimane rapidamente assottigliate. Ora resta il problema di come fare ad accendere il camino nelle sere d’inverno (le pagine sportive prendevano fuoco una meraviglia),

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Jeff Jarvis supporta

Dom, 2010-08-22 13:17




Jeff Jarvis supporta la candidatura di Internet per il Nobel per la pace.

(via giovanni de paola)

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Anteprima Punto Informatico

Dom, 2010-08-22 08:17

Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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Una distrazione capita a tutti, due sono nell’ordine delle cose, tre diventano sospette, dalla quarta in avanti si tratta probabilmente di distrazioni volute. Con Facebook le cose vanno così: l’azienda è giovane e dinamica, ha molto successo, offre una piattaforma molto utilizzata che collega 500 milioni di persone tutto il mondo ed è una azienda molto svagata, con una ormai solida allergia per la privacy dei propri utenti raccontata da un numero impressionante di recenti ripetute distrazioni.

La presentazione di Places, il nuovo sistema di geolocalizzazione di Facebook, non ha deluso i critici più attenti del social network di Mark Zuckerberg. Tutti lo sospettavano e così è stato: il servizio, partito per ora solo in USA, ha più buchi nella riservatezza dei suoi utenti di un formaggio svizzero e sono buchi intenzionali, pensati a tavolino e talmente dolosi da non poter essere diversamente spiegati. Del resto la logica dei grandi numeri è dalla parte di Facebook: su 500 milioni di utenti quanti si occuperanno delle conseguenze dei propri aggiornamenti di stato collegati al luogo fisico dove si trovano in quel momento? Pochi probabilmente, un numero abbastanza basso da consigliare a Facebook di osare, raccogliendo nuove informazioni appetibili senza farsi troppi scrupoli, confidando sulla scarsa attenzione dei propri utenti.

Così da qualche giorno girano per la rete approfonditi vademecum (ce ne è uno anche in italiano curato da Roberto Felter) su come settare le complicatissime opzioni di privacy di Facebook Places, per impedire per esempio che qualche nostro caro amico racconti a tutti dove siamo in un dato momento senza il nostro permesso o, peggio, faccia checkin per noi in un luogo dove non siamo mai stati. Potenza dello sharing universale che è il nuovo verbo di Facebook: condividere tutto con il maggior numero di persone, complicando, per quanto è possibile, i settaggi utili ad impedirlo.

Da qualche anno a questa parte lo si sente ripetere spesso: i servizi di geolocalizzazione sono una degli inevitabili sviluppi della Internet mobile. Questo è vero per due ragioni: perché tali servizi sono interessanti per gli utenti e perché sono interessanti per le aziende. Esiste però un terzo soggetto che si occupa di mediare posizioni ed interessi ed è il gestore della piattaforma. Posto che a me interessa informare i miei contatti sui luoghi in cui mi trovo e che alle aziende interesserebbe sapere dove sono per localizzare meglio i miei consigli per gli acquisti, chi si occupa di incrociare simili lontanissimi interessi?

L’interesse degli utenti sarebbe che il mediatore fosse trasparente, vale a dire che non mediasse nulla, che fornisse una piattaforma sociale adatta ai nostri eventuali checkin in mobilità e che non si occupasse d’altro. Non si tratta di una ipotesi irragionevole. Il geotagging potrebbe per esempio essere una commodity compresa nel prezzo del nostro contratto di accesso alla rete, magari un servizio offerto dagli ISP e come tale tenuto lontano dalle mire più immediate del marketing mobile. Oppure potrebbe essere un servizio a pagamento o una iniziativa di ingegneria sociale del software senza scopo di lucro. Tutto questo fino ad ora non è accaduto ed anzi tutti gli esperimenti fino ad oggi presentati, dal fallimentare Latitude di Google, ai più recenti Foursquare e Gowalla, accentuano molto questa figura del terzo incomodo, spingendo molto sulla relazione fra servizi e pubblicità, a volte giocherellando, a volte stimolando la nostra passione per le offerte speciali, ma sempre e comunque, allargando il pubblico della nostra dichiarazione di posizione ad una platea molto più ampia di quella per noi interessante. È – dicono – il prezzo da pagare per il servizio offerto ma non ci sono solidissime ragioni per cui debba essere per forza così.

Facebook Places non fa eccezione, anche se gode di una formidabile integrazione col più utilizzato social network mondiale che fa immaginare un rapido annientamento della concorrenza. E anzi, proprio in virtù di questo strapotere, sarebbe stato forse possibile immaginarlo come un servizio prima sociale che commerciale. Ma così non è stato: Places, già in fasce, mostra con chiarezza, esattamente come i suoi concorrenti, questo desiderio di esplorare non tanto il grafo sociale applicato alla nostra mobilità, quanto la possibilità di monetizzare rapidamente le informazioni degli utenti rivendute agli uomini del marketing.

Si tratta dell’ennesima delusione di Facebook il cui desiderio di scambiare dati per denaro è ormai una ossessione tanto evidente quanto goffamente mascherata con i soliti mezzi: per esempio complicando ad arte i menu a tendina dei profili della privacy dei propri amati utenti.

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Di quello che può ancora far la CIA

Sab, 2010-08-21 15:53

In tre ore la procura svedese mette e toglie Julian Assange dalla graticola.

(via repubblica.it)

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