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Manteblog di Massimo MantelliniLa morale è sempre quellaCategorie: Blog
I dentici
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Sostiene MentanaSostiene Mentana che il TG de La7 delle 20 andrà in onda in streaming su Youtube. E perchè mai? (via Il Messaggero) update: PI ha qualche particolare in più. Categorie: Blog
Il paradosso cellulare
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Porzioni di marchioQuesta cosa che Facebook abbia fatto causa al sito Teachbook perchè la parola “book” fra parte del suo marchio fa veramente ridere i polli. Anzi li fa piangere. (via Punto Informatico) Categorie: Blog
Al posto delle lucciole
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Sulla superficieOggi Alessandro Baricco ha pubblicato su Repubblica una postilla al suo racconto “I Barbari” (piccolo saggio bello e poco noto che vi consiglio di leggere). La tesi che il senso dele cose risieda sulla superficie e non in profondità ha un numero molto ampio di analogie con World of ends (piccolo saggio molto bello e poco noto che vi consiglio di leggere). Sulla carta, i rischi erano enormi, ma va ricordato che la superficie è il luogo della stupidità solo per chi crede nella profondità come luogo del senso. Dopo che i barbari (cioè noi) hanno smascherato questa credenza, collegare automaticamente superficie e insignificanza è diventato un riflesso meccanico che tradisce un certo rincoglionimento. Dove molti vedevano una semplice resa alla superficialità, molti altri hanno intuito uno scenario ben differente: il tesoro del senso, che era relegato in una cripta segreta e riservata, ora si distribuiva sulla superficie del mondo, dove la possibilità di ricomporlo non coincideva più con una discesa ascetica nel sottosuolo, regolata da un’élite di sacerdoti, ma da una collettiva abilità nel registrare e collegare tessere del reale. Non suona poi tanto male. Categorie: Blog
Organizziamoci
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Like tears in the rainCategorie: Blog
Toccare con manoAlberto Cottica sul perchè i dati pubblici sono importanti: La seconda operazione è stata fatta dalla Ragioneria Generale dello Stato. Qui i dati sono davvero sugosi: i bilanci preventivi e consuntivi e i trasferimenti alle ammministrazioni regionali e locali 2007-2010. Per capire davvero la discussione sui famosi tagli di bilancio, non c’è niente di meglio di scaricarsi i dati e giocarci un po’, magari producendo qualche bel grafico colorato. La RGS fornisce anche una guida alla costruzione di tavole di sintesi usando Excel. Categorie: Blog
Nemmeno un pacatamenteLa lettera di Walter Veltroni, la lunghissima (12mila caratteri) lettera di Walter Veltroni agli italiani pubblicata oggi dal Corriere della Sera, è un testo istruttivo. Molto molto istruttivo. Veltroni si immagina modestamente nei panni del grande statista che scrive al proprio paese e consegna agli italiani, a quelli italiani capaci di arrivare in fondo alle 12000 battute del testo, un messaggio forte e chiaro, pur se attenuato dal garbo e dal vigore del discorrere politico. Ed il messaggio è che gli attuali reggenti del centro sinistra sono quello che sono. Ma che quello che c’era prima di loro era (ed è) se possibile ancora più vacuo ed inconcludente. p.s. in ogni caso 12mila battute e nemmeno un “pacatamente”. Categorie: Blog
I difetti del formidabile genio
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Marketing e polverine magicheAlebegoli ti spiega come si possa scegliere egregiamente in rete il luogo delle proprie vacanze anche se si fanno mestieri strani. l marketing non è la polverina magica che trasforma i sassi in diamanti. E il web marketing e social media marketing non fanno eccezioni. Se i vostri prodotti non funzionano, se il vostro servizio online è pieno di buchi, non sarà un’innovativa campagna di social media marketing a garantirvi il successo; se non avete una strategia di business ben definita, se non sapete quali sono le vostre priorità aziendali, la strada non ve la può indicare l’ufficio (o il consulente di) Comunicazione. Categorie: Blog
Dalla carta al caminoQua siamo passati al digitale. La dieta mediatica cartacea a casa Mantellini prevedeva fino a l’altro ieri Repubblica, Corriere, Il Sole24ore (giovedi e domenica), L’Espresso e Internazionale. Ora Repubblica arriva in digitale (su iPad e sui Mac di casa), IlSole24ore e La Stampa così come Internazionale e L’Espresso per ora sono ancora gratuiti su iPad (poi toccherà fare una scelta che dipenderà dai prezzi e che in ordine di priorità probabilmente privilegerà Internazionale, IlSole giovedi e sabato, L’espresso) e poi vedremo che succede. Appunti sparsi veloci sulla fruizione. A differenza di quanto leggo spesso in giro i PDF su iPad (Repubblica, Corriere, Internazionale ed Espresso usano tutti la stessa piattaforma) mi paiono molto buoni e di facile consultazione, si impara presto ad usarli e la lettura è piacevole: credo che abbia ragione chi sostiene che l’oggetto giornale in un periodo intermedio debba assomigliare un po’ a se stesso). La versione online del PDF di Repubblica la trovo invece abbastanza fastidiosa (sara’ colpa di silverlight con il terribile effetto di messa a fuoco delle singole pagine) e poco intuitiva, senz’altro migliorabile. Noi in ogni caso siamo spesso in giro ed avere la stessa copia dal mattino presto disponibile su tutti i computer è un plus non indifferente. ll gruppo Espresso ha correttamente immaginato una unica piattaforma distributiva valida su tutti i device e questa è una scelta di stimabile lungimiranza. Come dicevo in passato c’e’ un solo cliente con molti device e non un cliente per ogni device). Le enormi pile di giornali negli angoli di casa nostra (detesto buttare i quotidiani) si sono in queste settimane rapidamente assottigliate. Ora resta il problema di come fare ad accendere il camino nelle sere d’inverno (le pagine sportive prendevano fuoco una meraviglia), Categorie: Blog
Jeff Jarvis supportaCategorie: Blog
Anteprima Punto InformaticoContrappunti su Punto Informatico di domani. *** Una distrazione capita a tutti, due sono nell’ordine delle cose, tre diventano sospette, dalla quarta in avanti si tratta probabilmente di distrazioni volute. Con Facebook le cose vanno così: l’azienda è giovane e dinamica, ha molto successo, offre una piattaforma molto utilizzata che collega 500 milioni di persone tutto il mondo ed è una azienda molto svagata, con una ormai solida allergia per la privacy dei propri utenti raccontata da un numero impressionante di recenti ripetute distrazioni. La presentazione di Places, il nuovo sistema di geolocalizzazione di Facebook, non ha deluso i critici più attenti del social network di Mark Zuckerberg. Tutti lo sospettavano e così è stato: il servizio, partito per ora solo in USA, ha più buchi nella riservatezza dei suoi utenti di un formaggio svizzero e sono buchi intenzionali, pensati a tavolino e talmente dolosi da non poter essere diversamente spiegati. Del resto la logica dei grandi numeri è dalla parte di Facebook: su 500 milioni di utenti quanti si occuperanno delle conseguenze dei propri aggiornamenti di stato collegati al luogo fisico dove si trovano in quel momento? Pochi probabilmente, un numero abbastanza basso da consigliare a Facebook di osare, raccogliendo nuove informazioni appetibili senza farsi troppi scrupoli, confidando sulla scarsa attenzione dei propri utenti. Così da qualche giorno girano per la rete approfonditi vademecum (ce ne è uno anche in italiano curato da Roberto Felter) su come settare le complicatissime opzioni di privacy di Facebook Places, per impedire per esempio che qualche nostro caro amico racconti a tutti dove siamo in un dato momento senza il nostro permesso o, peggio, faccia checkin per noi in un luogo dove non siamo mai stati. Potenza dello sharing universale che è il nuovo verbo di Facebook: condividere tutto con il maggior numero di persone, complicando, per quanto è possibile, i settaggi utili ad impedirlo. Da qualche anno a questa parte lo si sente ripetere spesso: i servizi di geolocalizzazione sono una degli inevitabili sviluppi della Internet mobile. Questo è vero per due ragioni: perché tali servizi sono interessanti per gli utenti e perché sono interessanti per le aziende. Esiste però un terzo soggetto che si occupa di mediare posizioni ed interessi ed è il gestore della piattaforma. Posto che a me interessa informare i miei contatti sui luoghi in cui mi trovo e che alle aziende interesserebbe sapere dove sono per localizzare meglio i miei consigli per gli acquisti, chi si occupa di incrociare simili lontanissimi interessi? L’interesse degli utenti sarebbe che il mediatore fosse trasparente, vale a dire che non mediasse nulla, che fornisse una piattaforma sociale adatta ai nostri eventuali checkin in mobilità e che non si occupasse d’altro. Non si tratta di una ipotesi irragionevole. Il geotagging potrebbe per esempio essere una commodity compresa nel prezzo del nostro contratto di accesso alla rete, magari un servizio offerto dagli ISP e come tale tenuto lontano dalle mire più immediate del marketing mobile. Oppure potrebbe essere un servizio a pagamento o una iniziativa di ingegneria sociale del software senza scopo di lucro. Tutto questo fino ad ora non è accaduto ed anzi tutti gli esperimenti fino ad oggi presentati, dal fallimentare Latitude di Google, ai più recenti Foursquare e Gowalla, accentuano molto questa figura del terzo incomodo, spingendo molto sulla relazione fra servizi e pubblicità, a volte giocherellando, a volte stimolando la nostra passione per le offerte speciali, ma sempre e comunque, allargando il pubblico della nostra dichiarazione di posizione ad una platea molto più ampia di quella per noi interessante. È – dicono – il prezzo da pagare per il servizio offerto ma non ci sono solidissime ragioni per cui debba essere per forza così. Facebook Places non fa eccezione, anche se gode di una formidabile integrazione col più utilizzato social network mondiale che fa immaginare un rapido annientamento della concorrenza. E anzi, proprio in virtù di questo strapotere, sarebbe stato forse possibile immaginarlo come un servizio prima sociale che commerciale. Ma così non è stato: Places, già in fasce, mostra con chiarezza, esattamente come i suoi concorrenti, questo desiderio di esplorare non tanto il grafo sociale applicato alla nostra mobilità, quanto la possibilità di monetizzare rapidamente le informazioni degli utenti rivendute agli uomini del marketing. Si tratta dell’ennesima delusione di Facebook il cui desiderio di scambiare dati per denaro è ormai una ossessione tanto evidente quanto goffamente mascherata con i soliti mezzi: per esempio complicando ad arte i menu a tendina dei profili della privacy dei propri amati utenti. Categorie: Blog
Di quello che può ancora far la CIACategorie: Blog
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