Manteblog di Massimo Mantellini

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il weblog di Massimo Mantellini
Updated: 53 min 18 sec ago

Capre in laguna

Dom, 2010-05-23 06:56

Leggo su Repubblica che Vittorio Sgarbi dovrebbe diventare, per investitura del Ministro Bondi, sovraintendente per il polo museale a Venezia. Ora devo solo trovare una scusa per giustificare il fatto che la pagina 24 del giornale è misteriosamente andata distrutta. Non ho nessuna intenzione di ascoltare le urla di Alessandra sul polemista televisivo elevato al ruolo di esperto da un sistema in mano ad altri fenomenali incompetenti.

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Parigi val bene una puzza

Sab, 2010-05-22 17:34

Andiamo a Parigi per qualche giorno. Alessandra dentro le sue solite polverose librerie, io a scoprire se davvero il puzzo di fritto di McDonalds invade il Louvre come la nube islandese l’Europa.

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Ti piaceresse

Sab, 2010-05-22 07:03




La decisa presa di posizione degli USA sul decreto anti-intercettazioni che campeggia in prima pagina sui quotidiani italiani è un po’ una palla.

(via witt)

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Eghi continentali

Ven, 2010-05-21 21:33

Non c’è solo Michele Santoro che occupa venti minuti di prime time televisivo per parlare delle sue beghe con la Rai, il mondo e tutto il resto: c’è anche Jason Calacanis che oggi si cancella da Facebook in diretta su UStream.

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La Stampa su iPad

Ven, 2010-05-21 18:37




(Via antonio tombolini su FF)

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Era Novo ieri

Ven, 2010-05-21 06:26




Il mio articolo su Nova di ieri.

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Già la parola non invita: “geolocalizzazione”. Ed il resto rischia di essere anche peggio. Lo si ripete da tempo ormai, un discreto spicchio di futuro della rete Internet passa attraverso l’accesso in mobilità. Qualche anno fa, ad una delle usuali domande sul futuro della rete dopo la sbronza del web 2.0, Danah Boyd, nota esperta americana, si disse convinta che il futuro di Internet dopo le persone sarebbe stato nei luoghi. Quando l’accesso si allontana dal cavo della ADSL ed esce nel mondo fuori, è evidente che i luoghi di transito e destinazione acquistano, anche in rete, una nuova inedita importanza. I viaggi virtuali, mutuati dal gergo della fine degli anni 90, diventano viaggi veri e propri, con Internet in tasca, collegati attraverso i fili invisibili del nostro terminale mobile.

Così in questi giorni osservando Foursquare, una piccola piattaforma curiosa e geniale a metà fra un social network dei luoghi, uno spazio di consigli per gli acquisti ed un ambito ludico, pensavo che la sfortuna della geolocalizzazione è che si presta ad essere uno strumento formidabile, ancor prima che per gli utenti della rete, ancor prima che per gli spioni di ogni genere, per quelle forme avanzate di marketing più o meno invasivo che i pubblicitari attendono da tempo.

Foursquare mixa con leggerezza le tante facce della geolocalizzazione: è una delle prime applicazioni internet di un certo successo che si interessano all’utente di prodotti e servizi nella sua veste di target mobile. Ed è anche un piccolo laboratorio di un fenomeno molto più grande che ci attende domani. A tal proposito si moltiplicano in questi giorni le indiscrezioni su “Places”, questo dovrebbe essere il nome del servizio di geolocalizzazione di Facebook atteso per le prossime settimane. In un istante 400 milioni di persone in tutto il mondo potranno segnalare la propria posizione fisica ai propri contatti di rete sociale e, probabilmente, non solo a loro.

L’aspetto ludico di Fourquare non è molto differente dai tanti esempi di marketing convenzionale che prevedono piccoli regali in cambio di informazioni. Diventiamo sindaco su Foursquare del negozio all’angolo segnalando la nostra presenza lì e domani il negoziante ci omaggerà in qualche maniera per la pubblicità accordatagli. Magari aggiungiamo un cenno alla qualità dei suoi prodotti, rendendo un servizio informativo alla nostra cerchia sociale in rete ma, ancora una volta, restiamo intrappolati in un rapporto azienda-consumatore che è forse ancora “a guadagno condiviso” ma che resta solo parzialmente sotto il nostro controllo ed è esposto a molte possibili adulterazioni. Vale la pena sottolineare come, sempre più spesso, opzioni informative che ormai la tecnologia consente e che potrebbero essere interamente gestite dagli utenti all’interno delle dinamiche spontanee del passaparola, vengano organizzate da intermediari come Foursquare (e da domani Facebook e molti altri). Nuovi mediatori che declinano la nostra indole di esseri sociali nella sola variante per loro interessante: quella di possibili amplificatori di messaggi pubblicitari.

Facebook in particolare ha da tempo un rapporto difficile con i propri utenti, gestisce con una certa pesantezza l’equilibrio instabile fra diritti alla riservatezza e pubblica esposizione. E contemporaneamente vanta già oggi il 50% circa degli accessi alla propria piattaforma da parte di utenti in mobilità Una offerta di servizi di geolocalizzazione è quindi una sirena invitante e pericolosa. Facebook ha già dichiarato che l’opzione sarà attivabile a discrezione dell’utente e che, una volta attivata, i dati raccolti sulla posizione dell’utente, verranno trattati alla stregua degli altri contenuti del profilo. In ogni caso una innovazione importante che acuisce problemi che già ora sono molto caldi. Da un lato esiste un patrimonio critico piccolo e solido che ormai quotidianamente sottolinea sulla stampa e sul web i rischi del nostro eccesso di entusiasmo nei confronti di Facebook, dall’altro è possibile riconoscere la grande massa dei suoi utenti che mai toccheranno le impostazioni di default della propria piattaforma perché semplicemente nemmeno sanno dove siano.

Non ci restano, in fondo, molte possibilità: ancora una volta ci affidiamo alle proprietà taumaturgiche del passaparola, in rete e sui quotidiani cartacei, per immaginare un equilibrio possibile fra investimenti pubblicitari, sostenibilità delle piattaforme e tutela degli utenti. Da domani anche in mobilità.

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La legge del 30-20-10

Gio, 2010-05-20 06:49






I dati audiweb dell’accesso Internet in Italia.

(via roberto venturini)

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Santi, navigatori e giornalisti

Mer, 2010-05-19 20:37

Oggi Filippo Facci sul suo blog sul Post in un articolo dal titolo “Il giornale su cui scrivo” parla di Mara Carfagna e critica le scelte editoriali di Libero.

Nessuno può tentare di spacciare come «scientifici» gli scritti di ex pastori evangelici come Andy Comiskey o quelli appunto di Joseph Nicolosì, pubblicato in Italia con la postfazione del direttore di Radio Maria. In Italia c’è la libertà di opinione, certo: ma è perfettamente normale non concedere la par condicio a chi sostenga che il Sole giri attorno alla Terra. Ergo, la terapia di Nicolosi non «divide gli psicologi» come titolava Libero di martedì: almeno su questo non c’è nessuna discussione da fare, più nulla da dimostrare.


Leggendolo mi chiedevo se Facci abbia mai sfogliato il giornale su cui scrive. Un foglio che anche definire “giornale” sembrerebbe troppo. E allora Filippo dov’è il problema delle sciocchezze che giustamente stigmatizzi? Di che cosa stiamo parlando?

Sempre oggi Ezio Mauro dedica un lungo editoriale su Repubblica alla legge sulle intercettazioni. Il titolo del fondo è molto chiaro: “Il dovere di difendere la libertà di stampa”. Contro una legge odiosa di un governo odioso, ad personas come quasi tutte le altre legge fino ad oggi apparecchiate da Berlusconi e dai suoi sodali. Mauro incita alla ribellione e si chiede come mai prevalga invece un cosi assordante silenzio. Ha ragione. Poi però scrive:


Si spinge cioè l’editore a intervenire nei contenuti di un giornale, cosa che in un sistema sano non avviene, pur avendo l’editore la piena potestà sulla parte che lo compete, fino a decidere la sostituzione del direttore.



Un sistema sano? Di nuovo: di cosa stiamo parlando? Chi decide la linea editoriale del giornale che Mauro dirige così di come tutti gli altri? Il direttore e la redazione? Ma davvero? Suvvia.

Oggi è anche la notizia del divorzio consensuale di Michele Santoro dalla Rai. E’ il giorno delle polemiche e dei processi sommari al famoso giornalista. Ma ancora, per davvero, qualcuno è autenticamente deluso? Davvero qualcuno si stupisce del silenzio dell’eroe e della buonuscita milionaria?

Il punto, il vero punto, è a monte di tutti questi piccoli frammenti, apparentemente lontani fra loro. Il punto è che fra terzismi, distinguo, moralismi vari e piccole diffusissime povertà, la stampa nel suo complesso in questo paese si è già da tempo scavata la fossa da sola. Pazientemente e con metodo, con una vanga fornita in leasing dal potente di turno. Non ci sono grandi esclusi purtroppo, non ci sono troppe eccezioni da portare in palmo di mano. Il decreto vergognoso del governo Berlusconi che imbavaglia le intercettazioni è il figlio non riconosciuto ma legittimo di questa grande debolezza della stampa stessa: una corporazione che in Italia esiste quasi sempre solo nel suo essere figlia di qualcun altro. Non ci sono petizioni da firmare, mobilitazioni da invocare, grandi pericoli per la democrazia da sottolineare con la voce rotta. O meglio i rischi ci sono, e sono gravissimi. Ma gli urlatori odierni non hanno grande titolo per stracciarsi le vesti. E’ un peccato e certe volte sembra quasi che nemmeno se ne accorgano.

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Anime morte

Mer, 2010-05-19 19:08

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Sei un tipo semplicistico?

Mer, 2010-05-19 09:04

Ora a Facebook iniziano a dire che stanno pensando a opzioni di privacy più “semplicistiche”.

(via wired)

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Ministro della banda larga

Mar, 2010-05-18 20:02

In Gran Bretagna stanno pensando ad un Ministro del broadband.

The main priorities for the new minister will be ensuring that all areas of the UK have a broadband speed of at least 2Mbps (megabits per second).
He or she will also need to draw up a plan for getting next-generation broadband to the third of the country that is unlikely to be served by current commercial plans.



(via BBC news)

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Luci accese anche di giorno

Lun, 2010-05-17 21:10

Le prove tecniche di Corriere.it (questa volta Paolo Ottolina prova il booklet 3g di Nokia) sono oneste e ben fatte. Peccato che i video non abbiano l’embed.

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Carta canta

Dom, 2010-05-16 17:24




Greenpeace al Salone del Libro di Torino ha pubblicato la pagella dei buoni e cattivi fra gli editori a seconda del tipo di carta usata.

(via Il Post)

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Repubblica su iPad

Dom, 2010-05-16 10:08

Repubblica è il primo quotidiano italiano ad avere una app per iPad. Nello store US è gia disponibile da ieri. Per ora si tratta di una app gratuita. Il che la dice lunga sulle incertezze del modello.

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