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Manteblog di Massimo MantelliniDisintermediari
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GrulliAl Consorzio tutela del Palio di Siena non piacciono i videogame di go-kart ambientati a Piazza del Campo. Il Consorzio per la Tutela del Palio di Siena non ha gradito la corsa virtuale in piazza del Campo e ha deciso di intraprendere azioni legali: «Non è possibile usare le immagini delle Contrade - spiega Anna Carli, amministratore delegato al marchio del Consorzio per la Tutela del Palio di Siena -, in questo caso le bandiere, senza autorizzazione». L’iniziativa del Consorzio arriva dopo la segnalazione di alcune testate locali che hanno pubblicato la notizia della commercializzazione del gioco.
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Che cosa ci faccio lì?Tanto per non smentire una vecchia consolidata abitudine i settaggi della Privacy di Facebook Places, servizio di geolocalizzazione presentato i giorni scorsi, sono complicatissimi e molto pericolosi. Benchè il servizio non sia ancora attivo fuori dagli USA, Roberto Felter vi spiega già ora quali bottoni spingere e perché. Ci sono però alcuni aspetti del servizio Places che è opportuno conoscere: - se inviate la vostra posizione senza aver configurato diversamente il vostro account, il messaggio apparirà sulla bacheca di TUTTI i vostri contatti. - se non impostate la cosa in altro modo, tutti gli utenti Facebook nelle vicinanze a dove ti sei localizzato, possono vedere la tua presenza, anche chi non sono tra i tuoi contatti. - come per la pubblicazione di foto, anche per la geolocalizzazione i tuoi contatti possono collegarti ad una loro geolocalizzazione e risulterà come se ti fossi geolocalizzato tu. Categorie: Blog
Ora è tutto più chiaroCategorie: Blog
Segnali deboli
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Quotidiani italiani su iPadAntonio Tombolini scrive un post interessante sulle applicazioni degli editori italiani per iPad partendo da una critica di Wired a quella che il suo gruppo ha preparato per IlSole24ore. Categorie: Blog
Giorgiana Masi, Francesco Lorusso…Siccome detesto parlar male dei morti di Francesco Cossiga, scomparso ieri a 82 anni, preferisco non dire nulla. E’ però certo che questo paese ha mantenuto per decenni ai vertici dei poteri decisionali un paziente psichiatrico e che i quotidiani hanno dovuto attendere la sua morte per scriverlo liberamente. Categorie: Blog
I creativi di Veronesi
“Per attrarre potenziali lettori abbiamo iniziato inserendo voci fittizie su Wikipedia”
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Il web è davvero morto?
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I difetti di FacebookSplendido post di Sergio su molte delle cose che non vanno a Facebook. Facebook non ha memoria. Non ha il valore della memoria, l’interesse di conservarla e valorizzarla. Puoi scorrere e scorrere e scorrere i contenuti di una bacheca, ma il contenitore è fatto sostanzialmente per il qui e ora. Premia e valorizza in modo eccellente la socialità d’istinto, scoraggia la conoscenza profonda. Se vuoi ritrovare un contenuto di qualche settimana o mese prima non hai che da scorrere per ore, nessuna scorciatoia ti assiste. Lo stesso motore di ricerca interno è più focalizzato sul reperimento di persone, piuttosto che di contenuti, e ha ampie zone di ombra che non sembrano nemmeno indicizzate). Questo è interessante, perché al contrario delle forme di socialità digitale preesistenti (nei blog, ma anche in molti social network ancora popolari) sulla memoria si fondano, per esempio, l’identità e la reputazione. Facebook favorisce come nessuna comunità web in precedenza l’uso del nome e cognome, ma non la costruzione di una storia pubblica e condivisa dei suoi utenti. Categorie: Blog
Anteprima Punto InformaticoContrappunti su Punto Informatico di domani. *** Che cosa c’è che non va nella proposta di accordo fra Google e Verizon che ha riempito le cronache nel corso dell’ultima settimana? Ecco, quello che non va, dal mio punto di vista, al di là delle tante questioni tecnologiche che sottende, è che Google prova a prenderci in giro. I sette punti elencati nella proposta, nata da mesi e mesi di incontri fra il gigante del search e quello della telefonia mobile, sono in buona parte cibo per gli stupidi, artifizi verbali, perifrasi buone per convincere i propri interlocutori. Fin dal titolo del documento” Una proposta congiunta per una rete aperta”. Si tratta di una forma di comunicazione che l’industria telefonica conosce perfettamente: pensandoci un attimo è la modalità standard di comunicazione fra le telco e la propria clientela sui mercati di tutto il pianeta ed è anche una abitudine di molta della comunicazione pubblicitaria ed aziendale in senso lato. Un mix, perfettamente calibrato da mano esperta, fra deviazioni dell’oggetto d’amore (come direbbe uno psichiatra), sottolineature dell’inutile, mimetismi dietro il particolare. Un esempio per tutti dentro il documento che Google e Verizon hanno presentato i giorni scorsi: il mercato si sposta velocemente verso il mobile, i dialoghi fra Google e Verizon riguardano da mesi il mercato pubblicitario e dei contenuti su piattaforma mobile e qual è il primo punto del documento prodotto dopo mille sforzi? Il primo punto è che la rete fissa debba rimanere neutrale. Wow! Un po’ come se si dovesse decidere se vietare o meno la caccia alle tortore e il primo punto dell’accordo fosse che no - su questo saremo irremovibili - ai bufali non si spara. Bella scoperta. La prima nostra grande delusione verso Google è in fondo questo giocare con gli aggettivi, saltellando allegramente fra rete “neutrale” e “aperta”, accettando definitivamente (e in questo credo che Eric Schmidt, un CEO molto molto lontano da qualsiasi idea di etica hacker, abbia contato molto) di essere come tutti gli altri, cattivi esattamente come gli altri, anche nella relazione con i propri utenti. Di considerare come tollerabile una comunicazione doppia, allusiva, fuorviante e in ultima analisi offensiva: che è poi la regola aurea, da anni, della comunicazione fra grandi aziende e propri bizzosi adepti. Da molti punti di vista si tratta di una tempesta in un bicchier d’acqua (anche se le precipitose ulteriori e sprezzanti precisazioni di Google dopo le polemiche scatenate dall’annuncio sembrerebbero raccontare il contrario) visto che quel documento altro non è che una proposta, nei confronti della quale il regolatore USA – il cui intervento tutti oggi richiedono a gran voce - ha titolo e polso per replicare autonomamente. Ma dentro il bicchier d’acqua si agita comunque un tema, quello della estensione in mobilità delle norme non scritte che hanno fatto grande Internet, che è tutto tranne che scontato. E la doppiezza di Google e Verizon si estende un po’ anche a questo, con la leggerezza e la noncuranza che i due giganti riservano a noi loro utenti stupidi. Lo scenario attuale prevede una rete fissa neutrale (o presunta tale) e le reti degli operatori mobili (dove sempre più spesso i dati sostituiscono il traffico voce) che sono non neutrali per definizione. I maligni sostengono che questa non neutralità ha prodotto risultati modestissimi che sono sotto gli occhi di tutti, gli ottimisti raccontano che, da qualche tempo in qua, la tecnologia dei terminali consente meraviglie sul traffico dati mobile capaci di rendere ricche le telco al di fuori del loro ruolo di meri trasportatori. La realtà forse se ne sta nel mezzo: il traffico dati è cresciuto nel mobile quando sul mobile ha cominciato a passare la stessa Internet delle linee fisse. Tutto questo ha generato una biasimevole tempesta di cervelli: in molte teste troppe lampadine si sono accese, perfino in un paese come gli USA, dove le reti mobili sono, con il loro scarso sviluppo e la mancanza di standard, la prova provata di tutto quello che quegli stessi cervelli avrebbero potuto fare e non hanno fatto. Certo, costi e tecnologie sono differenti e nessuno si aspetta che Verizon o AT&T, Telecomitalia o Vodafone siano benefattori dell’umanità impegnati a garantirci accesso mobile agli stessi costi delle DSL casalinghe, tanto meno in nome della tutela della economia di scala a libero accesso scatenata dalla net neutrality. Nessuno se lo aspetta e le telco non ne hanno del resto nessuna intenzione. Solo che invece di limitarsi alla loro funzione di ISP mobili (con tutto ciò che ne consegue) cercano di estendere ad una fetta sempre più ampia dell’accesso a Internet, i privilegi tipici delle proprie reti proprietarie. Fossi in Verizon farei lo stesso (non funzionerà, ma pazienza, lo scopriranno magari a suo tempo pagando l’eventuale errore in moneta sonante), fossi in Google invece, un po’ mi vergognerei. E a proposito di ottime ragioni per vergognarsi qualcuno ha ritrovato in rete questa pubblicità di Google di quattro anni fa nella quale esaltava la neutralità mettendo in guardia dalle telco cattive. Racconto profetico di un salto mortale inatteso. Più dei mille rappezzi degli azzeccagarbugli di Google (che ricordano molto la tattica ondivaga adottata dall’azienda in Cina, sempre in bilico fra il vorrei ed il non posso) conta il fatto che Vint Cerf, uno dei padri di Internet, vice presidente di Google (una carica quasi onorifica, una specie di senatore a vita pieno di medaglie di cartone) abbia saputo dell’accordo a cose fatte per poi commentarlo con un aziendalissimo “forse non è male come sembra”. Più della nostra delusione e dell’amplissimo biasimo da parte di personalità importanti come Lawrence Lessig, conta questo senso di déjà vu che ci assale. Abbiamo già visto simili salvatori della patria in passato. Non ci piacevano allora e non ci piacciono oggi, anche se siamo stupidi, malfidati, sognatori e certamente lontani dalla comprensione delle complessità che riguarda il futuro delle reti. Non ci piacciono e basta, anche se si chiamano, o forse sarebbe meglio dire, “si chiamavano”, Google. Categorie: Blog
Di quale conflitto di interessi dici?Da una parte la grande flotta parainformativa di Berlusconi (da Chi a Libero da Il Giornale a tutte le sue 5 TV), un abisso da dittatura sudamericana, aiutata magari dai bisbigli dei servizi segreti, dal’altro il povero sitarello web quasi amatoriale della fondazione Fare Futuro. Prove di una inevitabile capitolazione mediatica, rallentata solo dalla resistenza della editoria antibelusconiana. Categorie: Blog
Colpa dei comunistiEdoardo Segantini sul Corriere ci spiega il futuro delle reti. Ora è tutto più chiaro: Questa, almeno, è la visione degli estremisti del gratis, catastrofista come un kolossal hollywoodiano. La realtà è meno spettacolare e più prosaica. Negli ultimi due anni il traffico dati su rete mobile si è fatto sempre più pesante. Servono forti investimenti e le telecom non vogliono essere le uniche a pagare il conto. Ecco perché probabilmente Internet su rete fissa resterà «neutrale» mentre nella telefonia mobile e nelle reti a banda ultralarga si arriverà a concordare variazioni di «pedaggio» tra fornitori di contenuti e gestori delle reti. Parliamo di un’evoluzione inevitabile, ma, come molte cose inevitabili, impopolare Categorie: Blog
Nostalgia canagliaPoco fa ero in giro in bici con Francesca in una Forlì assolata e vuota di gente. Ho visto in lontananza una strana costruzione ottagonale, mi sono avvicinato incuriosito e in cambio di due euro e 20 ho comprato due quotidiani di carta. Non succedeva da un po’. Categorie: Blog
EstiquaatsiIl Corriere dà una mano ai fiancheggiatori del Premier impegnati a raccontarci la marca della canottiera della fidanzata del fratello della moglie dell’odiato Presidente della Camera. MILANO — Giancarlo Tulliani, dopo essere sfuggito alla ressa di fotografi e giornalisti che assediano da giorni la casa dove abita a Montecarlo in boulevard Princesse Charlotte, è stato fotografato mentre in compagnia della fidanzata pulisce in un autolavaggio del Principato una Ferrari 458 Italia. Di colore blu notte, si tratta di uno dei primi esemplari consegnati del modello presentato un anno fa dal costruttore di Maranello. Per le sue particolari prestazioni è considerata quasi un’auto da corsa (perché è in grado di raggiungere 325 km orari) e costa 197 mila euro. A pubblicare queste immagini è il settimanale Chi, che commenta anche l’abbigliamento del fratello della compagna di Gianfranco Fini, Elisabetta, e della sua fidanzata. Giancarlo Tulliani, infatti, 33 anni, «cognato» del presidente della Camera, nel servizio fotografico indossa una polo blu griffata Ralph Lauren, ma in versione extralarge. Si tratta di un’edizione speciale disegnata per la Nazionale australiana di calcio ai Mondiali 2010. I jeans sono di Dolce & Gabbana, come si evince dalla placca in metallo dorato in cornice di pelle che è cucita sulla tasca posteriore del pantalone. Le scarpe, invece, sono le classiche Hogan, con le H in evidenza, ma nel colore più classico: il blu. La fidanzata, che nel servizio pubblicato da Chi aspetta pazientemente che Tulliani finisca di pulire la Ferrari, è anche lei griffata, visto che indossa una canotta Miu Miu e le zeppe di Prada. Categorie: Blog
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Un Chiamparino con la sodaOggi Pippo Civati sul suo blog sul Post prova a proporre un piano per il PD in vista delle prossime ormai certe elezioni. Tutte cose vere e condivisibili, anche se io, a leggere solo i nomi dei tre candidati alle prossime primarie del partito (quelli che secondo Civati ora dovrebbero incontrarsi e parlarsi invece che starsene in vacanza) vengo colto dal solito scoramento assoluto e senza ritorno. Categorie: Blog
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