Manteblog di Massimo Mantellini

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il weblog di Massimo Mantellini
Updated: 51 min 34 sec ago

Si Stampi

Mar, 2010-07-13 06:19




La versione per iPad de La Stampa è uno dei primi tentativo nostrani di costruire una applicazione che non sia un semplice browser di un PDF. Qui la presentazione di Mario Calabresi.

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Sindacation

Mar, 2010-07-13 05:48




Sabato prossimo a Bologna c’è la prima conferenza dei sindaci di FourSquare.

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3.32 io non ridevo

Lun, 2010-07-12 20:00

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Anteprima Punto Informatico

Dom, 2010-07-11 14:05

Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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Come alcuni di voi sapranno io ho un vecchio blog personale nel quale da molti anni appunto un po’ di tutto, dalle foto della pagella di mia figlia vomitata dal gatto a pensieri sparsi su questioni che mi interessano o mi fanno arrabbiare. Così venerdì scorso sono stato molto indeciso se chiuderlo nelle 24 ore di sciopero dei giornalisti contro la cosiddetta legge Bavaglio o se continuare ad aggiornarlo regolarmente.

Sembra una questione di scarsa importanza (per voi lettori, dico) ed effettivamente lo è, ma mi è utile per proporvi un tema che sta assumendo da qualche tempo a questa parte sempre maggior centralità.

Non ci sono dubbi che il mio blog, come la stragrande maggioranza dei blog non assomiglia in nessuna maniera ad un giornale. Nemmeno il fatto che io scriva da anni sulla carta stampata e sul web trasforma ogni mia parola in argomento dotato di una qualche dignità informativa. Inoltre non sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non ho mai avuto la minima intenzione di farlo. Tutto questo fa di me un normalissimo cittadino che scrive delle cose che lo interessano in assoluta libertà su Internet. In Italia fra blog e social network siamo forse una decina di milioni.

E allora perché mai chiudere il proprio piccolo blog, come hanno fatto in molti venerdì scorso, al traino di una ampia protesta che ha, almeno apparentemente, i toni della rivendicazione professionale? Intanto perché - lo diciamo sempre - abitiamo un mondo sempre più collegato. L’interesse dei cittadini ad essere informati, che il decreto sulle intercettazioni si propone di limitare in nome di una maggior privacy, genera conseguenze negative sulla intera comunità e per tale ragione, secondo me, andrebbe osteggiato da tutti. Esattamente come tutti dovrebbero difendere la privacy che, curiosamente, viene oggi tenuta in grande conto quando si parla di intercettazioni dal medesimo governo che in questi anni ha smantellato come ha potuto ogni protezione per i suoi cittadini da altre fome di violazione della privacy come ad esempio le invasioni pubblicitarie del telemarketing. E’ curioso se ci pensate: limitiamo le intercettazioni dei magistrati che indagano sui reati, limitiamo il diritto di cronaca dei giornalisti in nome della privacy degli stessi cittadini i quali però possono essere disturbati a qualsiasi ora per via telefonica da piazzisti di beni e servizi.

Abitare un mondo collegato significa però anche altro. Per esempio comprendere che l’elaborazione della notizia è oggi una pratica che è emersa dagli ambiti specialistici e professionali ed interessa attivamente l’intera comunità delle persone. Il processo di generazione dell’opinione è ormai un evento fortemente pubblico che travalica sia gli strumenti di diffusione delle informazioni (tipicamente la stampa, i telegiornali, le radio ed i siti web editoriali) che il successivo commento editoriale da parte degli addetti ai lavori. Oggi le possibilità che l’opinione di questi milioni di cittadini collegati si generi a margine di un editoriale di Eugenio Scalfari o di Vittorio Feltri sono molto minori rispetto alle centinaia di diversi stimoli che li raggiungono dalla rete ogni minuto. Le opinioni seguono la dinamica del passaparola, sono spesso correlate da arricchimenti mediatici (video su Youtube, piccoli spezzoni di TG o interviste), sovente rimandano ad una memoria digitale di eventi remoti ma rapidamente rintracciabili: in altre parole più che ritmate dai tempi dei TG, sono continuamente rappresentate nell’incessante aggiornamento del newsfeed su Facebook o dal continuo mutare delle homepage dei siti web informativi. In un continuo rimando fra fonti commenti e spunti di discussione che hanno rivoluzionato completamente l’ecosistema informativo.

Se questo è il contesto è evidente come le aspirazioni censorie del decreto del Governo sulle intercettazioni siano non solo discutibili nella sostanza ma anche del tutto antistoriche e, vorrei dire, perfino inutili, a causa delle mille possibilità di aggiramento offerte dalla tecnologia. Pubblicare le indiscrezioni sull’ex Ministro Scajola sulle pagine di un anonimo sito web straniero (e come tale al di fuori della giurisdizione del decreto) avrà alla fine effetti simili a quelli della pubblicazione sul Corriere della Sera o su Repubblica.
Ma se è così perché mai allora chiudere il proprio blog personale per 24 ore? Per umana solidarietà con il prezioso lavoro dei giornalisti certo, ma anche per riconoscere il diritto di cittadinanza di ciascuno di noi dentro il processo informativo che ormai ci coinvolge tutti, dai giornalisti ai lettori.

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Out of the blue

Dom, 2010-07-11 10:07




Il sito web di Claudio Scajola dimessosi da Ministro per le note vicende mnesiche in data 4 maggio 2010 è stato aggiornato l’ultima volta il 5 maggio 2010.

p.s. nei “numerosissimi messaggi di solidarietà giunti” non c’e’ nemmeno un cognome.

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L’ipertrofia del margine

Dom, 2010-07-11 07:26

Mafe scrive una autorecensione del suo nuovo libro nella sua rubrica su Punto Informatico ed i commentatori di PI gridano allo scandalo. Mi chiedevo se esista un calvinismo digitale d’accatto per cui tutti noi ci offendiamo spesso e ben oltre il necessario per piccoli eventi che avremmo altrove considerato senza importanza o se davvero Internet sia il luogo della nuova inflessibile morale che tutti finalmente educa. Sempre a questo riguardo in questi giorni ci sono state inutili furibonde discussioni a margine di VS5. I temi sono i soliti: la grande telco che tutti corrompe, l’elenco impietoso degli “acquistati” da aggiungere al proprio libro nero, gli inni ad una necessaria verginità e scemenze simili. Quasi nessuno dei grandi critici a priori del libro di Mafe ha letto il libro o critica il libro, quasi nessuno dei tanti che ironizzano o si scagliano contro Venice Sessions (che e’ oggi, senza scherzi, il laboratorio culturale piu’ interessante di tutta le rete italiana) va oltre i lazzi sulle cene di gala o sulla presunta benevolenza di ritorno verso Telecom da parte degli invitati.

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Cameron Diaz?

Ven, 2010-07-09 23:01




I video su Youtube del 10 di Downing Street non sembrano appassionare molto i sudditi britannici. Cameron su skype con Zuckerberg ha fatto 500 visualizzazioni in un giorno.

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La grande X

Gio, 2010-07-08 20:32




P.G. B3rsany su Twitter.

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Flash forward

Mer, 2010-07-07 17:14

Ora è possibile installare Flash su iPad (a patto che sia un iPad jailbreccato). Andate avanti voi.

(via engadget)

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Titanic

Mer, 2010-07-07 17:07




(Isola Virtuale su FF)

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In diretta dagli anni 90

Mar, 2010-07-06 17:24




Dopo qualche giorno di stordimento (non credevo ai miei occhi) segnalo l’iniziativa di corriere.it “Scatto al gatto”, un simpatico ed innovativo servizio che consente ai lettori di inviare le foto degli amati felini che il quotidiano diffonderà al mondo pubblicandole sulle sue pagine.

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Nei toni del grigio

Mar, 2010-07-06 16:35




E’ uscito il nuovo Kindle DX. Abbandonato il bianco ora è grafite. Abbandonato il suo prezzo improbabile ora ha un prezzo ugualmente improbabile ma di 110 dollari in meno. Dovrebbero essere riusciti ad aumentare il contrasto. Ho come la sensazione che non sarà sufficiente.

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Checchè se ne dichi

Lun, 2010-07-05 22:16

Il Cav. ha proposto a Casini di entrare nel governo con un ministero (quello dello Sviluppo economico). Il capo dell’Udc ha rifiutato, ma ha buttato lì una controproposta: “a ottobre, se vuoi, saliamo insieme al Quirinale con Bossi, apriamo una crisi ed entro nel governo”. In cambio di tre ministeri e di Francesco D’Onofrio (non Michele Vietti, così pare) alla vicepresidenza del Csm.



(salvatore merlo via witt)

p.s. Francesco D’Onofrio è quel signore che quando era Ministro dell’Istruzione faceva tutti i giorni a pugni con i congiuntivi.

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Non c’è più religione

Lun, 2010-07-05 20:03




Pure l’Economist ritocca.

(New York Times via Il Post)

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Piccole diffamazioni senza importanza

Lun, 2010-07-05 17:25

Su segnalazione di Alessandro Gilioli ho letto (velocemente) i tre articoli che hanno procurato al giornale online Legno Storto altrettante querele da parte di personaggi noti del mondo politico e giudiziario (Piercamillo Davigo, Luigi Palamara e Salvatore Carai). In particolare Davigo ha chiesto 100.000 euro di risarcimento per questo articolo. Mi hanno abbastanza sorpreso i commenti da Gilioli: mi sarei aspettato il solito luogo comune sulla giustizia che farà il suo corso e sul diritto di ciascun cittadino di interpellare la magistratura nel momento in cui si senta diffamato. Invece i commentatori di Piovono Rane si dimostrano meno garantisti del garante e invocano una rapida punizione per il Legno Storto (che per quel poco che ho letto mi pare una testata adeguata alla signorilità del nome che si è scelta). Ma non è ovviamente questo il punto: il punto è che tutti noi dovremmo accettare l’idea che con la democratizzazione delle opinioni che Internet consente ogni giorno di più, siano da rivedere le soglie del diritto di critica. Questo per molte ragioni: le principale sono secondo me due:

1) Abituarsi alle critiche, anche a quelle feroci, è un prezzo che va pagato alla circolazione delle opinioni. Se queste aumentano, se il loro aumento è un valore complessivo per tutti noi, allora è necessario comprendere che quel prezzo è equo ed utile e che chiunque si chiami fuori da questo circolo virtuoso (con i limiti ovvi dei casi di chiara diffamazione) di fatto si oppone all’aumento della democrazia complessiva della nuova società collegata.

2) Dobbiamo rivisitare l’idea di quale sia il luogo della critica. Nei casi di diffamazione a mezzo stampa siamo stati per decenni di fronte ad un sistema di scala dove la piccola diffamazione era acuita dal grande megafono. Perchè tipicamente politici, magistrati, imprenditori, star dello spettacolo e celebrità varie si trovavano citati dentro un apparato comunicativo numericamente piccolo ma molto potente. Oggi la scala si è invertita e nella grande maggioranza dei casi siamo di fronte a molti potenziali diffamatori di bassa portata (con tutto il rispetto per i numeri del LegnoStorto che non conosco). Cosi’ quello che spesso si verifica è una sorta di fenomeno paradosso dove la querela del Davigo di turno prende spessore ed audience solo dopo il suo annuncio, con tutte le complicazioni che questo comporta in termini di responsabilità finale.

Credo abbia ragione in ultima analisi Alessandro. Ho letto i tre fastidiosi articoli di Legno Storto (loro li definiscono “duri”) che hanno generato le querele di Davigo, Palamara e Carai e certo non mi illudo che nessuno di costoro (che sono persone pubbliche per le quali la scala comunicativa dovrebbe avere un valore diverso da quella della signora Pina, 2° piano interno 4) decida di darmi retta. Quello che so è che se fossero persone che apprezzano (come me) la libertà di opinione che Internet ha così improvvisamente elevato quelle querele dovrebbero rimetterle.

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Il Ministro dei Temporali

Lun, 2010-07-05 06:30

Certo che Berlusconi con la scelta dei suoi Ministri e’ parecchio sfortunato.

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Vendo libri sottolineati

Lun, 2010-07-05 06:19

Alessandra Farabegoli sulla nuova funzione di sharing degli highlights su Kindle.

Ma non è finita: mentre si legge un libro, capita ora di vedere – segnate da una tenue sottolineatura – le frasi che sono state evidenziate da altri lettori, accompagnate da una piccola nota tipo “42 people highlighted this”. Un po’ come quando, prendendo in prestito un libro dalla biblioteca, trovavamo sottolineati i passi che altri lettori prima di noi avevano ritenuto importanti.
Confesso che ne sono rimasta un po’ turbata. Questa novità mi mette prepotentemente di fronte al fatto che i libri sul Kindle io in realtà non li possiedo, ma li ho solo “in uso”, proprio come accadeva in biblioteca; è Amazon che me li dà in lettura, non gratuitamente ma a un prezzo che di fatto va a pagare una praticità d’uso che io considero conveniente.

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Hackerato iTunes

Dom, 2010-07-04 19:23




Sta succedendo un bel po’ di casino per via dell’hacking di account iTunes che consentirebbero di acquistare applicazioni ed altro con credenziali altrui.

p.s. intanto cambiate password.

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Anteprima Punto Informatico

Dom, 2010-07-04 09:42

Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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La marcia degli editori verso il modello a pagamento procede lentamente. Dopo un anno di proclami e pubbliche lamentazioni nessuno sembra davvero ansioso di imporre ai lettori i propri contenuti solo su abbonamento. Ci ha provato in questi giorni il Times di Londra, di proprietà della News. Corp. Di Rupert Murdoch, uno dei più accesi sostenitori della necessità di far pagare le notizie in rete, con una proposta commerciale originale: 1 euro e 50 per un pass di 24 ore o, in alternativa, un abbonamento settimanale di 3 euro (dopo 30 gg. di prova gratuita a 1 euro e 50).

In Italia IlSole24ore sta sperimentando da qualche tempo un modello ibrido (simile a quello annunciato dal New York Times) che prevede la consultazione su base mensile di un certo numero di articoli del proprio sito web (nel caso del Sole si tratta di 20 articoli). Superata la soglia dei venti articoli l’editore propone la sottoscrizione di un abbonamento mensile con prezzi a partire da 9 euro/mese. Per ora il walled garden non sembra troppo protetto visto che, come scrivono in molti in rete, è sufficiente cancellare i cookies per azzerare il numero di articoli già consultati. Altre offerte che destano non poche perplessità, sempre riferite al mercato italiano, sono quelle della versione digitale dei quotidiani che è possibile acquistare in un formato PDF consultabile dentro la finestra del browser. La propongono da qualche tempo sia Repubblica che il Corriere che lo stesso Sole24ore a prezzi variabili dai 15 euro mensili di Repubblica ai 34 euro del Sole24ore.

Nel caos delle mille differenti offerte commerciali che riguardano sostanzialmente lo stesso prodotto, offerto a condizioni molto differenti su differenti piattaforme, varrà la pena ricordare che sia Repubblica che Corriere offrono per ora gratuitamente su iPad lo stesso prodotto che vendono a prezzi non esattamente concorrenziali in formato PDF.

Se ci si sposta poi ad osservare ciò che accade nel mercato mobile la confusione se possibile aumenta ancora e coinvolge non solo gli editori e le loro mille incertezze ma anche gli operatori telefonici. Ormai da molti mesi l’accesso ai contenuti del sito mobile di corriere.it e gazzetta.it è a pagamento per chi accede con una Sim di un qualsiasi operatore mentre Repubblica.it è a pagamento solo per chi utilizza le Sim di Tre, mentre resta di libero accesso con gli altri operatori telefonici. Quale sia poi il valore aggiunto che ci consigli di pagare per accedere sul piccolo schermo di un telefono cellulare agli stessi contenuti che sono offerti gratuitamente da un qualsiasi altro accesso a Internet davvero è difficile da capire.

La verità è che gli editori si rivolgono ai propri clienti parlando lingue diverse a seconda che i loro spettabili interlocutori si trovino nel salotto, in cucina o nel bagno di casa proprio e questa o è una miopia formidabile o va archiviata nella ormai corposa cartelletta denominata “furbetti del quartierino”. Se il principio secondo il quale ognuno ha diritto di disporre commercialmente di ciò che produce nelle maniere che meglio ritiene è vero, è contemporaneamente difficile da accettare che lo stesso bene abbia così ampi margini di remunerazione dentro un sistema (la rete Internet) che è ormai sostanzialmente omogeneo. Nessuno paga volentieri tre volte per lo stesso bene, nessun editore può essere così ingenuo da credere che i propri utenti su iPhone o sul web, su Kindle o su carta siano persone completamente differenti.

Già i modelli di business basati sul fee sono molto difficili da accettare dopo un decennio di accesso gratuito alle notizie, se a questo si aggiunge la scarsa capacità di organizzare una sola offerta credibile per i propri clienti nel momento in cui si decide di cambiare strategia, allora davvero le possibilità di successo si riducono al lumicino.

SkyTg24 ha rilasciato in questi giorni una splendida app per iPad che consente di seguire live l’ottimo canale satellitare all news). I prezzi del servizio sono invitanti (1,59 euro al mese, 5,99 euro per 6 mesi e 9,99 euro per un anno) e seguono un periodo di prova gratuita di 30 gg. Ma nonostante tutto questo indubbio buonsenso tariffario mi chiedo: perché dovrei pagare per un servizio che già pago con l’abbonamento mensile a Sky? Forse perché l’accesso in mobilità è un valore che merita di essere retribuito a parte? Non mi pare. Logica vorrebbe che l’app per iPad di Skytg24 fosse a pagamento per tutti (ai prezzi ragionevoli citati prima) ma fosse compresa nell’abbonamento mensile dei tanti clienti Sky che decidono di dotarsi di iPad.

Funziona così: la polverizzazione dei device elettronici crea opportunità e valore per gli editori ma non li autorizza a pensare che lo sviluppo tecnologico crei magicamente 5 clienti dove invece ce ne è uno solo. Non è difficile capirlo, così come non è difficile capire che la moltiplicazione dei device avvicina davvero migliaia di nuovi possibili clienti da conquistare con i propri contenuti e servizi, magari, continuando con l’esempio di Sky, seguendo un percorso inverso che va da iPad alla Tv casalinga. Un percorso che è una nuova opportunità che fino a ieri non esisteva. Scegliere di ignorare questa sostanziale unità di tempo (oggi) e di luogo (la rete Internet) significa intestare una nuova cartellina nel grande archivio delle imprese editoriali dal titolo “Le rose che non colsi”.

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Degli ultimi suoi giorni tristi

Ven, 2010-07-02 12:54




La bannerizzazione di Venezia non conosce soste ne’ decenza.

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